Quello tra gli italiani e l'energia nucleare è un rapporto difficile. Due referendum, il primo nel 1987, il secondo nel 2011, hanno sentenziato che non la vogliono.
Fatto sta che, 15 anni dopo l'ultima consultazione, il governo Meloni ci riprova.
La premier ha annunciato che entro l'estate sarà approvata la legge delega e saranno adottati i decreti attuativi per impostare il ritorno dell'energia nucleare in Italia.
Dall'ultima volta in cui gli italiani furono chiamati ad esprimere la loro opinione, del resto, la tecnologia di nuova generazione ha cambiato le carte in tavola: non si basa più su grandi centrali, ma sui cosiddetti SMR (Small Modular Reactors). E poi: si sono susseguite delle crisi energetiche che hanno causato un vero e proprio boom per le bollette di famiglie e imprese. Qualcosa, quindi, è cambiato.
E a testimoniarlo c'è anche un sondaggio di Only Numbers che ormai chiarisce che per gli italiani l'energia nucleare non costituisce più un tema ideologico, ma pragmatico.
Se non ora, allora, quando riprendere in mano il dossier?
Negli ultimi anni, l'Italia ha toccato con mano cosa voglia dire non essere autonomi dal punto di vista energetico: si finisce per essere in balia di un mercato sottoposto alle crisi internazionali, alle guerre di Putin e alle ritorsioni di Teheran, la questione dello Stretto di Hormuz docet.
Sembra essere arrivato, quindi, il momento di prendere il toro per le corna, di affrontare in maniera seria il tema del ritorno al nucleare.
Tra il 1963 e il 1990, nel nostro Paese sono state attive quattro centrali: a Latina, a Garigliano (in provincia di Caserta), a Trino (in provincia di Vercelli) e a Caorso (in provincia di Piacenza).
Fatto sta che prima l'incidente di Chernobyl del 1986 e poi quello alla centrale di Fukushima, alla vigilia dei due referendum sul tema, fecero sì che l'opzione di produrre energia con l'atomo in casa nostra fosse accantonata.
Ma tant'è: la tecnica evolve. Le conseguenze di affidarsi all'importazione dall'estero pesano sempre più nelle tasche degli italiani. E il "sentiment" cambia.
A confermarlo, oggi, mentre il governo Meloni è in procinto di rimettere mano al tema, è un sondaggio di Only Numbers illustrato da Alessandra Ghisleri sulla Stampa.
ha scritto l'analista.
Il dato più importante è questo: il 54,9% degli intervistati si dichiara favorevole all'utilizzo del nucleare di nuova generazione come fonte di approvvigionamento energetico "confidando soprattutto nella possibilità di ridurre il costo delle bollette":
questo è il punto, secondo Ghisleri.
Fatto sta che questa propensione positiva verso il ritorno del nucleare non è distribuita nello stesso modo tra gli elettorati dei vari partiti.
Il governo Meloni procede a favore del nucleare, ad esempio, perché sa che la stragrande maggioranza di chi vota centrodestra è a favore (il 78,5%, per il sondaggio Only Numbers).
Sul fronte opposto, invece, emergono divisioni profonde.
Si schiera per il ritorno del nucleare il 77,2% dell'elettorato di Italia Viva, il 55,5% di quello di Azione. Ma già tra chi vota Partito Democratico solo il 40% è favorevole.
Che lo zoccolo più conservatore si annidi anche per questo tema nella parte politica che paradossalmente si autodefinisce "progressista" lo si evince, infine, anche dai dati che emergono per l'elettorato del Movimento Cinque Stelle (solo il 39,2% è favorevole al nucleare) e di Alleanza Verdi e Sinistra (con il 58% contrario alle centrali, grandi o piccole che siano).