Nuove e accese tensioni scuotono i lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sui casi di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Nel corso dell'ultima puntata della trasmissione "Scomparsi", andata in onda su Canale122, è intervenuto Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, rilasciando dichiarazioni durissime sia in merito alle recenti ipotesi investigative avanzate in seno alla Commissione bicamerale, sia sul ruolo storico e attuale del Vaticano.
Al centro del dibattito vi sono i recenti sviluppi politici e d’indagine dell'organo parlamentare – che ha visto l'avvicendamento tra Andrea De Priamo e il neopresidente Fabio Roscani – e, in particolare, la cosiddetta pista di "Mister X", fortemente sostenuta dal vicepresidente della Commissione, Roberto Morassut.
Secondo quanto emerso, l'onorevole Morassut ha espresso con fermezza l'ipotesi che Emanuela e Mirella siano state vittime di due distinti femminicidi a sfondo sessuale e pedofilo. La figura chiave di questa tesi sarebbe un "procacciatore" (soprannominato Mister X, di origini italo-canadesi o polacche) che, con la scusa di falsi provini cinematografici, avrebbe adescato ragazze minorenni in un alloggio in zona Castro Pretorio.
Una ricostruzione respinta con forza e indignazione da Pietro Orlandi, che durante la trasmissione ha dichiarato senza mezzi termini: «Definisco questa pista semplicemente imbarazzante. Non posso credere che, dopo tre anni di indagini e documenti, qualcuno abbia deciso che questa sia l’ipotesi più realistica.»
Nel corso del suo intervento, il fratello di Emanuela Orlandi ha lanciato un monito chiaro, chiedendo di non deviare l'attenzione dai punti fermi della vicenda e, in particolare, dal ruolo ricoperto dalla criminalità organizzata romana dell'epoca. Secondo Pietro Orlandi, l'attenzione investigativa deve rimanere concentrata sulla figura di Enrico De Pedis, detto "Renatino", all'epoca capo di una delle fazioni della Banda della Magliana. La famiglia Orlandi sostiene con convinzione la pista secondo cui fu proprio De Pedis a prelevare Emanuela direttamente nei pressi della Basilica di Sant’Apollinare, sede della scuola di musica frequentata dalla quindicenne.
Durante la diretta, Orlandi ha ripercorso con amarezza i quarantatré anni di silenzi, negazioni e promesse infrante da parte delle massime autorità ecclesiastiche, definendo l'atteggiamento della Santa Sede come un vero e prima tradimento verso la sua famiglia, da sempre profondamente legata allo Stato Vaticano: «Io i più bei ricordi della mia infanzia sono là dentro, e questa vicenda di Emanuela ha proprio chiuso... cioè hanno tradito Emanuela, hanno tradito mio padre, la mia famiglia. Mio padre si è sempre considerato, il suo termine era "servitore dei papi". Una delle ultime frasi che disse fu: "Sono stato tradito da chi ho servito". Per molti è una frase normale, ma per me è la prova del fatto che ci sono responsabilità interne. E per responsabilità intendo anche una persona che sia anche un Papa, che ha la conoscenza della verità e la tiene nascosta. Quello diventa responsabile come chi ha commesso il fatto.»
Rispondendo in studio alle diverse ipotesi investigative, Orlandi ha rivelato un inquietante retroscena legato ai primissimi giorni successivi alla scomparsa nel 1983, confidatogli anni dopo da un funzionario della Gendarmeria vaticana:
«Mi ha detto: "Noi come Gendarmeria ci siamo dati subito da fare. Siamo andati subito con la foto di Emanuela da quei tre o quattro cardinali che sapevamo con ragazzini, ragazzine, quello che facevano... gli abbiamo fatto vedere la foto, loro l'hanno guardata e ci hanno detto: 'No, non l'abbiamo mai vista', quindi stai tranquillo". Questo per farti capire nell'83 qual era la mentalità. La polizia vaticana che va da persone che sa che hanno dei rapporti di pedofilia con ragazzini a chiedere se per caso avessero fatto qualcosa alla ragazza. E quelli erano cardinali.»
Il fratello di Emanuela ha infine concluso esprimendo tutta la sua fermezza nel voler spogliare l'istituzione da ogni formale reverenza per arrivare, finalmente, alla verità:
«Ogni Papa prima di essere Papa è stato cardinale, vescovo, monsignore, sacerdote e laico. Io non guardo più in faccia a nessuno, io spoglio tutte le persone dall'abito che indossano, non posso fare altrimenti dopo 43 anni. C'è un'inchiesta aperta in Vaticano sul rapimento di una cittadina vaticana, non puoi considerarlo un fatto secondario. [...] Giovanni Paolo II diceva "Sto facendo quanto è umanamente possibile per arrivare ad una soluzione", invece lui ha permesso al silenzio e all'omertà di calare su questa storia. Ha messo sul piatto della bilancia la verità su Emanuela e l'immagine dell'istituzione che rappresentava, e ha fatto una scelta.»