La Procura di Pavia ha disposto una consulenza psichiatrica su Andrea Sempio, unico indagato della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. L'iniziativa rientra in un più ampio quadro di accertamenti tecnici voluti dagli inquirenti dopo il deposito, da parte della difesa, di una serie di consulenze e di una memoria con allegati contro l'impianto accusatorio. A renderlo noto, con un comunicato stampa, è lo stesso procuratore capo Fabio Napoleone.
La consulenza psichiatrica disposta dai pm è finalizzata ad accertare "l'eventuale sussistenza, in capo all'indagato, di condizioni patologiche idonee a incidere sulla capacità di intendere e di volere", in relazione ai fatti contestati e al momento della loro realizzazione, si legge nel comunicato della Procura.
Il medico incaricato, lo psichiatra Roberto Catanesi, dovrà inoltre valutare la "presenza di eventuali disturbi o alterazioni di significativa rilevanza, tali da incidere sul giudizio di imputabilità, nonché il grado di correlazione con i fatti contestati" e "l'eventuale configurabilità di una condizione di pericolosità sociale".
Si tratta di accertamenti tecnici che si inseriscono in un quadro più ampio. La Procura ha infatti disposto - affidandole ai propri consulenti tecnici già nominati - ulteriori,
Un passaggio che precede la probabile richiesta di rinvio a giudizio per l'indagato, a carico del quale i pm pavesi ritengono di aver raccolto "21 indizi di colpevolezza". L'accusa è di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti.
La ricostruzione la seguente: Andrea Sempio, amico di lunga data del fratello di Chiara Poggi, avrebbe ucciso la giovane dopo il rifiuto di un presunto approccio sessuale. Approccio tentato in seguito alla visione di uno dei filmini intimi girati dalla stessa con l'allora fidanzato Alberto Stasi.
Sempio si è sempre dichiarato estraneo ai fatti. E ha pubblicamente rigettato, dopo l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, il movente prospettato dalla Procura. Pochi giorni fa, i suoi difensori, gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, avevano depositato il risultato del loro lavoro, contestando gli elementi centrali dell'impianto accusatorio.
Soprattutto, la questione del Dna e le impronte, tra cui la famosa "33", repertata sul muro delle scale che conducono alla cantina di casa Poggi, dove il 13 agosto 2007 fu trovato il corpo della 26enne. Tra le consulenze di parte prodotte, anche quella personologica, basata su test e colloqui mirati a delineare un profilo psicologico dell'indagato, che però non è stata depositata.
La motivazione dei legali era stata, in sintesi: "La terremo per un'eventuale utilizzazione di quella prodotta dal Racis per la Procura", che però aveva fini investigativi e non processuali (come prevede la legge).
Ora la nuova richiesta dei pm. A cui l'avvocato Cataliotti, in un video inviato ai giornalisti, ha risposto in questi termini: