27 May, 2026 - 18:30

Amministrative 2026, il centrosinistra rischia di trasformare i ballottaggi in un nuovo caso Venezia?

Amministrative 2026, il centrosinistra rischia di trasformare i ballottaggi in un nuovo caso Venezia?

Nelle ultime 48 ore la parola d’ordine all’interno del centrosinistra è “pareggio”.

Il riferimento è al primo turno delle Amministrative 2026 che hanno – almeno per il momento – ridimensionato le ambizioni del campo largo.

La linea ufficiale è che i conti si faranno alla fine, dopo i ballottaggi del 7 e 8 giugno. Nel frattempo, la situazione è di parità: la maggioranza di governo ha conquistato Venezia e Reggio Calabria (strappandola al Pd), ma l’opposizione ha comunque eletto sette sindaci.

All’interno del centrosinistra si sta quindi delineando l’idea di spostare rapidamente il focus sui ballottaggi, ma la scelta di porre tanta enfasi sul secondo turno (come accaduto con Venezia) rischia di rivelarsi una strategia pericolosa.

Dopo la sconfitta in Laguna, infatti, il voto del 7 e 8 giugno viene presentato come un passaggio decisivo per determinare la vittoria della tornata elettorale. Una lettura che, però, potrebbe trasformarsi in un boomerang nel caso i risultati dovessero essere deludenti.

Perché il centrosinistra vuole fare i conti dopo il secondo turno?

In questi giorni, nel dibattito interno al centrosinistra sembra prevalere l’idea di rimandare ogni valutazione complessiva del risultato elettorale alla fine del secondo turno di voto.

Non si tratta solo di un tentativo di cambiare la prospettiva del dibattito politico, ma anche di una scelta strategica, perché i sei comuni ancora al voto sono considerati fondamentali per misurare gli equilibri nel Paese. 

Vincere o perdere, assume quindi una rilevanza negli equilibri e nei rapporti di forza tra le coalizioni.

Si tratta tuttavia di una scommessa rischiosa, perchè attribuire troppo significato ai ballottaggi potrebbe trasformarsi velocemente in un’arma a doppio taglio in caso di nuove sconfitte. 

I sei capoluoghi finiti al secondo turno rappresentano un termometro del consenso in Italia. Da nord a sud, passando per il centro: Toscana, Lombardia, Marche, Abruzzo, Puglia e Sicilia sono territori molto differenti, ma a loro modo strategici.

Per questo il voto del 7 e 8 giugno conterà non solo dal punto di vista meramente elettorale e numerico, ma anche sul piano simbolico e narrativo: chi vincerà potrà rivendicare una crescita politica, chi perderà dovrà gestire la sconfitta.

Il centrosinistra punta sui ballottaggi, Conte: “Aspettiamo a trarre conclusioni”

La sensazione, comunque, è che nel centrosinistra al momento si preferisca concentrare l'attenzione e il dibattito sulla sfida del secondo turno dove, dopo tutto sono in gioco ancora 6 comuni capoluogo e dove serpeggia un certo ottimismo.

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“Tra quindici giorni è ragionevole immaginare che il centrosinistra avrà più eletti del centrodestra e più eletti della volta scorsa”.

Ha osservato, ad esempio, il senatore di Italia Viva, Matteo Renzi. 

Il leader del M5S, Giuseppe Conte, predica prudenza: 

“È una tornata elettorale che non si è ancora conclusa, aspettiamo a trarre conclusioni” alla fine del secondo turno. 

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“Sicuramente ci sono buoni successi da parte del campo progressista, non è riuscita la vittoria su Venezia, c’è una riconquista di Reggio Calabria, una regione difficile per il centrosinistra, ci sono anche molti successi”.

Ha concluso il leader pentastellato. 

Amministrative 2026, Renzi e Bersani sono d’accordo: “E’ un pareggio”

Nelle previsioni della vigilia, a quest’ora il campo progressista avrebbe dovuto festeggiare la vittoria a Venezia, eppure a brindare in Laguna è stato il centrodestra che in campagna elettorale aveva quasi dato l’impressione di non credere più di tanto nella riconferma nel capoluogo veneto..

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Giorgia Meloni ha deciso di mettere il cappello sul risultato con la stessa determinazione con cui si era tenuta fuori dalla campagna elettorale. E ha spiegato che ha vinto lei, riempiendo i social dei suoi messaggi dopo che era stata in silenzio e per la prima volta aveva snobbato una campagna elettorale.

Ha commentato Matteo Renzi, che è stato anche tra i primissimi a parlare di pareggio, evidenziando lo score positivo del campo largo, che tra l’altro ha strappato anche Pistoia al centrodestra. 

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Il primo turno delle amministrative ha visto il centrodestra mantenere Venezia, che era la partita più importante. Cambiano segno Pistoia e Avellino, che vanno al centrosinistra, e Reggio Calabria, ora in mano al centrodestra. Numericamente il risultato dunque è un pareggio, per ora, in attesa dei ballottaggi.”

Di “pareggio” ha parlato anche l’ex segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani per il quale in campagna elettorale si era creata una sorta di “bolla tra politica e sondaggisti” in virtù della quale era diventato “quasi obbligatorio che vincesse il centrosinistra”.

Tanto che “anche quelli di destra, non se ne sono visti molti in campagna elettorale”, ha osservato Bersani prima di evidenziare:

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“Vorrei far notare che la destra piazza al primo turno quattro candidati vincitori, noi sei/sette. E' un pareggio, uno stallo: questo è. I pareggi sono un genere di conforto per chi si sente in difficoltà e amari per quelli che pensano di essere in vantaggio.”

Ha concluso.

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