25 May, 2026 - 14:45

Perché l’Ue concede flessibilità per la difesa ma non per abbassare le bollette? Ecco cosa potrebbe accadere in autunno

Perché l’Ue concede flessibilità per la difesa ma non per abbassare le bollette? Ecco cosa potrebbe accadere in autunno

Niente deroga sull’energia. L’Unione Europea continua a chiudere le porte alle richieste del governo italiano: sì alla flessibilità per la difesa, ma non per abbassare le bollette dei cittadini.

Ieri, la presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde, ospite nella trasmissione di Fabio Fazio, “Che tempo che fa”, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di mantenere stabilità dei conti pubblici e contenere le pressioni inflazionistiche. 

Lo aveva già fatto venerdì scorso il commissario all'Economia Valdis Dombrovskis, nel corso dell’Ecofin (la riunione dei ministri europei delle Finanze) dove il ministro italiano Giancarlo Giorgetti aveva ripetuto la richiesta italiana di estendere anche all’energia la clausola di flessibilità prevista per le spese per le armi.

Una richiesta di “buonsenso” secondo il titolare del Mef – che esprime la posizione del governo italiano – che tuttavia non trova sponda a Bruxelles, dove nelle prossime settimane si decideranno anche le sorti della crisi energetica ed economica italiana. 

Niente deroga sull’energia, perché il "no" di Bruxelles deve preoccuparci? 

Sabato 23 maggio il Consiglio dei Ministri ha varato il quarto provvedimento di rinnovo del taglio delle accise sui carburanti in tre mesi che resterà in vigore fino al prossimo 6 giugno.

Rispetto ai decreti precedenti, il governo ha dimezzato lo sconto sul gasolio e ridotto l’arco temporale a sole due settimane, dimostrazione di quanto la coperta dei conti pubblici si accorci pericolosamente, proroga dopo proroga. 

In queste ore si guarda con speranza alle trattative tra Usa e Iran, ma la situazione, dopo quasi tre mesi di paralisi del traffico delle materie prime energetiche, è arrivata ad un punto tale che anche in casi di riapertura immediata del canale di Hormuz, servirebbero mesi – secondo le previsioni degli analisti - per rientrare dalla crisi a causa degli effetti di riallocazione delle rotte e delle scorte.

Il tema è che da sola l’Italia non può far fronte alla crisi energetica ed economica che si profila all’orizzonte senza l’aiuto dell’Europa, o senza sforare i limiti di bilancio imposti dal patto di stabilità.

Quando Bruxelles dice no a una deroga sul Patto di stabilità, il rischio non resta nei palazzi della politica: arriva nella vita quotidiana. Se l’Italia non può spendere di più per finanziare le misure per affrontare la crisi energetica, il governo deve trovare i soldi altrove.

Questo potrebbe tradursi nel breve e medio periodo in meno aiuti su bollette e carburanti, tagli alla spesa pubblica oppure nuove tasse.  Roma chiede ora di applicare la stessa logica anche alla crisi energetica, considerata altrettanto strategica per famiglie e imprese. L’obiettivo sarebbe poter finanziare nuovi aiuti senza far pesare queste spese sui vincoli del Patto di stabilità. 

Ma il timore in Europa è che estendere la clausola all’energia possa allentare troppo le regole di bilancio con ripercussioni sui mercati finanziari. Da qui il braccio di ferro politico: per l’Italia sostenere bollette e imprese è una questione di sicurezza nazionale, mentre Bruxelles teme di aprire una nuova stagione di debito fuori controllo.

Crisi di Hormuz, cosa può succedere ai conti italiani: i possibili due scenari

Le decisioni che prenderà Bruxelles nelle prossime settimane saranno decisive per l’Italia. I prossimi mesi, infatti, saranno particolarmente delicati dal punto di vista della crisi energetica e per il governo italiano si prospettano essenzialmente due scenari. 

In un primo scenario, in caso di apertura dell’Ue ad una maggiore flessibilità di spesa, il governo avrà la possibilità di prorogare le accise anche nei prossimi mesi, seppur con tagli gradualmente decrescenti, evitando l’impennata dei prezzi alla pompa. Potrà, se necessario, finanziare bonus e aiuti per le famiglie e le imprese alle prese con il caro bollette e accelerare la transizione energetica. 

Nel secondo scenario, invece, se l’Europa dovesse decidere di tenere stretti i cordoni della borsa, allora il governo italiano potrebbe trovarsi a dover scegliere tra continuare con le misure a sostegno di famiglie e imprese sforando il 3% di deficit imposto dal Patto di Stabilità e andando incontro a possibili sanzioni, o ridurre gli aiuti alle famiglie e alle imprese, oppure ricorrere a misure straordinarie di contenimento dei consumi in caso di forte tensione sui mercati energetici.

Il governo italiano sta giocando una partita molto delicata. Venerdì il ministro Giorgetti ha riportato al centro dell’Ecofin la necessità di una risposta europea alla crisi che  - ha chiarito – non deve necessariamente passare per la deroga al Patto di Stabilità.

Lo stesso Giorgetti ha fatto capire che l'obiettivo dell'Italia non è  'come' ottenere la flessibilità, bensì ottenerla, qualsiasi sia lo strumento scelto. 

Il ministro ha detto esplicitamente che "ci sono anche altre soluzioni", come la revisione del Pnrr, l'uso dei fondi di coesione (possibilità menzionate anche da Dombrovskis), oltre agli "stabilizzatori automatici" del patto di stabilità.

Nei giorni scorsi, intanto, Bloomberg ha indicato nell’autunno 2026 la deadline dell’emergenza energetica in Europa.

Cosa succede a settembre secondo le previsioni di Bloomberg?

Secondo l’ultimo report di Bloomberg, l’Europa si sta avvicinando pericolosamente alla soglia del cosiddetto “stress operativo” delle riserve di petrolio.

Il rischio, infatti, non è che il petrolio finisca, ma che il sistema globale non riesca più a distribuirlo a causa del protrarsi del blocco dello Stretto di Hormuz. In termini semplici, significa che il problema non sarebbe avere ancora petrolio nei depositi, ma non riuscire più a farlo arrivare dove serve.

Gli scenari elaborati da Bloomberg indicano l’autunno 2026 come possibile finestra per il raggiungimento del “limite operativo”, il cosiddetto “operational floor”.

In pratica senza una riapertura delle rotte commerciali o un accordo diplomatico sulla crisi iraniana, il mercato potrebbe entrare in una fase di forte instabilità, con prezzi dell’energia fuori controllo e nuove tensioni su carburanti, trasporti e bollette.

 

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