Dopo i casi Sangiuliano e Piantedosi, il governo ha a che fare con un nuovo scandalo "sessuale"?
Dando credito all'ultima vox populi - vox dei e per la serie "dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io", Giorgia Meloni, dicono i bene informati, alza gli occhi al cielo e confida, scherzando ma non troppo, che, a questo punto, sarebbe meglio un governo composto tutto da donne.
O, quantomeno, composto tutto da uomini navigati, ormai non più tanto sensibili al fascino femminile. Oppure, semplicemente capaci di gestirlo.
Per questo, oggi, è spuntata anche una regola che, tra il serio e il faceto, già nel lontano 2017, il parlamentare di Forza Italia Andrea Ruggieri propose a Silvio Berlusconi: la regola delle trenta donne.
Chi ne ha avute meno, anche solo per una storia di letto, non può essere considerato affidabile: non può ricoprire posti di rilevanza istituzionale in quanto ancora troppo esposto alla femme fatale di turno.
Per il governo, quindi, meglio tenere alla larga mine vaganti. Meglio scegliere uomini che già ci sono passati per certe cose che pivelli che abboccano al primo amo.
Manca circa un anno e mezzo alla fine della legislatura, ma il governo che punta a diventare il più longevo di sempre nella storia della Repubblica, si è già accorto che l'ostacolo più duro che deve affrontare per rimanere in vita non è né la guerra né la crisi energetica, non è né un referendum perso né un'opposizione agguerrita.
Il pericolo è femmina: si aggira indisturbato nei palazzi del potere magari con le sue armi più temute, gonne e tacchi a spillo.
E già: perché dopo i casi Sangiuliano e Piantedosi, ormai, sebbene senza nomi, è diventata di dominio pubblico anche un'altra storia che starebbe tenendo in ansia Palazzo Chigi. E anche questa vedrebbe protagonista una giovane donna e un ministro.
Sarà vero? Anche se lo fosse, niente di particolarmente nuovo sotto il sole. Altrimenti, Filippo Ceccarelli, già quasi vent'anni fa, non avrebbe dato alle stampe "Il letto e il potere" scrivendo sulla quarta di copertina quanto segue:
Ma se, nell'era dei social, nulla è privato, sono guai. E la destra degli uomini tutto d'un pezzo, come si sarebbe detto una volta, se ne sta accorgendo perché inevitabilmente perde credibilità. E finisce trucidata da tutti, dai giornali a Fiorello. Finisce per essere ridotta a barzelletta. Con i suoi protagonisti che, nell'immaginario popolare, rischiano di finire equiparati a uno degli ultimi personaggi più divertenti della Gialappa's, Gineprio, un 45enne illibato che non resiste al primo ammiccamento femminile e, anche dopo essere andato in bianco, finisce per dire:
E insomma: a un anno e mezzo dalle elezioni, Giorgia Meloni può permettersi di avere un governo con quest'immagine? Risposta: no. E per questo è stata rispolverata la regola delle trenta donne.
Ma cosa prevede nello specifico questa regola delle trenta donne?
Ricordato che "la creazione di una classe dirigente è un mistero divino", come ripeteva qualche vecchio democristiano, per selezionare la classe di governo prossima ventura, Giorgia Meloni farebbe bene a infischiarsene, o giù di lì, del curriculum professionale e politico e di prestare molta attenzione al passato sentimental-sessual-amoroso di chi si propone per entrare nelle stanze dei bottoni.
Se vuole gente che non perda la testa per la prima donna che ci prova (o che fa credere di provarci), il parlamentare di Forza Italia Andrea Ruggieri ha già elaborato una regola aurea: tutti devono aver avuto almeno trenta donne.
Nel 2017, con tanto di grafico, la spiegò a uno stupefatto Silvio Berlusconi che subito la approvò. E il motivo l'ha raccontato lui stesso oggi a Salvatore Merlo del Foglio:
E insomma: aggiornare il Cencelli, please.