E no: non era affatto scontato che un Papa potesse prendere parola alla Sapienza di Roma.
Domani, a Dio piacendo, lo farà Leone XIV. Ma, nel 2008, fu vietato a Benedetto XVI.
Sessantasette professori, tra cui il futuro premio Nobel Giorgio Parisi, sottoscrissero una lettera aperta indirizzata al rettore con la quale sostennero che l'università doveva rimanere un luogo laico, che il capo della Chiesa cattolica non doveva metterci piede dopo aver offeso la memoria di Galileo Galilei, niente di meno.
E comunque: incredibilmente, così fu. Il Papa fu censurato. Gli si fece capire che non era gradito.
Il governo dell'epoca, il Prodi II, del resto, gettò anche lui subito la spugna. Per motivi di ordine pubblico, fece capire al Vaticano che non era quello il pulpito più adatto per il "Pastore tedesco", per citare il famoso titolo del Manifesto.
E la Conferenza Episcopale Italiana, all'epoca guidata da Angelo Bagnasco, rimase col cerino in mano: la Cei si oppose, cercò in ogni caso di garantire l'apertura dell'anno accademico al professor Ratzinger, uno dei più fini teologi dei nostri tempi. Ma invano: la paura di una contestazione ebbe la meglio. Non ci fu alcuna lectio magistralis.
Domani, invece, sì: se non un miracolo, quasi.
Nel gennaio del 2008, 67 professori della Sapienza bollarono come "evento incongruo" il primo discorso di un Papa nell'ateneo romano, il discorso che Papa Benedetto XVI, uno degli intellettuali più stimati del nostro tempo, avrebbe dovuto tenere in occasione dell'anno accademico.
Il rettore dell'epoca, Renato Guarini, si vide recapitare questa lettera:
Quest'anno, invece, complice, evidentemente, il fatto che Papa Leone XIV è stato messo nel mirino da Trump per essersi schierato contro la guerra in Iran, le porte della Sapienza dovrebbero essere aperte al Pontefice senza alcun problema.
Del resto: Prevost è anche più vicino al sentiment dominante degli studenti che tante volte negli ultimi mesi sono scesi in piazza contro la guerra e contro il tycoon della Casa Bianca. E, last but not least, i professori non hanno ripescato alcuna dichiarazione del Papa americano che li offendesse come scienziati: Prevost, tra l'altro, è uno di loro, un bravissimo matematico.
E comunque: a ricordare la censura che 18 anni fa subì Ratzinger, oggi è stato l'allora rappresentante dei vescovi italiani, Angelo Bagnasco, intervistato dal Giornale:
Bagnasco, in ogni caso, ha detto che non è stato, quello del 2008, un episodio che Papa Ratzinger si legò al dito. Non ne volle più parlare, ha confidato l'ex presidente della Cei: