13 May, 2026 - 12:17

Lavoratori in malattia, quali sono le nuove regole sulle fasce orarie della reperibilità

Lavoratori in malattia, quali sono le nuove regole sulle fasce orarie della reperibilità

La prima domanda che si pone un lavoratore quando è in malattia, è questa: 

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A che ora devo essere reperibile per l'eventuale visita fiscale?

È una domanda che fa bene a porsi perché, stando ai dati dell'Osservatorio statistico sul Polo unico di tutela della malattia diffusi dall'Inps lo scorso febbraio, i controlli contro l'assenteismo continuano a crescere: a fronte di 14 milioni di certificati di malattia presentati nel secondo semestre del 2025 (+2,8% rispetto al 2024), l'Inps ha compiuto circa 399mila visite fiscali, facendo segnare un aumento del 3,7% sempre rispetto al 2024.

In ogni caso, stando alle nuove regole dell'istituto, che si tratti di un lavoratore della pubblica amministrazione o di un'azienda privata, nulla cambia: tutti sono soggetti allo stesso orario.

L'Inps ha equiparato tutti con la circolare numero 4640 risalente già a quasi due anni e mezzo fa, a dicembre del 2023.

D'altra parte, all'epoca, l'istituto dovette recepire un orientamento del Tar del Lazio che vietava discriminazioni: se in malattia, non possono farsi distinzioni tra un lavoratore pubblico o privato.

Le fasce orarie della reperibilità per i lavoratori in malattia

Il 22 dicembre 2023, nel messaggio della direzione generale dell'Inps a proposito delle fasce orarie di reperibilità dei lavoratori, si leggeva:

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Nelle more dell’emanazione di un nuovo decreto ministeriale (o dell’eventuale riforma della sentenza n. 16305/2023 del TAR Lazio), sentito il Dipartimento della Funzione pubblica, in virtù del principio di armonizzazione contenuto nel citato articolo 55-septies, comma 5-bis, del D.lgs n. 165/2001, richiamato in sentenza, le visite mediche di controllo domiciliare nei confronti dei lavoratori pubblici, fino a nuove disposizioni, dovranno essere effettuate nei seguenti orari: dalle ore 10 alle 12 e dalle ore 17 alle 19 di tutti i giorni (compresi domeniche e festivi)

Per un totale di quattro ore al giorno, quindi, da allora, tutti i lavoratori devono rimanere in stato di reperibilità presso il domicilio segnato nella certificazione.

Il succo della questione rimane questo: la malattia resta un diritto inalienabile per tutti i lavoratori, ma impone doveri precisi. Il primo dei quali è la reperibilità domiciliare in fasce orarie definite, con conseguenze severe in caso di mancata ottemperanza. 

L'obiettivo è evidente: mai più "furbetti" del certificato medico, soprattutto per allungare un ponte, un weekend o per essere liberi, magari, quando c'è una partita in tv.

La disparità cui si è posto fine e chi fa scattare i controlli

Per decenni, i pubblici impiegati hanno subito dei controlli più stringenti, con finestre orarie più ampie, mentre i privati hanno goduto di regole più morbide.

Oggi l’uniformità elimina queste ingiustizie storiche, ma alza l’asticella per tutti: il lavoratore deve essere presente all’indirizzo dichiarato nel certificato telematico, pronto per la visita fiscale, sabati, domeniche e festività incluse.

Ma chi fa scattare i controlli?

A vigilare su chi si dichiara in malattia, in realtà, non è solo l'Inps. Anche gli stessi datori di lavoro possono attivare direttamente la visita fiscale, trasformandola di fatto in uno strumento di gestione aziendale per combattere l'assenteismo ingiustificato.

L’istituto previdenziale interviene con controlli a campione o algoritmi automatici, monitorando i casi sospetti.

Tuttavia, non è nemmeno vero che i lavoratori debbano rimanere per forza a casa nell'orario di reperibilità.

Quando sono consentite le uscite? 

Un lavoratore in malattia può assentarsi dal domicilio segnato nella certificazione telematica a patto che documenti che nell'arco orario 10-12 o 17-19 si sia recato in un altro luogo per svolgere visite specialistiche, terapie urgenti, esami clinici o altre esigenze terapeutiche.

La reperibilità, quindi, non significa clausura totale.

Fondamentale, però, è documentare il motivo dell'assenza dal domicilio indicato. A tale scopo, il lavoratore deve dotarsi di certificati, scontrini, referti: tutto ciò che provi la natura sanitaria della sua assenza.

Senza questa documentazione, l’assenza dal domicilio diventa ingiustificata e si rischiano delle sanzioni.

Quali sono i lavoratori che vengono esonerati dai controlli

Sempre a proposito di visite fiscali sui lavoratori in malattia, c'è da ricordare poi che non tutti ricadono sotto lo stesso regime normativo. Chi soffre di patologie gravi che richiedono terapie salvavita, chi ha certificato una invalidità civile di almeno il 67%, chi ha subito un infortunio sul lavoro o soffre di malattie professionali certificate è esonerato dalla regola 10-12, 17-19.

Tuttavia, anche per loro questo non si tramuta in un lasciapassare: l'Inps può in ogni caso attivare verifiche per constatare il loro status speciale. 

Cosa accade quando non si è reperibili

Ma se il medico fiscale bussa invano alla porta o al citofono, cosa accade nello specifico?

Se l'assenza del lavoratore è senza giustificazione, scatta una procedura che può portare in primis alla perdita dell'indennità per i giorni contestati e, nel caso in cui l'infrazione sia ripetuta, a veri e propri provvedimenti disciplinari, dal richiamo al licenziamento per assenze reiterate ingiustificate. 

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