Hai voglia a relegare il caso a pagina 21, come fa Repubblica, il giornale "di riferimento", come si diceva una volta. Hai voglia a far finta di niente: nell'arco di due giorni, la sinistra italiana rischia di perdere il secondo santino, la seconda icona che venerava nel suo pantheon.
E insomma: dopo Erri De Luca, il sionista traditore che si è schierato contro i ProPal e la nuova religione abbracciata dal pueblo flotillero della sinistra italiana, il palestinismo, c'è José Luis Rodriguez Zapatero: tutti, a sinistra, se lo ricordano perché tutti ne sono stati innamorati. Tanto che Sabina Guzzanti, nel 2005, gli dedicò anche un film dal titolo che diceva già tutto:
Notare bene: all'epoca, l'Italia era sotto la "dittatura" di Silvio Berlusconi.
Due decenni dopo, però, è l'ex premier spagnolo dal 2004 al 2011 a essere finito al centro di una storiaccia giudiziaria: risulta indagato per organizzazione criminale, traffico di influenze e falso documentale in quello che i magistrati di Madrid hanno definito un sistema di corruzione i cui tentacoli si allungavano dal Venezuela chavista alla Cina del partito unico.
Come dire: nuova versione del Pueblo Unido Jamás Será Vencido.
Ma tant'è: se anche Zapatero dovrà essere davvero inserito nella lista dei "compagni che sbagliano" è tutto da vedere.
Però è saltato fuori un tesoro composto da oltre cento pezzi pregiati di gioielleria di cui ora il compagno socialista dagli occhi di cerbiatto che aveva ammaliato il pueblo di sinistra italiano deve dar conto. E, con esso, la maledizione dei "comunisti col rolex" che in Italia, J-Ax e Fedez docent since 2017, fa sempre un certo effetto.
E sono guai, infatti. Anche perché la sinistra italiana subisce la sfiga di vivere il caso mentre Pedro Sánchez, l'attuale premier spagnolo nonché "punto fortissimo di riferimento di tutte le forze progressiste" (lo disse Nicola Zingaretti di Giuseppe Conte, non si vede perché non si debba usare questa definizione anche per Sánchez indicato come modello di buon governo dal Campo largo un giorno sì e l'altro pure), è proprio qui in Italia.
Ieri, el guapo della Moncloa, che a dire il vero ha il governo mezzo terremotato dalle inchieste e, dopo varie sconfitte elettorali, a fine corsa, ha evitato di incontrare Giorgia Meloni. Ma ha avuto un incontro riservatissimo, velato dal mistero più fitto, con Elly Schlein.
La segretaria del Pd sarà stata contenta di vederlo e di passare un po' di tempo con lui, che è un bell'uomo e sa come entrare in connessione con il pueblo di sinistra italiano. Ma è anche vero che poi, alla prova dei fatti, a Roma, lo stesso Sánchez ieri si è recato alla Fao per spingere la candidatura del suo ministro Planas in contrapposizione all'ex segretario Pd Maurizio Martina. E oggi è andato in Vaticano a prendersi la benedizione del Papa.
Vatti a fidare dei compagni spagnoli!
E comunque: Schlein avrà pensato che non sono giorni fortunati questi. Doveva prendere Venezia, e invece Meloni è più che mai Serenissima. Doveva incassare la popolarità che Sánchez vanta in Italia e invece è finita come è finita: con il premier spagnolo che, dal punto di vista politico, deve rispondere dei guai giudiziari che hanno investito Zapatero, il suo padrino.
E già: perché Zapatero è stato il premier spagnolo dei diritti civili, dei matrimoni gay, delle pari opportunità, delle leggi contro la violenza domestica: musica per Elly. Che tutto si aspettava tranne l'inchiesta che rischia di terremotare una delle icone a cui aveva ispirato la sua azione politica.
Se fosse di destra, se la prenderebbe con la "giustizia a orologeria". Proprio adesso il sito venezuelano El Confidencial doveva tirare fuori anche la notizia secondo la quale Zapatero sarebbe stato pronto a fuggire a Caracas con il suo malloppo?
E comunque: a ben vedere, il "tradimento" di Zapatero, che negli anni si era costruito un'immagine da premier lontanissimo dalle tentazioni del potere e dei salotti buoni, schivo e spartano quasi come un Berlinguer spagnolo, non è certo il primo che arriva dall'estero.
Senza scomodare baffone Giuseppe Stalin e Fidel Castro, ma nei primi anni del 2010, in Italia, la sinistra non vedeva sol dell'avvenire senza Alexīs Tsipras, all'epoca premier greco, per dire.
Il fatto è che passano gli anni e nella sinistra esterofila italiana si è sempre affamati di miti, leggende, icone, esempi, modelli da importare.
Fino a quando non si scontrano con la realtà: con la storia o con la cronaca giudiziaria, come capitato a Zapatero.
Allora, scatta il meccanismo del ripudio. Se per Erri De Luca el pueblo dà via i libri e i salotti televisivi woke fanno calare il silenzio mediatico, per Zapatero, oggi descritto come "l'anello di congiunzione tra Neri Marcorè e Bambi", per superare il dramma, si fa più o meno lo stesso: c'è da scommetterci.
Infatti, l'unico della sinistra radical-chic ad aver avuto il coraggio di prendere il toro per le corna sui "giornaloni" è stato il lasettiano Massimo Gramellini:
ha scritto sulla prima pagina del Corriere della Sera chiedendo "Zapatero, ora chi sei? Eri così anche prima?". Domande freudiane: buone da rivolgere, in realtà, alla sinistra italiana che da oggi si sente un'altra volta orfana.