L'assenza di Giorgia Meloni dalle clip proiettate durante le celebrazioni del 2 giugno al Quirinale ha acceso polemiche e retroscena. Come è possibile che la prima donna presidente del Consiglio della storia repubblicana non trovi spazio in una cerimonia che celebrava anche il percorso di emancipazione femminile in Italia?
La domanda ha iniziato a circolare immediatamente tra politici, osservatori e addetti ai lavori. E con il passare delle ore è emersa una spiegazione che, al netto delle inevitabili letture politiche, appare la più vicina alla realtà dei fatti.
Dietro l'organizzazione dell'evento c'era il comitato guidato da Giovanni Grasso, storico consigliere e portavoce del presidente Sergio Mattarella, affiancato dallo scrittore Maurizio De Giovanni.
A quanto siamo in grado di ricostruire, il criterio condiviso con la Rai sarebbe stato molto semplice: evitare di sovrapporre la cronaca alla Storia.
In altre parole, il racconto istituzionale della Repubblica si sarebbe fermato agli anni di Romano Prodi e Silvio Berlusconi, escludendo le figure politiche appartenenti alla stagione più recente.
Una linea considerata dagli organizzatori la più prudente e la più equilibrata possibile per una celebrazione istituzionale destinata a raccontare la memoria collettiva del Paese e non l'attualità politica.
La spiegazione, tuttavia, non è bastata a spegnere le polemiche.
Il motivo è evidente. Giorgia Meloni non è semplicemente l'attuale presidente del Consiglio. È la prima donna nella storia della Repubblica ad aver raggiunto Palazzo Chigi, un primato destinato a rimanere nei libri di storia indipendentemente dai giudizi politici sul suo operato.
Per questo la sua esclusione dalle immagini celebrative è stata interpretata da molti esponenti del centrodestra come una scelta quantomeno discutibile.
Il malumore nella maggioranza non è rimasto nascosto. C'è chi ha definito la cerimonia una sorta di "Concertone del Primo Maggio in versione Quirinale" e chi ha letto negli atteggiamenti della premier durante il monologo di Paola Cortellesi un evidente fastidio per quanto stava accadendo.
C'è però un elemento che rafforza la tesi ufficiale.
Dalle clip mancava anche Giuseppe Conte, protagonista di una delle fasi più drammatiche della storia recente italiana durante l'emergenza Covid.
Se l'obiettivo fosse stato quello di colpire esclusivamente Meloni, difficilmente sarebbe stata esclusa anche la figura dell'ex presidente del Consiglio sostenuto dal Movimento 5 Stelle.
Proprio questa circostanza sembra confermare che il criterio adottato fosse realmente quello della separazione tra storia consolidata e politica contemporanea.
Al di là delle polemiche, la vicenda racconta soprattutto il modo in cui il Quirinale interpreta il concetto di memoria istituzionale.
La vera notizia, infatti, non è l'assenza di Meloni.
La vera notizia è che il Colle considera ancora la stagione politica più recente come materia di cronaca e non come patrimonio storico ormai consolidato.
È una distinzione sottile ma fondamentale. Le istituzioni tendono a raccontare ciò che il tempo ha già sedimentato, evitando di trasformare immediatamente l'attualità in memoria ufficiale.
In questa prospettiva, l'esclusione di Meloni non sarebbe il risultato di una valutazione politica sulla sua figura, ma la conseguenza di una regola applicata a tutti gli avvenimenti troppo vicini nel tempo.
Alla fine la questione ruota attorno a una domanda molto semplice: quando un fatto smette di essere cronaca e diventa Storia?
La risposta implicita arrivata dal Quirinale sembra essere che serva distanza. Serva tempo. Serva una prospettiva capace di andare oltre le divisioni politiche del presente.
Per questo motivo il racconto istituzionale della Repubblica si è fermato a Prodi e Berlusconi.
Una scelta che può essere condivisa o contestata, ma che contiene un messaggio preciso: vincere le elezioni, governare il Paese o conquistare un primato storico non basta automaticamente per entrare nella memoria ufficiale delle istituzioni.
Per il Colle, almeno per ora, Giorgia Meloni appartiene ancora alla cronaca. La Storia verrà dopo.