Ci sono due fermati per la morte dei quattro migranti trovati carbonizzati all’interno di un minivan parcheggiato in un distributore di carburante lungo la Strada Statale 106 Jonica, nel territorio di Amendolara, in provincia di Cosenza. Secondo le prime ricostruzioni, si tratterebbe di due cittadini pakistani: l'accusa è di omicidio plurimo e pluriaggravato. I provvedimenti sono stati disposti dalla Procura di Castrovillari, che coordina le indagini, dopo l'analisi dei filmati delle telecamere dell'area, che hanno consentito di ricostruire l'accaduto.
La scoperta è avvenuta nel pomeriggio di lunedì primo giugno in un'area di servizio situata lungo la SS106 Jonica, tra Amendolara e Roseto Capo Spulico. Alcuni passanti avevano segnalato un incendio a un veicolo; quando i vigili del fuoco intervenuti sono riusciti a domare le fiamme, hanno trovato all'interno dell'abitacolo i corpi di quattro persone e allertato le forze dell'ordine.
Nel servizio realizzato da Francesca Achito per l'emittente locale Calabria News 24, la ricostruzione della scoperta dei corpi e delle prime indagini - 1 giugno 2026.
Lo stato del luogo ha fatto escludere fin da subito l'ipotesi di un incidente, anche se la pompa di benzina si trovava a meno di un metro e mezzo dal minivan ed era stata a sua volta raggiunta dal rogo. Fondamentale, per arrivare alla svolta, l'analisi delle telecamere di videosorveglianza dell'area. Escluso, per il momento, il ruolo della 'ndrangheta: secondo gli inquirenti, la dinamica non rientrerebbe nel modus operandi delle cosche.
I due sospettati sono pakistani, come uno dei migranti morti, braccianti agricoli tra la fascia ionica calabrese e lucana. I carabinieri li hanno rintracciati in serata a Villapiana e portati in Questura a Cosenza: dopo un lungo interrogatorio, è scattato il fermo con l'accusa di omicidio plurimo e pluriaggravato.
A renderlo noto è stato il procuratore di Castrovillari, Alessandro D'Alessio, che per domani, 3 giugno 2026, alle ore 16, ha convocato anche una conferenza stampa per fare il punto.
ha dichiarato ancora il procuratore, ringraziando per il supporto e "la perfetta sinergia informativa" sia la polizia di Stato che l'Arma dei carabinieri, che hanno preso parte alle attività investigative.
I due sospettati sarebbero stati ripresi dai filmati mentre bloccano con la forza le portiere del veicolo, impedendo ai passeggeri di uscire. Nelle immagini si vedrebbero poi gli stessi lanciare qualcosa dal portellone posteriore: con ogni probabilità, la sostanza infiammabile che ha innescato l'incendio.
All'arrivo dei soccorritori sul posto, gli uomini erano già fuggiti. Non si esclude che dietro il loro gesto possa nascondersi un regolamento di conti. Maturato, forse, nell'ambito dello stesso contesto lavorativo. "Uno scontro tra gruppi di immigrati", scrive Il Corriere della Sera. Di cui l'episodio di ieri sarebbe solo l'ultimo di "una lunga escalation di attentati incendiari".
Negli ultimi mesi, secondo quanto riportato dal quotidiano, si sarebbero verificati in zona "14 incendi dolosi" ai danni di auto e furgoncini riconducibili a pakistani. Fatti che rientrerebbero in scontri "per contendersi non solo i lavori nelle campagne, ma anche tutto ciò che ruota attorno alla permanenza" sul territorio italiano.
È spuntato, intanto, un sopravvissuto: un 35enne afghano che sarebbe stato insieme alle vittime, riuscito a fuggire rompendo un finestrino del veicolo, riportando solo ustioni alle braccia. L'uomo, intervistato dai giornalisti del TgR Calabria e del Tg1, ha riferito di minacce e sfruttamento. "I soldi non ce li davano, da mangiare sì, la casa sì ma i soldi no", ha dichiarato riferendosi a "una grande mafia del Pakistan". Secondo la sua versione, ancora tutta da verificare, lui e gli altri si erano ribellati. Da qui la "vendetta". Si attendono ulteriori sviluppi.