L’epica greca e l’hip hop hanno qualcosa in comune? Secondo Christopher Nolan, la risposta è sì.
Il regista ha scelto il rapper Travis Scott, tra i più popolari a livello mondiale, per interpretare uno degli aedi dell’Odissea, nel suo adattamento del poema omerico, The Odyssey, in uscita al cinema il 16 luglio 2026.
E, nonostante le coordinate storiche e geografiche di nascita e sviluppo di questi due fenomeni culturali non potrebbero essere più lontane, non sono mancati neppure gli studiosi (ad esempio, Erik Pihel, Peter Gainsford, Blaž Zabel) che ne hanno analizzato somiglianze e differenze. Tuttavia, siamo proprio sicuri che gli aspetti che legano maggiormente tali generi di espressione siano quelli prediletti dal regista di Oppenheimer?
Rivediamo il trailer del film per entrare nell'atmosfera:
La presenza di Travis Scott sul set di The Odyssey è stata rivelata dal teaser diffuso durante la finale dell’AFC tra Denver Broncos e New England Patriots: nelle scene mostrate, il rapper interpreta il ruolo dell’aedo, mentre nel pubblico si scorgono Tom Holland (Telemaco) e Jon Bernthal (Menelao).
È possibile che la scena si svolga a Sparta, dove il figlio di Odisseo viaggia, esortato da Atena, per conoscere delle nuove su suo padre, mentre ad Itaca lo strapotere dei Proci minaccia di mettere in discussione il potere dell’uomo dal multiforme ingegno.
Nel poema originale, la scena è collocata nel quarto libro, in cui, effettivamente, compare un cantore, intento a celebrare le nozze dei figli di Menelao, Ermione (che sposò Pirro, figlio di Achille) e Megapente (nato da una schiava, si unì ad una delle figlie di Alettore). Eppure, non è l’aedo a raccontare la storia del padre di Telemaco, ma sono Menelao ed Elena a ricordare l’astuto eroe greco.
Nel film, invece, a narrare le avventure di Odisseo è Travis Scott, come succede, piuttosto, nell’episodio dedicato a Demodoco. Nell’ottavo libro, l’aedo Demodoco, cantore presso la corte dei Feaci, narra la contesa tra Achille ed Odisseo e lo stratagemma del cavallo di Troia: tali racconti smuovono a commozione Odisseo, nascosto nel pubblico e accolto da Alcinoo, re dei Feaci.
Anche un altro aedo compare nell’Odissea: si tratta di Femio. Nel primo libro, egli racconta i nostoi (i ritorni) degli eroi greci e viene esortato da Penelope, turbata dal racconto, a cambiare canto.
Ma perché scegliere proprio Travis Scott per vestire i panni del cantore-poeta?
Risale al 12 maggio l’intervista a Nolan del Time, in cui il regista si premura di difendere e spiegare le decisoni artistiche del suo ambizioso progetto. Tra discussioni sulle scelte dei costumi e sugli adattamenti del testo omerico, vi sono anche spiegazioni sulla selezione del cast che figurerà sullo schermo.
Su Travis Scott il regista ha detto:
Non è la prima volta che Nolan coinvolge Travis Scott nei suoi film: il rapper aveva contribuito con una canzone anche al film Tenet. Il regista ha voluto mantenere così, attraverso la sua figura, una continuità nel suo universo.
L’idea che emerge dalle parole del director è quella di un’umanità che continua a tramandare le sue storie in modo assai simile.
Prima ancora di esplorare somiglianze e differenze tra epica antica e rap, è necessario fornire un breve -ma utile- ragguaglio sulla figura dell'aedo, un professionista antico.
Siamo nel periodo successivo al tracollo della società micenea, avvenuto alla fine del XIII sec. a.C.. Caduto in disuso il sistema scrittorio conosciuto come Lineare B, il patrimonio letterario viene trasmesso oralmente da alcuni cantori in una performance.
Questi cantori potevano definirsi aedi o rapsodi: gli aedi erano coloro che componevano tali canti, i rapsodi coloro che riorganizzavano i canti già esistenti in sequenze narrative diverse.
Essi potevano cantare da soli o accompagnare l'esibizione di danza di un coro, in modo non dissimile dalla poesia lirica successiva (es. le odi di Pindaro).
Entrambi, epica e rap, sono espressioni artistiche orali, che condividono un rapporto peculiare con l’improvvisazione.
Celebre è la tesi di M. Parry (1932), grecista statunitense, che sosteneva che i poemi omerici fossero stati sviluppati come parte di una tradizione completamente orale: il poeta, dunque. improvvisava i suoi canti davanti alla sua audience. Ne susseguiva che un poema orale non veniva composto per, ma durante un'esecuzione. A fornire uno spunto essenziale per la prova della sua tesi è l'antropologia comparata.
Parry, infatti, studiò le traduzioni degli aedi serbo-croati (i guzlar) che recitavano in feste pubbliche e private, grazie a formule specifiche ereditate dai loro predecessori. E, in effetti, la formularità è una caratteristica evidente del linguaggio epico.
Ad oggi, la teoria di Parry è stata accolta parzialmente, in favore di una tesi che ipotizza l'utilizzo limitato della scrittura da parte dell'aedo Omero, che riuscì a creare poemi più ampi e più complessi: questa innovazione gli avrebbe permesso di dare maggiore complessità strutturale e narrativa ai suoi canti.
Nonostante questo, il problema dell'origine dell'Iliade e dell'Odissea rimane lontano da una soluzione sicura. L'improvvisazione, tuttavia, rimane importante tra le ipotesi della nascita di tali poemi.
La stessa improvvisazione appare una delle discipline fondamentali del rap: l'mcing che consiste nella capacità di improvvisare delle rime su qualsiasi base musicale (freestyling). Anche nel freestyle, sembra che vi siano delle formule, costruzioni utili sfruttate dagli mcs per rimare alla fine della frase.
Nonostante le analogie che riguardano per lo più la performance, E. Pihel, che ha studiato il rapporto tra hip e hop ed epica omerica, ha riportato diverse formule che si ripetono alla fine del verso: per esempio, "Brooklyn" fa spesso rima con "took and" o "tooken"; "MC" spesso rima con "me"; "chillin’" con "illin’"; "it’s all real" rima con "this is how I feel" e "freestyle" con "wild", che sono profondamente differenti da quelle omeriche: i loro scopi sono diversi.
Mentre quelle utili al freestyle si basano sulla rima e sul ritmo, le formule omeriche si fondano sulla metrica sillabica e sulla struttura narrativa. E, in effetti, i freestylists, secondo quanto spiega Pihel, non si preoccupano particolarmente dell'unità narrativa poiché, a differenza dei poeti omerici, non hanno una storia specifica da raccontare, si preoccupano piuttosto di stupire e restare nel flow.
La differenza più profonda tra i due generi comunque, epica e rap, risiede nel ruolo sociale.
La poesia epica non era per la cultura greca arcaica un mero fatto artistico, ma occupava un ruolo fondamentale anche sul piano sociale: in assenza di altri strumenti di conservazione del patrimonio culturale, essa aveva il compito di preservare e tramandare i valori della civiltà greca.
E. A. Havelock, noto classicista britannico, avrebbe, per questo, paragonato i poemi omerici ad un’enciclopedia tribale, che contiene quanto sia importante tramandare alle generazioni future. Per questo motivo, i poeti si esibivano presso le corti aristocratiche o nelle pubbliche feste, durante le quali si tenevano anche delle gare di recitazione tra rapsodi. Erano figure lontane immerse negli ambienti sociali nei quali si esibivano e lavoravano a stretto contatto con un pubblico, che condivideva i suoi valori.
L’hip-hop, al contrario, nasce come un fenomeno permeato da un’idea di dissidenza nei confronti della cultura mainstream: nato nel Bronx, a New York, negli anni Settanta, il rap rappresentava l’espressione di giovani artisti, che cercavano di reagire alla loro marginalizzazione (anche razziale), alla violenza cui andavano incontro e alla povertà, tramite la loro arte.
E quindi perché epica e epica rap insieme? Perché rendono entrambi la parola una performance, usano il ritmo, delle formule, improvvisazione e costruiscono delle identità collettive.
La prima conservava i valori di una società, la seconda nasce come voce di rottura, di denuncia, ma è proprio in queste continuità e in queste differenze che potrebbe esserci il parallelismo cinematograficamente più affascinante per uno come Nolan.