Il giorno dopo fa ancora più male, specialmente se ti chiami Juventus e la Champions League fa parte del tuo Dna. A novanta minuti dalla fine del campionato, i bianconeri sono con un piede e mezzo fuori dall'Europa che conta e, a meno di un miracolo, l'obiettivo è destinato a sfumare. Colpa di una gestione scellerata, passata per il pareggio col Verona e culminata con il ko di ieri contro la Fiorentina. La contestazione dei tifosi fuori dall'Allianz Stadium ha reso ancora più amara la domenica della Vecchia Signora, incapace di prendere in mano le redini della partita e imporre il proprio calcio.
Venire estromessi dalla prossima edizione di Champions League avrà un peso economico non indifferente. Quasi 60 milioni di euro buttati alle ortiche, con buona pace di una società costretta a fare i conti con l'ennesima rivoluzione. Ma sarà la strada giusta? D'altronde i bianconeri hanno cambiato molto, forse troppo, negli ultimi anni ma i risultati sono spesso stati deludenti. E se è chiaro che non si possa proseguire in questa direzione, è altrettanto logico che la Juve abbia bisogno di una guida a cui aggrapparsi. In assenza dell'impalpabile Comolli e del sempre più discusso John Elkann, perciò, potrebbe essere proprio Luciano Spalletti l'uomo da cui ripartire.
I gol di Ndour e Mandragora sono ancora nella testa del popolo bianconero. Due disattenzioni che sono costate care e hanno avvicinato la Juve al baratro. La squadra di Spalletti è sembrata totalmente fuori partita, affidandosi alle fiammate dei singoli e non dando mai l'impressione di volerci credere. Una delle peggiori prove stagionali arrivata nel momento più importante dell'anno. Inevitabile, perciò, che anche Spalletti abbia le sue colpe.
I tifosi si aspettavano molto di più, specialmente all'intervallo quando la Juve era virtualmente fuori dalla Champions League. Il carisma del tecnico toscano avrebbe potuto risollevare la squadra e spingerla a rientrare in campo con un approccio diverso. Ma così non è stato. Nonostante ciò, l'ex Zenit farà di tutto per restare a Torino anche qualora le cose dovessero andare male e i bianconeri fossero costretti all'ennesimo ridimensionamento. D'altronde Spalletti non si è mai tirato indietro ed è ancora convinto di poter riportare il club lì dove merita di essere.
Il vero problema di questa Juve è l'assenza di un'identità precisa. Spalletti è stato costretto troppe volte ad alzare i toni per sopperire alle mancanze di una società invisibile, che ha sempre rinunciato ad esporsi. I tifosi gliel'hanno riconosciuto e, nonostante il tecnico toscano non sia stato risparmiato dalla contestazione, il feeling con il popolo bianconero rimane. I margini per ricucire i rapporti ci sono, motivo in più per raccogliere la sfida e restare in panchina anche senza la Champions League. Molto, però, passerà anche dalle scelte della società.
Da questo punto di vista è difficile sbilanciarsi. Finora Spalletti ha viaggiato con una media di 1,89 punti a partita, appena un centesimo sopra rispetto a quella di Igor Tudor. La differenza tra le due gestioni si è però vista e, nonostante i risultati non diano ragione a Spalletti, c'è la percezione di poter continuare nella stessa direzione. Elkann è consapevole che ripartire da zero sarebbe ancora più complicato, specialmente senza Champions. Il numero dei pretendenti si ridurrebbe in maniera drastica e, con uno scenario del genere, forse è meglio proseguire con Spalletti. Il rinnovo fino a giugno 2028 è arrivato un mese fa e la stima per le idee e il carisma dell'allenatore rimane. Anche per questo Elkann proverà a salvare il salvabile e mettere mano su altri ruoli, a partire da quelli dirigenziali.
Alla fine sarà Damien Comolli a pagare per il fallimento della stagione della Juve. La sua esperienza in bianconero, iniziata appena un anno fa, è destinata a chiudersi dopo il derby di domenica sera. A pesare è soprattutto il mercato estivo: gli arrivi di Edon Zhegrova, costato 15,5 milioni, Joao Mario nello scambio con Alberto Costa, Luis Openda preso per 46 milioni tra prestito e obbligo di riscatto e Jonathan David non hanno cambiato il livello della squadra. Anzi, molti di questi investimenti si sono trasformati in un peso insostenibile.
Nel mercato di gennaio il club ha provato a correggere la rotta con gli innesti di Jeremie Boga ed Emil Holm, entrambi arrivati in prestito con diritto di riscatto. Nemmeno queste mosse, però, sono bastate per invertire una stagione che si è trascinata tra difficoltà e risultati negativi. Ultimo, ma non per importanza, il rapporto tutt'altro che idilliaco con Spalletti. Gli scarsi confronti sulle mosse di mercato sono il riflesso di una tensione passata spesso sottotraccia, ma presente. Il francese ha agito insistendo sulle sue idee, anche quando Spalletti avrebbe voluto altro. "Avevo chiesto un attaccante ma non è arrivato. Il mercato non lo faccio io", aveva spiegato il tecnico bianconero poco meno di una settimana fa, a conferma di come le sue richieste non siano mai state esaudite fino in fondo.