19 May, 2026 - 16:40

Alleanza sì, anzi no! Nel M5S Renzi è di nuovo un caso: cosa proprio non riescono a perdonargli?

Alleanza sì, anzi no! Nel M5S Renzi è di nuovo un caso: cosa proprio non riescono a perdonargli?

Matteo Renzi apre un nuovo caso nel Movimento 5 Stelle. Nel partito di Giuseppe Conte l'ipotesi (ormai scontata) di un'alleanza strutturale del campo largo con Italia Viva dell'ex sindaco di Firenze continua a generare divisioni e tensioni. 

Se Giuseppe Conte sembra aver fatto pace con l'idea per questioni di ragion di stato, in molti ai piani alti di via di Campo Marzio proprio non riescono a scendere a patti con il passato in comune.

Un passato burrascoso, costato all'allora presidente del Consiglio pentastellato la guida di Palazzo Chigi nel bel pieno dell'emergenza pandemica. Era il gennaio 2021 quando Renzi, voltando le spalle al Governo Conte II aprì la crisi e contemporaneamente la strada all'arrivo di Mario Draghi.

Nelle ultime ore la collocazione di Italia Viva nella sfera del centrosinistra sta nuovamente animando la dialettica interna al Movimento con una parte del partito possibilista e un'altra più intransigente.

Divisioni emerse chiaramente nelle dichiarazioni opposte di Conte e Chiara Appendino.

Nel M5S scoppia il caso Renzi: cosa è successo nelle ultime ore?

Nel M5S stelle non tutti sembrano essere d'accordo con la recente apertura del Presidente Giuseppe Conte alle forze di centro e nello specifico con l'apertura a Italia Viva di Matteo Renzi.

Conte, infatti, sembra passato dal “mai con Renzi” a una posizione più elastica e tattica. D'altronde non si potrebbe fare altrimenti, la vittoria al Referendum sulla Giustizia ha dimostrato che il centrosinistra unito può giocarsi ad armi pari la partita per Palazzo Chigi.

Ha dimostrato, tuttavia, anche che da soli PD, M5S e AVS non possono farcela, serve anche l'apporto dei partiti "minori" di centro, ma capaci di fare da ago della bilancia in un sistema bipolarista come quello italiano.

La segretaria del PD, Elly Schlein, lo ripete da due anni e anche gli alleati sembrano essere arrivati alla stessa conclusione.

Ieri, ospite di Tg2 Post, Rai 2, rispondendo ad una domanda sul leader di Italia Viva, Giuseppe Conte ha detto:

"Nessun rancore, nessun fatto personale" e sull'alleanza con i partiti di centro ha risposto:

"Vedremo che grado di affidabilità daranno" i centristi "ma oggi non mi metto a dire questo sì, o questo no, sarebbe arrogante".

E infine ha concluso:

virgolette
Non puoi pensare che sei portatore di verità e non puoi mandare a casa Meloni da solo.

Concetti già espressi sabato all'apertura di Nova, la nuova piattaforma programmatica a cinquestelle quando aveva detto sempre riferendosi all'apertura del campo largo alle forze di centro che "il M5S non è né settario, né chiuso rispetto ad altre iniziative politiche”.  

Apriti cielo, neanche il tempo di dirlo che nel partito è scattata la rivolta. La deputata Chiara Appendino, ex sindaco di Torino e ex vicepresidente del Movimento, insomma una voce di primo piano nel partito, ha precisato che lei non dimentica "quello che ha fatto Renzi".

Rispondendo ai giornalisti sull'apertura di Conte al centro ha detto:

Se Renzi "vuole ragionare su una legge sul conflitto di interessi o sul salario minimo ci ragioniamo, ma questo viene dopo. Io la storia non la riscrivo e non dimentico quello che ha fatto" Renzi. 

Ma cosa ha fatto Renzi al Movimento 5 Stelle?

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Renzi ha fatto cadere un governo, ci ha mandato a casa per non far gestire al presidente Conte il Pnrr. Io non sono ossessionata dal perimetro delle stanze, dagli accordi di partito, sono ossessionata da portare a votare chi oggi si sente escluso e non protetto dallo Stato. Parliamo con loro. 

Ha spiegato Appendino, la cui posizione è tutt'altro che isolata all'interno del partito.

Per il Movimento 5 Stelle quella crisi resta una ferita politica mai rimarginata. Nella memoria collettiva pentastellata, Matteo Renzi è ancora il leader che nel pieno della pandemia tolse la fiducia al Governo Conte II aprendo la strada all’esecutivo guidato da Mario Draghi.

Era il gennaio 2021 quando Italia Viva decise di sfilarsi dalla maggioranza. Le dimissioni delle ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti segnarono il punto di non ritorno: senza i voti dei renziani, Conte perse solidità parlamentare e fu costretto a lasciare Palazzo Chigi pochi giorni dopo.

Per il M5S questo gesto fu una “crisi aperta irresponsabilmente” durante l’emergenza pandemica e nel momento in cui stavano arrivando i fondi europei del Recovery Plan. Da allora, nel lessico del Movimento 5 Stelle, Renzi è rimasto “colui che ha fatto cadere il governo durante la pandemia”.

Renzi invece sosteneva che il governo fosse bloccato e che la crisi servisse a ottenere un esecutivo più solido e competente. Dopo la caduta del Conte II nacque il Governo Draghi, sostenuto anche da M5S e Italia Viva.

Conte vs Renzi, come è cambiato il rapporto tra i due ex premier?

Nel corso degli ultimi due anni e mezzo il rapporto tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi ha subito una decisa evoluzione.

Fino al 2024 la linea di Giuseppe Conte verso Matteo Renzi era durissima: Conte arrivò a dire che il “campo largo non esiste più” proprio per la presenza di Italia Viva, e dichiarò di non voler vedere il simbolo del M5S accanto a quello di Renzi alle elezioni in Emilia Romagna e Umbria.

Tuttavia, l’evoluzione del quadro politico e la necessità di costruire un’alternativa competitiva al centrodestra hanno progressivamente ammorbidito i toni.

Nel 2025 e nei primi mesi del 2026 si è assistito a un cambiamento significativo: non a una riconciliazione, ma a una sospensione dell’ostilità assoluta. Conte continua a diffidare di Renzi e a ricordare la frattura del Conte II, ma evita ormai di trasformare l’ex premier in una pregiudiziale permanente per le alleanze. Le dichiarazioni delle ultime ore sembrano confermare questa lettura.

Resta però forte, dentro il M5S, una componente ostile a Renzi, soprattutto nell’ala più identitaria del Movimento. Per molti militanti ed esponenti storici, l’ex sindaco di Firenze rappresenta ancora il principale antagonista politico e culturale dei Cinque Stelle.

 

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