29 May, 2026 - 11:16

Salute mentale? Sui social si è ancora pronti a giudicare: Il caso di Belén

In collaborazione con
Aurora Cicco
Salute mentale? Sui social si è ancora pronti a giudicare: Il caso di Belén

Negli ultimi anni il tema della salute mentale è diventato un argomento ricorrente. Ogni giorno sui social leggiamo post su ansia, depressione, attacchi di panico e sull’importanza di chiedere aiuto. Influencer, personaggi famosi e campagne di sensibilizzazione invitano di continuo le persone a parlare delle proprie fragilità senza vergogna.

Eppure basta osservare quello che è successo proprio in questi giorni attorno a Belén Rodríguez per capire che, probabilmente, come società non abbiamo imparato davvero ad accogliere il dolore psicologico degli altri: tra i concetti ed i comportamenti reali c’è ancora una grande differenza.

Dopo le notizie riguardanti il ricovero per una forte difficoltà personale vissuta dalla showgirl, i social si sono riempiti in poche ore di commenti ironici, battute cattive e giudizi immediati. Molti hanno trasformato una situazione delicata in gossip o intrattenimento, dimenticandosi completamente delle possibilità di ferire la persona interessata. 

Ed è proprio questo il punto più importante della vicenda: anni di campagne e progresso sulla salute mentale sembrano scomparire nel momento in cui qualcuno mostra una fragilità concreta, visibile o magari anche difficile da comprendere.

Fragilità accettata solo quando è perfetta

Al giorno d’oggi la vulnerabilità viene spesso raccontata online in modo quasi “aesthetic”. Ci piace guardare storie che parlano di rinascita, leggere frasi motivazionali o vedere persone che raccontano il proprio percorso. In quei casi la fragilità viene vista come qualcosa di autentico e persino positivo.

Quando però la sofferenza smette di essere presentabile e il dolore diventa confuso, disordinato o difficile da spiegare, molte persone cambiano completamente atteggiamento; al posto dell’empatia arrivano sarcasmo, fastidio e aggressività. Nel caso di Belén, tanti utenti hanno reagito con frasi pesanti e commenti offensivi. Alcuni hanno parlato di “sceneggiata”, altri hanno minimizzato la situazione o ridicolizzato il suo stato emotivo. E questo dimostra quanto lo stigma sulla salute mentale sia ancora molto presente.

L’idea che quando si ha successo non si possa stare male

Spesso esiste anche un altro pregiudizio: pensare che una persona famosa, bella o economicamente agiata non abbia il diritto di soffrire. Come se successo e soldi eliminassero automaticamente ansia, depressione o fragilità emotive. Sui social si leggono frasi come: “Con tutto quello che ha, di cosa si lamenta?”. È un ragionamento pericoloso, perché il disagio psicologico non dipende da soldi, notorietà o aspetto fisico. Nessuno sceglierebbe volontariamente di stare male.

Negli ultimi anni la stessa Belén aveva raccontato al pubblico di alcune sue difficoltà, parlando di attacchi di panico e momenti complicati. Ma anche davanti a confessioni così personali, molte persone continuano a reagire con superficialità.

I social come amplificatori 

I social ampliano tutto, quindi anche i giudizi. Dietro uno schermo diventa molto più semplice commentare senza pensare alle conseguenze. Così una situazione delicata può trasformarsi velocemente in un’ondata di meme, battute e insulti.

Forse il vero passo avanti non consiste soltanto nel condividere post sulla salute mentale, ma nel capire che dietro ogni notizia, video o personaggio famoso esiste sempre una persona reale e con sentimenti. Nessuno dovrebbe essere costretto a trasformare il proprio dolore in qualcosa di accettabile solo per evitare di essere attaccato online.

A cura di Aurora Cicco

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