Chi avrebbe mai detto che il fumettista di Rebibbia, timido e restio ai riflettori, sarebbe diventato il vate di un’intera generazione? Zerocalcare ha colpito ancora: la nuova serie targata Netflix, “Due Spicci”, ha letteralmente conquistato il pubblico grazie alla sua capacità unica di raccontare senza filtri ansie, paure e disagi dei Millennials.
Certo, l’odore del successo era già nell’aria, visto l’enorme consenso che hanno avuto i suoi precedenti lavori (“Strappare lungo i bordi” e “Questo mondo non mi renderà cattivo”). Ma quest’ultima serie ha davvero fatto il botto: l’anteprima speciale al Circo Massimo di Roma ha raccolto oltre 10 mila fan che inneggiavano a Michele Rech come una vera rockstar.
Con “Due Spicci” si chiude un cerchio, in un certo senso: Zerocalcare ha raccontato quali sono le paure e le ansie con cui la sua generazione - e non solo - continua a fare i conti, partendo sempre dal suo vissuto personale, più o meno romanzato.
Il fil rouge della narrazione è tutto incentrato sulla paura di crescere, quando a un certo punto della vita ci si ritrova davanti alle “cose da grandi”: figli, matrimoni, problemi lavorativi, amicizie e rapporti umani che si trasformano nel tempo.
Zerocalcare è un po’ tutti noi e noi tutti siamo un po’ Zerocalcare. L’artista, con il suo inconfondibile stile ironico e schietto, parla dei suoi problemi, che poi in realtà sono quelli di tutti: a chi non è mai capitato di sentirsi un po’ indietro, perso in un abisso di dubbi e incertezze, rispetto ad amici o colleghi che mettono su famiglia, si realizzano professionalmente e sembrano avercela fatta? Ma, nel frattempo, nonostante tutto, si cresce lo stesso. E il vero trauma è scoprire che il tempo è passato, per tutti.
C’è una scena, nella terza puntata di “Due Spicci”, che riguarda Secco, uno dei personaggi più amati e controversi dell’universo di Zerocalcare, diventata il simbolo di questo stato d’animo: un sentire comune che ha scatenato una reazione a catena tra i fan, anche sui social.
Ed è qui che “Due Spicci” colpisce nel segno. Perché mostra - in modo nudo e crudo - il disagio di una generazione cresciuta con l’idea che l’età adulta sarebbe arrivata con più sicurezza economica e una maggiore stabilità emotiva. Solo che quel momento, per tanti, non è mai arrivato.

Tra fumetti e serie tv, da anni ormai Zerocalcare è diventato un punto di riferimento nel mondo della cultura in Italia, diventando il vate della sua generazione. Ne è passato di tempo da “La Profezia dell’Armadillo” e a oggi possiamo affermare che il fumettista di Rebibbia è considerato alla pari di una rockstar.
Con la sua ultima serie, “Due Spicci”, uscita su Netflix il 27 maggio 2026, ha dimostrato ancora una volta che è uno dei pochi artisti italiani contemporanei capaci di trasformare le proprie ansie, i disagi e le paure in un racconto corale.
Zerocalcare parla con un linguaggio universale, in cui la sua generazione, quella dei Millennial - ma non solo - si ritrova da cima a fondo. Vedere una serie animata di Zerocalcare è come guardarsi allo specchio: questa è la magia che lo contraddistingue dal resto del panorama artistico. La ricetta segreta del suo successo è proprio questa: nelle opere sembra che parli solo del suo vissuto personale, ma in realtà poi ci ritroviamo tutti - chi più, chi meno - nei suoi panni.
L’età adulta non arriva come un traguardo “lineare” nelle storie del fumettista. Non c’è il classico percorso in cui, prima o poi, con certezza si trova il proprio posto nel mondo; al contrario, la crescita viene presentata come un trauma, un caos, un insieme di eventi involontari che si sommano in una linea temporale.
La paura di crescere, la precarietà del lavoro, l’ansia e il disagio nel pensare al futuro, il senso di colpa e il fallimento personale sono il mix di emozioni che animano la serie, e arrivano tutte dritte agli spettatori, come un pugno nello stomaco.
La forza di “Due Spicci” sta proprio qui, nella capacità di raccontare personaggi apparentemente bloccati in un limbo: né ragazzi, né adulti, esseri umani fragili e irrisolti. Ma va oltre, perché tutti possono rivedersi in Zero, Secco, Sara e Cinghiale, trasformando una semplice storia in un manifesto generazionale.
Il matrimonio, i figli, la casa da comprare, il lavoro stabile: la verità è che quest’idea di “sistemarsi”, tramandata dai genitori o dai nonni, forse non ci appartiene più, o almeno non sembra essere un modello che calza a pennello a tutti. Ma bisogna trovare il coraggio di farci i conti e, dopo, trovare la chiave per riscrivere la propria storia. Forse l’importante è “solo essere felici” con quello che si vuole, come dice la mamma di Zero in una puntata di “Due Spicci”.

Per molto tempo i trentenni e i quarantenni italiani di oggi sono stati raccontati come una generazione pigra e svogliata, incapace di assumersi le proprie responsabilità. Questa definizione si è radicata nell’immaginario collettivo, al punto da diventare un tarlo anche per i diretti interessati.
È per questo motivo che al ventiquattresimo minuto della terza puntata di “Due Spicci”, gli spettatori all’anteprima della serie di Zerocalcare hanno avuto una reazione che ha fatto il giro del web. E ora arriva uno SPOILER, attenzione.
In molti sono rimasti increduli, quasi sotto shock nello scoprire che Secco è diventato papà. Nessuno se lo aspettava: c’è chi credeva che fosse sparito dalla storia per un problema di salute, o magari a causa di qualche guaio con la legge. E invece il personaggio che più di tutti nella serie rappresentava l’immobilità esistenziale e la paura di crescere, sospeso in un limbo di precarietà, alla fine ha avuto un figlio.
Inutile dire che la paternità dell’amico ha sconvolto Zerocalcare stesso, che più volte in “Due Spicci” ironizza sulla questione e si chiede come ciò sia stato possibile. Secco è sempre stato quello che resta fermo mentre tutto scorre.

Per Zero - e quindi per tutti gli spettatori - scoprire che l’amico è diventato padre significa accettare che il tempo passa per tutti, anche per chi ha sempre cercato di tenersi alla larga dalla vita adulta. Raccontando il caos emotivo della crescita, Zerocalcare non propone modelli aspirazionali inarrivabili, ma una riflessione sul fatto che viviamo in un’epoca in cui nessuno sembra più sapere cosa significhi davvero evolversi. E questo è il punto di forza che fa arrivare la sua serie dritta al cuore del pubblico.