02 Jun, 2026 - 12:09

Come può un Senior Advisor comandare il Milan? Quando il consigliere diventa il capo

Come può un Senior Advisor comandare il Milan? Quando il consigliere diventa il capo

Negli ultimi anni il Milan ha vissuto una delle fasi più contraddittorie della propria storia recente. Da una parte lo Scudetto conquistato nel 2022 e il ritorno in Champions League; dall'altra una continua sensazione di instabilità che sembra accompagnare il club stagione dopo stagione. Allenatori contestati o sostituiti, dirigenti allontanati, progetti tecnici continuamente rivisti e risultati che, soprattutto in Europa, hanno spesso lasciato l'amaro in bocca ai tifosi.

In mezzo a tutto questo caos, una figura ha progressivamente assunto un peso sempre maggiore: Zlatan Ibrahimović.

Ufficialmente il suo ruolo è quello di Senior Advisor della proprietà RedBird e del senior management rossonero. Una definizione che, almeno teoricamente, dovrebbe identificare una figura consultiva. Eppure, osservando quanto accaduto negli ultimi anni, la percezione è ben diversa. Per molti tifosi e addetti ai lavori Ibrahimović appare sempre più come il vero uomo forte del Milan, il punto di riferimento attorno al quale ruotano le principali decisioni sportive e societarie.

E allora la domanda sorge spontanea: come può un Senior Advisor comandare il Milan?

Un ruolo che nessuno ha mai realmente chiarito

Il primo elemento che alimenta dubbi e discussioni riguarda proprio il ruolo di Ibrahimović.

Nelle grandi società calcistiche esistono gerarchie precise. Il presidente rappresenta il club. L'amministratore delegato guida la struttura aziendale. Il direttore sportivo costruisce la squadra. L'allenatore gestisce il gruppo e il campo.

Nel Milan degli ultimi anni, però, queste linee di confine sono apparse sempre meno definite.

Quando la squadra attraversa momenti delicati è spesso Ibrahimović a presentarsi davanti alle telecamere. Quando emergono questioni legate al mercato o alle strategie sportive il suo nome compare sistematicamente tra quelli coinvolti nelle decisioni. Quando bisogna trasmettere un messaggio all'ambiente è ancora lui a prendersi la scena.

Una centralità che va ben oltre quella normalmente attribuita a un semplice consigliere e che inevitabilmente ha contribuito a rafforzare l'idea che il suo peso reale all'interno del club sia molto superiore a quello indicato dall'organigramma.

Da Boban a Maldini: gli addii che hanno cambiato il Milan

Per comprendere il presente bisogna guardare al passato recente.

Negli anni della gestione RedBird il Milan ha perso figure storiche e profondamente identitarie come Zvonimir Boban e Paolo Maldini. Due uomini che rappresentavano il milanismo nella sua forma più autentica e che, per motivi differenti, hanno concluso la propria esperienza dirigenziale lontano da Milanello.

Particolarmente significativo fu il confronto televisivo tra Boban e Ibrahimović, nel quale l'ex dirigente croato manifestò pubblicamente perplessità sul ruolo dello svedese all'interno della società. Uno scambio che all'epoca fece discutere ma che, con il passare del tempo, è stato riletto da molti come il primo vero segnale di una questione destinata a diventare centrale.

Qual è realmente il potere di Ibrahimović?

Una domanda che continua a rimanere senza una risposta definitiva.

Le tensioni tecniche e una presenza sempre più ingombrante

Anche sul piano sportivo le discussioni non sono mancate.

Negli ultimi anni il Milan ha vissuto momenti di tensione che hanno coinvolto allenatori, giocatori e dirigenti. Ogni difficoltà attraversata dalla squadra ha finito inevitabilmente per riportare l'attenzione sulla figura di Ibrahimović e sul suo ruolo all'interno della catena decisionale.

Il motivo è semplice: nessun altro dirigente sembra avere la sua stessa esposizione mediatica.

Quando parla Zlatan, le sue parole vengono percepite come quelle di chi possiede un'autorità superiore. Non importa quale sia il suo incarico ufficiale. La sensazione diffusa è che la sua influenza vada ben oltre quella di un consulente esterno.

Ed è proprio qui che nasce il paradosso.

Perché in una società moderna non dovrebbe essere il carisma personale a determinare il peso di una figura, ma il ruolo che essa ricopre all'interno della struttura.

Un Milan senza punti di riferimento

Ciò che preoccupa maggiormente una parte della tifoseria non è tanto la presenza di Ibrahimović, quanto l'assenza di riferimenti alternativi.

Negli ultimi anni il Milan ha cambiato pelle più volte. Sono cambiati dirigenti, strategie e uomini di fiducia della proprietà. Alcuni protagonisti sono stati ridimensionati, altri hanno lasciato il club, altri ancora sono rimasti ai margini delle principali dinamiche decisionali.

In questo contesto Ibrahimović è diventato progressivamente il volto pubblico della società.

Una situazione che genera inevitabilmente interrogativi. Se il principale riferimento del club è un Senior Advisor, significa forse che la struttura dirigenziale non è sufficientemente forte? Oppure è stata la proprietà stessa a scegliere di concentrare nella figura di Zlatan una parte importante del proprio potere?

Sono domande legittime che accompagnano ormai da tempo il dibattito attorno al Milan.

Quando il consigliere diventa il capo

Probabilmente il vero nodo della questione non riguarda Ibrahimović in quanto tale.

Zlatan ha sempre costruito la propria carriera sulla leadership, sulla personalità e sulla capacità di imporsi in qualsiasi ambiente abbia frequentato. Sarebbe persino sorprendente il contrario.

Il problema riguarda invece il Milan.

Una grande società deve avere ruoli chiari, responsabilità precise e una catena decisionale comprensibile per tifosi, media e addetti ai lavori. Quando tutto questo viene meno, inevitabilmente si alimentano dubbi, interpretazioni e sospetti.

Oggi il Milan continua a trasmettere un'immagine di incertezza. E in questa incertezza emerge una sola figura che appare più forte di tutte le altre: Zlatan Ibrahimović.

Forse è soltanto una percezione. Forse è una conseguenza del suo enorme carisma. Oppure forse il suo peso è realmente superiore a quello che raccontano le definizioni ufficiali.

Ma proprio qui si trova il cuore della questione.

Se un numero sempre maggiore di tifosi è convinto che il vero uomo forte del Milan sia un Senior Advisor, allora il problema non è soltanto Ibrahimović. Il problema è che nessuno, ancora oggi, è riuscito a spiegare con chiarezza chi comanda davvero a Milanello.

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