18 May, 2026 - 20:41

Lega, il piano di Salvini per il 2027: la scommessa dei governatori per salvare il Nord e fermare il declino nei sondaggi

Lega, il piano di Salvini per il 2027: la scommessa dei governatori per salvare il Nord e fermare il declino nei sondaggi

Nel Carroccio che scricchiola nei sondaggi e si aggrappa a ogni refolo identitario, Matteo Salvini avrebbe rispolverato la vecchia grammatica del potere leghista: quella dei territori, delle Regioni forti, dei presidenti-icona. L’idea, coltivata nei colloqui riservati delle ultime settimane, è di portare in campo alle Politiche del 2027 una sorta di “dream team amministrativo” composto da Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, Luca Zaia e Maurizio Fugatti.
Quattro volti, quattro Regioni, un messaggio unico: la Lega non è solo Roma e slogan, ma ancora radicamento e governo. Un ritorno alle origini nordiste travestito da operazione elettorale d’emergenza.


Il “patto del sushi” e la rete silenziosa dei governatori


Nel lessico interno della Lega, già abbastanza incline alla mitologia di partito, i governatori rappresentano una sorta di aristocrazia pragmatica. Amministrano, tengono i conti, parlano poco e incidono molto. Si coordinano, si vedono, si parlano. E qualcuno racconta persino di un recente pranzo informale ribattezzato con ironia “patto del sushi”, più utile a sigillare equilibri che a scrivere comunicati.
L’idea di Salvini sarebbe quella di capitalizzare questo capitale politico locale, trasformandolo in consenso nazionale. Una sorta di “Vannacci del territorio”, ma con pedigree istituzionale e bilanci approvati.


Il nodo dei sondaggi e la Lega in modalità sopravvivenza


Il problema, però, è che il contesto non assomiglia affatto a quello delle grandi stagioni leghiste. Nei sondaggi il partito è inchiodato su percentuali che oscillano attorno al 6%, schiacciato tra Fratelli d’Italia egemone e Forza Italia in lenta ma costante sopravvivenza.
L’operazione governatori nasce anche da qui: dall’assenza di alternative credibili in grado di accendere una campagna nazionale. L’esperimento Vannacci alle Europee avrebbe dato fiammate mediatiche, ma senza trasformarsi in struttura politica stabile. E allora si torna al cemento armato delle Regioni.


Il rebus delle candidature: tra liste e poltrone che contano


Ma trasformare i presidenti in candidati non è un esercizio indolore. Chi entra in lista si aspetta un ruolo, non un parcheggio parlamentare. E qui il problema diventa aritmetico prima ancora che politico: con una Lega ridimensionata, le “poltrone pesanti” sono poche, e già in parte ipotecate.
Salvini punta al Viminale, mentre Giancarlo Giorgetti resta figura centrale e difficilmente sostituibile all’Economia. Il risultato è un ingorgo di ambizioni in uno spazio istituzionale sempre più stretto.


Il fattore tempo e la trappola delle dimissioni anticipate


Il vero nodo, però, è temporale. Per candidarsi davvero e non solo come bandiera, i governatori dovrebbero lasciare le rispettive cariche con largo anticipo rispetto alla fine del mandato. Una scelta che cambia tutto: equilibri regionali, successioni, correnti interne.
Ed è qui che il progetto rischia di incepparsi. In Lombardia Attilio Fontana non avrebbe alcuna intenzione di anticipare l’uscita. In Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga valuta con maggiore freddezza, ma sa che ogni passo falso aprirebbe spiragli agli alleati. In Trentino, Maurizio Fugatti osserva il quadro con prudenza da amministratore puro.


Il gioco di Fratelli d’Italia e la guerra fredda nel Nord


Sul lato opposto della maggioranza, Fratelli d’Italia osserva con attenzione quasi chirurgica. Ogni mossa leghista sulle Regioni del Nord è letta come un’occasione di espansione. In Friuli si parla apertamente di alternative interne, mentre in Lombardia e Veneto la partita è solo congelata, non chiusa.
Il paradosso è evidente: mentre Salvini tenta di usare i governatori per rafforzare la Lega, altri nel centrodestra li considerano già una risorsa contendibile.


Un piano ambizioso in cerca di ossigeno politico


In controluce, l’operazione racconta una Lega che cerca di reinventarsi senza rinnegarsi. Ma il confine tra rilancio e disperazione politica è sottile. E in via Bellerio lo sanno bene: i governatori sono un patrimonio, ma anche una tentazione pericolosa. Perché spostarli dal territorio al Parlamento significa trasformare forza locale in rischio nazionale.
E in politica, spesso, il trasferimento non è mai neutro: è una scommessa. A volte vincente. Altre volte definitiva.

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