Mentre gli occhi del mondo erano puntati sulla Hondius, la nave da crociera dove nelle ultime settimane si è sviluppato il focolaio di Hantavirus Andes, nel cuore dell’Africa avanzava silenziosamente una nuova emergenza sanitaria: l’Ebola Bundibugyo.
La nuova epidemia di febbre emorragica questa volta è causata da un ceppo quasi sconosciuto e altamente letale: il Bundibugyo. L'infezione ha già causato centinaia di morti in pochi giorni e minaccia di espandersi anche al di fuori dei confini del Congo e dell'Uganda, i due Stati attualmente interessati.
Due giorni fa l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l'ha dichiarata “emergenza di rilevanza internazionale” definendola un rischio per i paesi limitrofi.
L'Africa Cdc (Centres for Disease Control and Prevention), ieri – lunedì 18 maggio 2026 – ha dichiarato l'epidemia di Ebola da virus Bundibugyo "un'emergenza di sanità pubblica continentale".
Ma che cos'è l'Ebola Bundibugyo e perchè sta mettendo in allarme le autorità sanitarie e i governi di tutto il mondo?
L'ultimo aggiornamento diramato questa mattina dal portavoce del governo di Kinshasa parla di 131 morti e almeno 513 casi sospetti e precisa che i contagi si sono estesi anche ad altre aree dell'est del Congo, dopo i primi casi registrati nella provincia di Ituri.
Intanto, i Centri di controllo e prevenzione delle malattie USA (CDC) hanno dato notizia di due casi confermati e di una vittima in Uganda, tutti legati all'attuale epidemia.
L'Ebola non è una malattia nuova e nel corso degli anni gli Stati africani sono stati interessati ciclicamente da epidemie di febbri emorragiche. E' la prima volta, tuttavia, che un'emergenza sanitaria causata dal ceppo Bundibugyo ha una diffusione così ampia.
Con che cosa abbiamo a che fare, allora, e perchè l'attenzione delle autorità sanitarie mondiali è salita così rapidamente?
Le ragioni le ha spiegate all'Adnkronos il dottor Emanuele Nicastri, direttore di Malattie infettive ad alta intensità di cura dell'Irccs Inmi Spallanzani, la struttura romana che nel 2014 curò i due casi italiani.
Ha spiegato Nicastri, che ha sottolineato come nessuno si aspettava di “avere a che fare con Bundibugyo”.
L'Ebola-Bundibugyo, ha spiegato l'esperto dello Spallanzani, è un virus di cui si sa poco e per il quale non esistono, al momento, terapie antivirali, monoclonali o vaccini perchè tutti gli sforzi della ricerca medica degli ultimi anni si sono concentrati sul ceppo Zaire.
Ha detto Nicastri.
I sintomi iniziali sono molto simili a quelli influenzali, tra cui febbre alta improvvisa, stanchezza, dolori muscolari e mal di testa. Con il progredire della malattia compaiono sintomi specifici tra cui vomito, emorragie interne ed esterne e danni a fegato e reni.
Il periodo di incubazione varia da 2 a 21 giorni, e una persona diventa contagiosa solo quando sviluppa i sintomi. L’Ebola-Bundibugyo è considerata altamente contagiosa nei contatti stretti, ma non si trasmette per via aerea come influenza o Covid-19.
Il tasso di mortalità è tra il 30 e il 50% dei casi, inferiore rispetto alla Zaire che può arrivare fino al 79-90% di mortalità.
LIVE: @DrTedros' address to the #WHA79 delegates https://t.co/IUGcXQ3cLe
— World Health Organization (WHO) (@WHO) May 19, 2026
La preoccupazione dell’OMS non riguarda solo il numero dei casi, ma soprattutto la combinazione tra diffusione geografica, velocità di trasmissione e capacità dei sistemi sanitari locali di reagire efficacemente.
La dichiarazione di PHEIC attiva una serie di conseguenze immediate. L’OMS emette raccomandazioni temporanee rivolte agli Stati membri, che possono includere controlli sanitari alle frontiere, rafforzamento della sorveglianza epidemiologica, isolamento dei casi e tracciamento dei contatti.
Inoltre, i Paesi sono invitati a condividere dati in tempo reale e a coordinare le risposte sanitarie. In parallelo si mobilitano risorse internazionali, come team medici, fondi e materiali sanitari.
L’obiettivo è contenere rapidamente la diffusione ed evitare che un’epidemia regionale si trasformi in una crisi globale. Negli ultimi anni sono state dichiarate PHEIC per i passati focolai di Ebola in Africa, per l'epidemia di Zika e per il Covid-19.
Una PHEIC è un campanello d’allarme globale ufficiale: non significa che il mondo è già in pandemia, ma che il rischio è abbastanza serio da richiedere una risposta coordinata immediata tra tutti i Paesi.

L'evolversi dell'epidemia in Congo e nei Paesi limitrofi è attentamente monitorato dalle autorità sanitarie internazionali.
Oggi – martedì 19 maggio 2026 – il Ministero della Salute italiano ha diramato una circolare in cui predispone – anche in virtù della dichiarazione di PHEIC - le “misure di vigilanza nei confronti del personale di organizzazioni governative, non governative, e cooperanti, impiegato nel Paese interessato dal focolaio, provenienti da tutti i territori della Repubblica democratica del Congo e dell'Uganda".
Nel documento si invitano, inoltre, le compagnie aeree a segnalare tempestivamente eventuali casi sospetti a bordo.
Nelle scorse ore anche l’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ha attivato la task force sanitaria dell’Unione europea, annunciando l’invio di esperti sul campo per supportare le operazioni di contenimento e contrasto dell’epidemia.
Negli Stati Uniti, invece, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno introdotto restrizioni all’ingresso per i cittadini non statunitensi che abbiano soggiornato in Congo, Uganda o Sud Sudan nei 21 giorni precedenti.
Le misure prevedono anche il rafforzamento degli screening sanitari e il monitoraggio dei viaggiatori in arrivo dalle aree colpite dal virus Ebola nella regione.
Tra l’emergenza Hantavirus e il ritorno dell’Ebola Bundibugyo, si rafforza il timore degli esperti sulla vulnerabilità globale di fronte al rischio di una nuova pandemia.
Uno scenario delineato nero su bianco nel rapporto presentato ieri dagli esperti del Global Preparedness Monitoring Board (Gpmb) promosso dall'OMS, in cui si afferma che “il mondo non è più al sicuro da pandemie” e che la possibilità di una nuova emergenza sanitaria globale è "reale e a breve termine".
Nel documento - intitolato 'Un mondo sull'orlo del baratro: priorità per un futuro resiliente alle pandemie' - si evidenzia che, a 10 anni dalla più grande epidemia di Ebola del 2014-2016, "che ha messo in luce pericolose lacune nella preparazione alle epidemie", e "a sei anni da quando il Covid-19 ha trasformato queste lacune in una catastrofe globale, le evidenze sono inequivocabili: il mondo non è più al sicuro dalle pandemie".
Il Gpmb evidenzia, infatti, che "un decennio di investimenti non ha tenuto il passo con l'aumento del rischio di pandemia".
Il rapporto analizza dieci anni di emergenze sanitarie pubbliche di rilevanza internazionale (Pheic) dichiarate dall’OMS, arrivando a una conclusione preoccupante: su aspetti cruciali come l’accesso equo a diagnostica, vaccini e terapie, il mondo starebbe addirittura facendo passi indietro.
Gli esperti avvertono che una nuova pandemia, in un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche, crisi economiche e disuguaglianze crescenti, potrebbe avere conseguenze ancora più gravi rispetto al passato, colpendo “un mondo più diviso, più indebitato e meno in grado di proteggere i propri cittadini rispetto a dieci anni fa”.
Il board ha indicato tre priorità che “i leader politici devono affrontare” per invertire la rotta: creare un sistema permanente e indipendente di monitoraggio del rischio pandemico; garantire un accesso equo a vaccini, test e trattamenti attraverso l’Accordo globale sulle pandemie e assicurare finanziamenti stabili sia per la prevenzione sia per la risposta immediata alle future emergenze sanitarie.