07 Jun, 2026 - 11:00

Amministrative 2026, urne aperte per i ballottaggi: dove eravamo rimasti e le sfide che decidono la partita 

Amministrative 2026, urne aperte per i ballottaggi: dove eravamo rimasti e le sfide che decidono la partita 

Al via oggi e domani, domenica 7 e lunedì 8 giugno, il secondo turno delle Amministrative 2026. I ballottaggi interesseranno oltre un milione di elettori in 42 comuni di cui sei capoluoghi: Arezzo, Agrigento, Chieti, Macerata, Lecco e Trani ed è su questi ultimi che si concentrerà l'attenzione di partiti e coalizioni. 

Il primo turno (24 e 25 maggio) si era chiuso con un sostanziale pareggio: il centrosinistra ha vinto in sette capoluoghi, rafforzando la propria presenza nei territori, ma il centrodestra ha mantenuto la città di Venezia ed è riuscito a strappare Reggio Calabria al PD. 

Si vota dalle 7 alle 23 di oggi, domenica 7 giugno, e dalle 7 alle 15 di domani, lunedì 8 giugno. Si vota anche in Sardegna, dove si apre oggi il primo turno in 148 comuni.

Ecco, allora, dove eravamo rimasti due settimane fa e perchè le sfide dei ballottaggi potrebbero essere determinanti in chiave Politiche 2027.

Ballottaggi Amministrative 2026, le sfide nei sei capoluoghi: chi parte avanti dopo il primo turno 

In totale i comuni interessati dai ballottaggi sono 42, ma l'attenzione è puntata tutta sulle sfide a due nei sei capoluoghi di provincia, dove centrodestra e centrosinistra sono in una situazione di assoluta parità: tre candidati in vantaggio ciascuno. 

Il centrosinistra è in vantaggio ad Agrigento, Chieti e Trani. Nel comune siciliano il candidato del campo largo Michele Sodano (39,1%) proverà a strappare il comune al centrodestra rappresentato da Gerlando Alonge (34,8%). 

A Chieti, città a guida centrosinistra, Giovanni Legnini (47,2%) sfida il candidato del centrodestra Cristiano Sicari (27,5%).

A guida centrosinistra anche la città pugliese di Trani, dove il candidato del campo largo, Marco Galiano (40,7%) è avanti sullo sfidante della coalizione di maggioranza, Angelo Guarriello (30,9%).

La maggioranza di governo è invece avanti a Lecco, Arezzo e Macerata. 
Nella città lombarda, Filippo Boscagli (48,7%) proverà a strappare la vittoria a Mauro Gattinoni (42,5%) dopo 15 anni di governo di centrosinistra.

Particolarmente equilibrata la sfida di Arezzo, unica roccaforte azzurra in una regione quasi completamente rossa. Il centrodestra è in vantaggio con Marcello Comanducci (43,8%) sul candidato del centrosinistra, Vincenzo Ceccarelli.

Chiude la sestina, Macerata, dove il centrodestra cerca la riconferma con Sandro Parcaroli (49,9%). Lo sfidante del campo largo è Gianluca Tittarelli (42%).

Una sfida nella sfida, infine, è quella della partecipazione al voto: al primo turno l'affluenza nazionale si è fermata attorno al 60%, in calo di circa cinque punti rispetto alla precedente tornata amministrativa.

Nei ballottaggi tradizionalmente votano ancora meno cittadini, perciò la vera sfida per partiti e candidati sarà riportare alle urne gli elettori che due settimane fa si sono astenuti. 

Dove eravamo rimasti e perchè i ballottaggi possono pesare sulle Politiche 2027?

Con i ballottaggi si chiude quello che quasi certamente è l'ultimo test elettorale prima delle Politiche 2027 in programma – salvo colpi di scena – nell'autunno del 2027. 

Il primo round si è concluso con il risultato di sette capoluoghi al centrosinistra e tre al centrodestra. Le sconfitte a Venezia e Reggio Calabria hanno rallentato la dinamica positiva del centrosinistra che, tuttavia, conta ancora di ottenere un risultato politicamente significativo.

Al primo turno il centrosinistra si è confermato alla guida di Mantova, Prato, Salerno e Andria; ha strappato Pistoia e Enna al centrodestra e si è imposto ad Avellino, dove l'amministrazione uscente era civica di centrodestra.

La coalizione di governo, invece, si è confermata a Venezia e Crotone e ha strappato Reggio Calabria al Pd.

I ballottaggi rappresentano molto più di una semplice scelta dei sindaci. I risultati di oggi e domani offriranno indicazioni preziose sulla tenuta delle alleanze, sulla forza dei candidati civici e sulla capacità dei partiti di mobilitare gli elettori nei territori.

Per questo motivo il voto viene osservato come un test politico in vista delle future elezioni nazionali del 2027. 

 

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