21 May, 2026 - 12:25

Perché si parla dei manifesti "fascisti" di Renzi nelle stazioni di Roma Termini e Milano (che hanno fatto litigare Meloni e Salvini)

Perché si parla dei manifesti "fascisti" di Renzi nelle stazioni di Roma Termini e Milano (che hanno fatto litigare Meloni e Salvini)

Ah, quando c'era lui al governo! Di sicuro, non c'era un'opposizione così ricca di inventiva.

Lui, in questo caso, è Matteo Renzi.  L'ex premier ha dato il via alla campagna per il 2 per mille a favore di Italia Viva con una serie di manifesti in stile littorio che già fanno discutere.

Due su tutti: quelli comparsi nelle stazioni ferroviarie di Roma Termini e Milano Centrale in cui si trova scritto:

virgolette
Quando c'era lei, i treni arrivavano in ritardo

Lei, naturalmente, è Giorgia Meloni. E la (semi) citazione è quella del refrain dei nostalgici del fascismo e di Benito Mussolini che recitava così:

virgolette
Quando c'era lui, i treni arrivavano in orario

Sennonché, questo mito, prima è stato smontato da una storica battuta di Massimo Troisi:

virgolette
Per far arrivare in orario i treni bastava cambiare il capostazione, non instaurare una dittatura...

E ora rischia di essere davvero un colpo, oltre che per l'immagine di Giorgia Meloni, anche per la tenuta del suo governo, visto che sono diventati il pomo dell'ennesima discordia tra il presidente del Consiglio e il suo vice nonché ministro dei Trasporti Matteo Salvini. 

In ogni caso: tutto questo è solo l'antipasto della lunga campagna elettorale che ci porterà alle elezioni politiche del 2027.

I manifesti "parafascisti" di Matteo Renzi nelle stazioni che hanno fatto litigare Meloni e Salvini

E insomma: di Matteo Renzi tutto può dirsi, tranne che non sia capace di comunicare.

Che l'idea dei manifesti in stile littorio sia stata sua o del suo team comunicazione, poco cambia: ha fatto centro.

Quando ieri sono spuntati i manifesti per il 2 per mille di Italia Viva, molti li hanno fatti rimbalzare immediatamente sui social.

La scritta in caratteri littori "Quando c'era lei i treni arrivavano in ritardo" apparsa a Termini, tra l'altro, proprio accanto al tabellone elettronico degli arrivi e delle partenze, ha subito scatenato l'ironia e il sarcasmo di molti.

Di più: a Palazzo Chigi, ha fatto litigare Giorgia Meloni e Matteo Salvini.

La premier, infatti, si è sentita ferita nell'orgoglio. E ieri, quando, stando alle indiscrezioni di stampa, ha telefonato a Salvini per bacchettarlo a causa della sua uscita sulle elezioni anticipate, ha avuto modo di rinfacciarglielo.

Il leader della Lega, infatti, è ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture. I ritardi dei treni, quindi, vanno addebitati sul suo conto. I dati di "Altroconsumo" parlano chiaro: un treno Alta Velocità su cinque non è arrivato in orario negli ultimi mesi. E quindi: apriti cielo.

Italia Viva ha avuto gioco facile a rivendicare di aver fatto centro:

virgolette
Se “QVANDO C’ERA LEI” i treni arrivavano in ritardo c’è da prendersela solo con un Ministro dei Trasporti incompetente che di tutto si occupa tranne che di treni. Giorgia, ti diamo un suggerimento, il colpevole ha un nome e un cognome: Matteo Salvini

La campagna di Italia Viva per il due per mille e il valzer di nomine

La lite tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini scatenata dai manifesti di Renzi, in realtà, ha svelato delle tensioni interne al governo per la gestione del Gruppo Fs.

Rfi è l'azienda che gestisce le stazioni e che, attraverso un'altra società, mette sul mercato gli spazi pubblicitari.

Ora: qualcuno doveva accorgersi che si mettevano in bella evidenza manifesti che facevano cattiva pubblicità proprio alle Ferrovie dello Stato.

Palazzo Chigi per questo ha chiesto spiegazioni al ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture.

Fatto sta che, proprio in questo periodo, il Gruppo Fs è interessato a un valzer di nomine di alto livello con Salvini che vorrebbe sostituire l'ad di Rfi piazzando un suo fedelissimo. 

Come dire: Renzi, con i suoi manifesti, è riuscito davvero a mettere il dito in una ferita che dilania i rapporti tra Fratelli d'Italia e Lega.

E dire che la campagna di Italia Viva prevede anche altri slogan: "Quando c'era lei si pagavano più tasse", "Quando c'era lei i giovani scappavano dall'Italia", "Quando c'era lei la spesa si pagava di più", "Quando c'era lei la benzina si pagava di più", "Quando c'era lei l'Italia era meno sicura"...

 

 

LEGGI ANCHE