Kiev nell'Ue? La possibilità di un'accelerazione del percorso di adesione dell'Ucraina all'Unione Europea spacca la maggioranza di governo in Italia con la Lega che dissente rispetto alla posizione ufficiale di Palazzo Chigi.
Il conflitto russo-ucraino continua ad essere uno dei capitoli più spinosi per l'unità del centrodestra da sempre in disaccordo sull'appoggio al governo di Kiev.
La posizione del governo (sostenuta da Fratelli d'Italia, Forza Italia e Noi Moderati) è a favore dell'adesione dell'Ucraina all'Ue. La Lega, invece, considera tale eventualità un "danno di enormi proporzioni".
A riaprire lo scontro in maggioranza è stata la decisione della Commissione Europea di proporre al Consiglio UE l'apertura dei sei capitoli negoziali dell'iter per l'ingresso di Kiev in Europa.
La proposta dovrebbe essere fatta – secondo quanto riportato da Euractiv, citando un alto funzionario dell'esecutivo UE, in occasione del Consiglio del 16 giugno.
La notizia è stata diffusa ieri è ha subito generato reazioni contrastanti. La posizione del governo italiano è chiara ed è stata ribadita anche questa mattina dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, durante la riunioni informale dei ministri degli Esteri a Limassol: l'Italia è favorevole all'adesione dell'Ucraina all'Unione Europea.
Ma, ha chiarito il titolare della Farnesina, che in lista ci sono prima i Balcani che per l'Italia rappresentano la priorità.
ha detto Tajani che poi ha aggiunto che l'Ucraina deve comunque fare il suo percorso e che:
Il prossimo 16 giugno, insieme all'Ucraina dovrebbe essere proposta l'apertura del primo cluster anche per la Moldova.
ha spiegato il ministro degli Esteri italiano.
La notizia della proposta dell'apertura della procedura per l'adesione di Kiev all'UE è stata commentata anche dalla Lega, ma da un punto di vista diametralmente opposto a quello del ministro Tajani.
Il partito di Matteo Salvini ha scritto nero su bianco in una nota di essere “assolutamente contrario a ogni ipotesi di adesione dell'Ucraina all'Unione Europea”.
Nono solo, secondo la Lega non avrebbe i requisiti necessari “che altri Paesi hanno o stanno per ottenere dopo anni di lavoro”, ma addirittura secondo la Lega l'ingresso di Kiev nella UE rappresenterebbe “un danno economico e sociale di enormi proporzioni”.
Nonostante i tentativi di accelerazione, l'adesione di Kiev all'Unione non è sicuramente una questione imminente, poiché per completare tutto l'iter previsto dalla normativa comunitaria occorrono anni e l'Ucraina è solo nella fase iniziale.
Come ha evidenziato la Lega ci sono stati più avanti nell'iter rispetto a Kiev, come ad esempio l'Albania. L’Ucraina è candidata all’ingresso nella Unione Europea dal 2022 e ora si sta entrando nella fase tecnica dei negoziati.
La Commissione europea vuole aprire il primo gruppo di capitoli negoziali, cioè le sei aree di riforma (cluster) che Kiev deve adeguare alle regole UE.
Aprire i negoziati però non significa entrare nell’UE. Dopo bisogna chiudere tutti i capitoli, verificare le riforme, ottenere l’ok unanime finale e ratificare il trattato in tutti gli Stati membri. Di solito servono anni, spesso oltre un decennio.
La decisione, infine, spetta ai 27 Stati membri nel Consiglio dell'Unione Europea: serve l’unanimità e ogni Paese ha diritto di veto.
Non è un caso che il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, abbia parlato nei giorni di scorsi di una sorta di “associazione” per l’Ucraina nel tentativo di trovare una formula per un’alleanza più strutturata soprattutto sul piano militare.
Allora, perché tutto questa attenzione? Perché il messaggio è soprattutto politico ed è rivolto alla Russia.
L’UE vuole far capire che, nonostante la guerra, considera l’Ucraina parte del proprio spazio politico e strategico e intende mantenerla ancorata all’Europa nel lungo periodo.
C’è poi un altro elemento: l’allargamento è diventato anche uno strumento geopolitico. Per molti governi europei accelerare, almeno simbolicamente, il percorso di Ucraina e Moldavia significa rafforzare la presenza europea nell’Est del continente e contrastare l’influenza russa nella regione.
Per questo motivo l’apertura dei primi capitoli negoziali ha soprattutto un valore simbolico e politico: non significa che l’Ucraina entrerà presto nell’UE, ma segnala che l’Europa vuole tenere aperta quella porta e usarla come parte della propria strategia verso la Russia e verso il nuovo equilibrio geopolitico del continente.