Sospese le sanzioni Usa nei confronti di Francesca Albanese, la giurista italiana – relatrice Onu per i territori palestinesi dal 2022 – colpita nel luglio del 2025 dall’Exeutive Order 14203 di Donald Trump contro la Corte Penale Internazionale (CPI).
La sospensione delle misure restrittive è stata decisa dal tribunale federale di Washington e annunciata nelle scorse ore dalla stessa Albanese con un post sui social.
Secondo quanto si apprende, il giudice distrettuale Richard Leon ha emesso un’ingiunzione preliminare disponendo la sospensione delle sanzioni – in attesa della sentenza definitiva sulla causa intentata dalla famiglia Albanese - per la possibile violazione del Primo Emendamento della Costituzione americana, quello che garantisce la libertà di espressione.
Albanese, infatti, sarebbe stata sanzionata per le sue dichiarazioni critiche nei confronti di Israele e per aver “minacciato l’interesse nazionale e la sovranità degli Stati Uniti”, citando alcune importanti aziende statunitensi nel suo rapporto 2025 al Consiglio dell’Onu.
Le sanzioni imposte lo scorso luglio da Washington alla relatrice Onu, prevedevano il divieto di entrare negli Stati Uniti, il congelamento di eventuali beni nel Paese, oltre a restrizioni finanziarie e bancarie, che potevano comportare difficoltà nell’utilizzo dei conti correnti, nei trasferimenti di denaro, nella partecipazione a conferenze o nella collaborazione con università, ONG e istituzioni internazionali.
Dal punto di vista finanziario e professionale, la sospensione delle restrizioni consentirà a Albanese - almeno momentaneamente - di porter tornare ad utilizzare normalmente servizi bancari e finanziari, ricevere compensi e rimborsi per il proprio lavoro e partecipare ad attività internazionali senza il rischio immediato di ripercussioni da parte americana.
La sospensione disposta dal giudice del tribunale di Washington consentirà, quindi ad Albanese di tornare a lavorare e viaggiare con maggiore libertà sul piano internazionale.
La vicenda delle sanzioni statunitensi contro Francesca Albanese si inserisce all'interno di un più ampio e articolato scontro politico e giuridico internazionale innescato dalla guerra a Gaza e dalla causa della Corte Penale Internazionale contro Israele per crimini di guerra.
I relatori speciali ONU sono esperti indipendenti incaricati dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite: non sono diplomatici né funzionari governativi, ma producono rapporti e raccomandazioni.
Negli ultimi anni Albanese è diventata una delle voci più critiche contro la politica israeliana a Gaza.
La tensione con Washington è cresciuta soprattutto nel corso del 2025, esplodendo a fine giugno di quell’anno, dopo la presentazione al Consiglio ONU del suo rapporto intitolato "From Economy of Occupation to Economy of Genocide", nel quale vengono citate oltre 60 aziende internazionali — comprese grandi società americane tecnologiche e della difesa — accusate di trarre profitto dall’occupazione israeliana e dalle operazioni militari a Gaza.
Nel rapporto si parla di una vera e propria “economia del genocidio”, definita come un sistema economico-industriale che contribuirebbe a sostenere l’occupazione e la guerra.
Il giudice Richard Leon ha sospeso solo temporaneamente le sanzioni contro Francesca Albanese perché potrebbero violare il Primo Emendamento, che tutela la libertà di espressione.
Le sanzioni quindi non sono annullate, ma congelate in attesa del giudizio finale sul caso, ma la decisione segna comunque una prima vittoria legale per Albanese.
ha scritto nel suo post Albanese, che ringrazia figlia e marito per "essersi impegnati per difendermi" e "tutti coloro che hanno aiutato sinora".
BREAKING! US court ha suspended the US sanctions against me!
— Francesca Albanese, UN Special Rapporteur oPt (@FranceskAlbs) May 13, 2026
As the judge says: "Protecting the Freedom of speech is always just the public interest".
Thanks to my daughter and my husband for stepping up to defend me, and everyone who has helped so far.
Together we are One. pic.twitter.com/z6L3tb7Esp