20 May, 2026 - 14:10

Schiaffo della Cassazione alla lobby dei balneari: l'estate 2026 sarà con il mare gratis?

Schiaffo della Cassazione alla lobby dei balneari: l'estate 2026 sarà con il mare gratis?

Il mare gratis, nell'estate del 2026, potrebbe essere non più una chimera, un'allucinazione dovuta al solleone. 

Qualche giorno fa, la Cassazione si è espressa nuovamente contro le proroghe automatiche delle concessioni balneari ribadendo che i rinnovi senza gara sono incompatibili con il diritto europeo e devono essere disapplicati.

In sostanza, cosa vuol dire?

Che già quest'anno, in tutt'Italia, saranno decine i lidi che non potranno più pretendere un pagamento dai cittadini che vorranno farsi un bagno.

Il mare torna ad essere nostrum. Tant'è che uno dei principali attivisti di questo diritto, il presidente di Più Europa Matteo Hallissey, canta vittoria attraverso i suoi canali social.

Chissà: dopo le ultime estati trascorse pericolosamente, sfidando i gestori dei lidi con il suo ombrellone arancione pronto a essere piantato sulla sabbia, anche per lui si avvicina la bella stagione della riconquista del mare gratis.

La Cassazione contro la lobby dei balneari: mare gratis?

Da tempo l'Italia deve mettersi in regola secondo le direttive europee aprendo al mercato la gestione dei lidi con nuove gare e garantendo in ogni caso che i cittadini possano accedere liberamente al mare dove e quando vogliono.

Sennoché, insieme a quella dei tassisti, la liberalizzazione del settore balneare si è trasformata negli anni in un vero e proprio tabù per la nostra politica, sia con i governi di centrodestra che con quelli di centrosinistra.

Davanti all'assenza di una norma ad hoc, in ogni caso, è la magistratura a indicare le nuove regole.

Tant'è che l'ultimo schiaffo che hanno subito i balneari arriva dalla Corte di Cassazione.

Gli Ermellini, infatti, si sono espressi per l'ennesima volta contro le proroghe automatiche delle concessioni. Nei giorni scorsi, c'è stata una pronuncia che ha rafforzato l'orientamento già espresso dal Consiglio di Stato e dalla Giustizia europea contro il diritto che si arrogano i balneari di gestire le loro spiagge senza andare a nuova gara.

Secondo Matteo Hallissey, si tratta di un "colpo durissimo per i tentativi politici di continuare a rinviare le gare pubbliche per l'assegnazione delle spiagge".

Il diktat che ne trae il presidente di Più Europa è che "le concessioni devono essere messe a bando per garantire la concorrenza e la trasparenza, superando il sistema delle proroghe che in Italia va avanti da decenni".

Il mare per tutti

La visione proprietaria di buona parte della costa italiana da parte degli imprenditori balneari dovrebbe essere un ricordo del passato già da anni.

Ma è la prossima estate, questa del 2026, a poter segnare davvero un prima e un dopo.

Con le pronunce della Cassazione, infatti, i gestori delle spiagge sono in regola solo se risultano vincitori dei nuovi bandi. 

Hallissey spera che con quest'ultimo appiglio giuridico, la casta dei balneari possa essere sconfitta una volta per tutte.

Del resto, lui, una sorta di Pannella 2.0, da sempre si batte per questo diritto.

E l'anno scorso, ci rimise anche qualche spintone.

L'ultima battaglia legale con le associazioni

Ma da cosa è nata l'ultima sentenza della Cassazione per il mare libero?

In realtà, da un ricorso dei balneari che poi è stato dichiarato “inammissibile”.

La Cassazione, a sezioni unite, ha ribadito che le spiagge pubbliche non sono eredità di famiglia. Le concessioni vanno a gara.  

Una patata bollente per il governo Meloni perché il partito che più ha sostenuto la casta dei balneari, finora, è stato quello della Lega di Matteo Salvini.

Il centrodestra riuscirà finalmente ad affrontare e risolvere questo problema?

Per ora, il parlamento è impegnato nel delineare il modello di bando che dovrebbe essere applicato in tutt'Italia. 

Ma le associazioni come "Mare libero" hanno già ravvisato almeno cinque carenze:

• assenza di criteri minimi chiari e uniformi per i bandi
• eccessiva discrezionalità demandata alle amministrazioni
• carenza di riferimenti espliciti ai principi europei di concorrenza
• insufficienti garanzie per il libero accesso alle spiagge
• necessità di maggiore trasparenza nelle procedure

Come dire: la sfida dei tuffi è aperta.

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