Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato il rinvio di un attacco contro l’Iran previsto per il 19 maggio 2026, spiegando di aver preso la decisione dopo le richieste avanzate dai leader di Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. La scelta arriva mentre proseguono i negoziati diplomatici e crescono le tensioni nella regione del Golfo.
Donald Trump ha annunciato, il 18 maggio 2026, di aver rinviato un attacco all’Iran previsto per il 19 maggio. Il presidente americano ha affermato, in una dichiarazione pubblicata su Truth Social, di aver preso la decisione dopo essere stato sollecitato dai leader di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar.
Trump ha affermato che l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani, il principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman Al Saud e il presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohamed bin Zayed Al Nahyan hanno chiesto “di sospendere il nostro attacco militare pianificato contro la Repubblica islamica dell’Iran, previsto per domani, poiché sono in corso negoziati seri e, a loro parere, in quanto grandi leader e alleati, si raggiungerà un accordo che sarà molto accettabile per gli Stati Uniti d’America, così come per tutti i Paesi del Medio Oriente e non solo”.
Il presidente americano ha aggiunto che l’accordo includerà un punto chiave: “Nessuna arma nucleare per l’Iran”.
Il leader americano ha incontrato il suo team responsabile della sicurezza nazionale durante il weekend. Il 17 maggio ha lanciato un nuovo avvertimento affermando che “per l’Iran, il tempo stringe e farebbero meglio a darsi una mossa, in fretta, altrimenti non rimarrà più nulla. IL TEMPO È ESSENZIALE!”.
Durante la giornata del 18 maggio, l’Iran ha fatto sapere di aver risposto alla nuova proposta statunitense volta a porre fine alla guerra.
Trump avrebbe dovuto incontrare il 19 maggio il proprio team per la sicurezza nazionale per approfondire ulteriormente la questione iraniana.
Nel periodo successivo ai primi attacchi israelo-americani contro l’Iran del 28 febbraio, Trump ha aumentato la pressione su Teheran lanciando diversi avvertimenti. Parallelamente, il Pakistan, principale mediatore tra Washington e Teheran, porta avanti gli sforzi diplomatici per il raggiungimento di un accordo di pace duraturo.
L’intervento dei paesi del Golfo aggiunge un elemento rilevante alla crisi regionale.
Durante la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, Teheran ha lanciato diversi attacchi contro gli Stati del Golfo, prendendo di mira, tra gli altri, le infrastrutture energetiche. L’Iran ha inoltre chiuso lo stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa il 20 per cento del petrolio globale.
I paesi del Golfo finora hanno adottato strategie diverse. Da un lato, l’Oman e il Qatar hanno privilegiato il dialogo e hanno optato per mantenere aperti i canali diplomatici con Teheran.
Dall’altro lato, gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait e il Bahrein hanno posizioni differenti ma in parte convergenti. Questi tre paesi sono stati colpiti maggiormente dagli attacchi iraniani. Inoltre, questi paesi, nonostante la linea più dura, vogliono garanzie formali sulla sicurezza del Golfo e sul controllo dello stretto di Hormuz.
Infine, l’Arabia Saudita occupa una posizione più cauta.