Complice il passaggio di Laura Ravetto, questa appena conclusasi è stata la settimana del Generale Vannacci.
Più passa il tempo, più Futuro Nazionale sembra crescere. Rossano Sasso, un parlamentare vannacciano, ha annunciato che è stata superata quota mille comitati pro Generale e Futuro Nazionale conta ormai 60 mila iscritti.
Una domanda, però, si staglia già all'orizzonte: ma, alla fine, l'anno prossimo, quando ci saranno le elezioni politiche, Vannacci si presenterà in coalizione con il centrodestra o marcerà da solo?
A questa domanda risponderà Giorgia Meloni.
Tant'è che tutti i ragionamenti inerenti anche la nuova legge elettorale vanno inevitabilmente a scontrarsi con questa variabile.
Il centrodestra parte da un assunto: per confermarsi a Palazzo Chigi, non può fare a meno di allargarsi, non può restare chiuso nel recinto delimitato da Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati. Serve un altro partner per tenere a distanza il Campo largo.
E qui c'è il bivio davanti al quale staziona la premier: allargare la coalizione a destra, con il Generale o allargare la coalizione al centro, con Carlo Calenda?
Ad oggi, i sondaggi dicono che Futuro Nazionale e Azione più o meno si equivalgono: entrambe sono oltre il 3%.
Ma è difficile, però, non tenere conto del fatto che mentre Calenda è inchiodato a quella soglia praticamente dalla nascita di Azione, dal novembre 2019, Vannacci, il cui partito ha preso le mosse solo lo scorso febbraio, sembra avere davanti a sé ancora grossi margini di crescita.
Non a caso, qualche osservatore già scommette che nel 2027 potrà vantare un bagaglio di voti pari addirittura al 6%.
Quella di Meloni, quindi, sarà una scelta scontata a favore del Generale, dettata dall'aritmetica?
Non è detto: del resto, in politica 2 più 2 quasi mai fa 4.
E quindi: provarci con Vannacci o con Calenda?
Nelle prossime settimane sarà questo il vero nodo politico davanti al quale si troverà Giorgia Meloni.
Se scegliesse Vannacci, numeri alla mano, l'attuale premier, con qualsiasi legge elettorale in campo, vedrebbe la sua riconferma a Chigi più vicina.
Ma c'è da dire anche che delineerebbe un percorso politico molto più difficile da seguire.
Se, infatti, il suo primo governo si è contraddistinto per il sostanziale europeismo, per la scelta di stare con le democrazie liberali (leggi l'Ucraina) e per una politica economica molto accorta, con il Generale in consiglio dei ministri, difficilmente sarebbe lo stesso.
C'è da ricordare che a Bruxelles, Vannacci è uno degli oppositori più oltranzisti di Ursula von der Leyen.
Se, invece, Meloni scegliesse Calenda, lo scarto numerico rispetto al Campo largo sarebbe in ogni caso ridotto. E in ogni caso bisognerebbe incardinare bene il rapporto con Azione.
Certo, secondo molti, Calenda dà il meglio di sé proprio quando è chiamato a ruoli di governo. E, a tal proposito, il ministero delle Imprese e del Made in Italy detenuto in questa legislatura dal criticatissimo Adolfo Urso sembra fatto su misura per lui.
Ma la premier e, soprattutto, i suoi alleati della Lega sarebbero pronti a fare i conti con il suo carattere fumantino?
Appena l'altro giorno, al Foglio, Calenda ha dichiarato che, Meloni a parte:
Non proprio un bel biglietto da visita per il centrodestra. Ma tant'è: le compagini di governo cambiano e Meloni potrebbe far tesoro degli errori commessi nel 2022 quando ha affidato dei ministeri a persone che un giorno sì e l'altro pure le hanno creato dei grattacapi.
Inoltre, rafforzando il suo profilo moderato, in prospettiva, se ne potrebbe beneficiare anche a livello internazionale: Meloni, soprattutto in Europa, ha costruito l'immagine di una leader conservatrice priva di sbavature estremistiche.
Buona parte della sua popolarità interna, poi, la deve proprio a questo: di essersi dimostrata una leader affidabile anche agli occhi di chi tradizionalmente non ha mai guardato con favore al centrodestra.
E comunque: a Giorgia Meloni l'ultima parola se costruire un futuro con Vannacci o con Calenda. Ma i due pretendenti come si stanno giocando le loro chances?
L'altro giorno, Vannacci ha già messo in chiaro che lui sa quanto vale. E che non è intenzionato a svendersi
E Calenda? Lui ha detto che presiederà il campo centrista. E per governare ne fa una questione di principi
Last but not least: impossibile non notare che Salvini, aprendo la strada a Vannacci in politica nel 2024, è finito davvero per mettersi in una posizione lose-lose.
Se Giorgia Meloni scegliesse di rafforzare il profilo liberale del suo governo con Calenda, allora la Lega rimarrebbe l'ala estrema della coalizione, anche se il capogruppo del Carroccio, Massimiliano Romeo, ospite l'altro giorno di "Un giorno da pecora", ha detto:
Se invece l'attuale premier scegliesse Vannacci, la Lega rimarrebbe incastrata tra il conservatorismo di Fratelli d'Italia e l'oltranzismo di Futuro Nazionale.
E comunque: l'impressione è che nel Carroccio ci si prepari a ogni evenienza.
Sempre Romeo, sul tema Vannacci o Calenda, si è mostrato fatalista:
Ma, intanto, il tempo delle scelte inizia a farsi maturo. Vannacci o Calenda, solo uno starà al fianco di Giorgia Meloni.