05 Jun, 2026 - 16:40

Beatrice morta a Bordighera, cosa hanno raccontato le sorelle di 9 e 7 anni: "Per mesi lasciate sole a casa"

Beatrice morta a Bordighera, cosa hanno raccontato le sorelle di 9 e 7 anni: "Per mesi lasciate sole a casa"

Hanno solo 9 e 7 anni: eppure hanno già vissuto l'orrore della morte della loro sorellina di 2 anni, al centro di un'inchiesta che ipotizza continui maltrattamenti. Le due figlie maggiori di Emanuela Aiello, 43 anni, in carcere insieme al compagno Manuel Iannuzzi, di 42, si trovano ora in una struttura protetta.

Grazie alle loro testimonianze, raccolte in audizioni protette in presenza di una psicologa, è stato possibile risalire ai presunti responsabili della morte di Beatrice, portando alla luce le botte e le vessazioni a cui sarebbe stata sottoposta. Aiello le lasciava nella loro abitazione a Bordighera, in provincia di Imperia, per andare a casa di Iannuzzi a Perinaldo: occasioni in cui la bambina di 9 anni si occupava delle sorelle più piccole "come una mamma".

Beatrice morta a Bordighera, cosa hanno raccontato le sorelle di 9 e 7 anni

"La mamma ci lasciava spesso da sole. Per quattro mesi ci ha lasciato sole per andare a dormire da Manuel" avrebbero raccontato, come riferisce Il Corriere della Sera. In quelle occasioni, com'è emerso dagli accertamenti su chat, audio, video e foto estrapolati dai cellulari sequestrati, la figlia maggiore si occupava delle sorelle "preparando da mangiare" e "cambiando i panni" di Beatrice.

La piccola era "adultizzata" e con una "particolare maturità" come hanno sottolineato i servizi sociali che ora la seguono e la stessa pm Veronica Miglio. Raramente la bambina si rivolgeva alla madre per chiederle aiuto, tramite un cellulare che lei le lasciava. Quando questo capitava, secondo quanto emerso dagli atti, la Aiello l'avrebbe mortificata con insulti e bestemmie, spingendo la figlia "a scusarsi per il disturbo".

Stando alle ricostruzioni, Iannuzzi le rispondeva: "Vai a dormire, non rompere i c...". Ma anche: "La mamma sta guidando, è normale chiamare 30 volte?" La bimba fotografava il viso tumefatto di Beatrice per mostrare le immagini alla madre, cercando di chiedere aiuto a lei e ai nonni per le violenze di Iannuzzi: ma nessuno l'avrebbe ascoltata, riporta ancora Il Corriere.

Una petizione online per chiedere una giornata di lutto nazionale 

Una petizione, lanciata dalla giornalista Valeria Cecilia sulla piattaforma Change.org, per chiedere una giornata di lutto nazionale per la piccola bimba di due anni morta a Bordighera: una tragedia che è anche "un'amara sconfitta per tutti".

"Una giornata di lutto è indispensabile per chiedere scusa in modo unito, individuale e collettivo, a Beatrice, per porre la nostra attenzione e quella delle istituzioni sulle mancanze sistemiche e iniziare a lavorare affinché simili orrori non si ripetano mai più" si legge ancora sul sito.

Finora oltre 23mila persone hanno firmato questo appello.

La testimonianza di un amico della coppia

"Sono l'unico che ha visto la bambina viva" ha raccontato un amico della madre di Beatrice ieri, 4 giugno, alla trasmissione tv Dentro la notizia.

Vedendo i lividi sul corpo di Beatrice, ha offerto il suo aiuto. "Emanuela ha detto: 'Non chiamiamo l'ambulanza perché sennò i miei suoceri chissà cosa combinano'. Non c'era niente da fare, se la mamma aveva deciso di fare così io non mi sono opposto. La madre ha deciso che nonostante quello che avessi visto... Non era da chiamare i soccorsi", ha poi aggiunto.

Secondo la versione dell'uomo, Iannuzzi "si fidava di Emanuela e quindi quando gli ha portato lì le bambine abbiamo detto: 'Vabbè'". 

Poi "abbiamo continuato a cenare, mi è stato garantito che la bambina stava bene. Nessuno ha chiesto aiuto". Dopo la morte di Beatrice, l'amico ha risentito il 42enne: "Mi ha detto che era stato un incidente, una cosa di cui non potevamo farci carico" ha spiegato.

Manuel Iannuzzi non ha risposto alle domande del gip, mentre Aiello avrebbe scaricato le responsabilità sul compagno: sono entrambi indagati per maltrattamenti aggravati dalla morte e in carcere.

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