11 May, 2026 - 17:52

Schlein al test amministrative, il centro trama nell’ombra: effetto Venezia e il ritorno della “Margherita 4.0”

Schlein al test amministrative, il centro trama nell’ombra: effetto Venezia e il ritorno della “Margherita 4.0”

C’è una parola che aleggia nei corridoi del Nazareno come un profumo insistente: Venezia. Non è solo una città al voto il 24 e 25 maggio, ma un termometro politico, un possibile scossone agli equilibri nazionali. Se il centrosinistra riuscisse a strappare la Laguna al centrodestra, sarebbe molto più di una vittoria locale: diventerebbe benzina per la narrazione anti-governo e ossigeno puro per Elly Schlein, alle prese con fibrillazioni interne e il riemergere del “problema centro”.
In campo c’è il senatore dem Andrea Martella, chiamato a sfidare Simone Venturini, uomo della giunta di Luigi Brugnaro. Ma dietro il duello veneziano si muove un gioco più ampio, quasi carsico: quello della ricostruzione di uno spazio centrista dentro – o accanto – al campo largo. Un’area che pullula di sigle, reti civiche, micro-leadership, ma che continua a soffrire la mancanza di un federatore vero.

Il “partito dei sindaci” e il richiamo di Prodi


Le agende parlano chiaro. Il 16 maggio, all’Antonianum di Roma, si tiene un incontro che, sulla carta, sembra uno dei tanti dibattiti. In realtà è qualcosa di più: una chiamata alle armi soft del centro riformista. A organizzarla sono Graziano Delrio e Paolo Ciani, con un ospite che da solo basta a far drizzare le antenne: Romano Prodi.
Non è un ritorno, ma neanche una semplice comparsata. Il Professore resta il convitato di pietra di ogni operazione centrista. Dove c’è Prodi, c’è sempre l’ombra di una possibile ricomposizione. E infatti tra i partecipanti spuntano nomi che evocano un déjà-vu: Gaetano Manfredi, amministratori locali, mondi civici. Un mosaico che ricorda, neanche troppo velatamente, la vecchia Margherita. Versione aggiornata: Margherita 4.0.
Il bis potrebbe arrivare il 12 giugno, con l’assemblea di Progetto civico Italia, la rete promossa da Alessandro Onorato. Qui il tono cambia: meno accademico, più operativo. Onorato parla chiaro: “C’è una classe dirigente pronta”. Tradotto: il “partito dei sindaci” è pronto a fare un salto di qualità.


Schlein osserva (e incassa)


Per Schlein non è un passaggio neutro. Dopo l’addio di Marianna Madia, che ha riaperto la ferita del centro, ogni movimento viene pesato al milligrammo. Il rischio è duplice: da un lato perdere pezzi moderati, dall’altro vedersi costruire una gamba centrista autonoma, capace di condizionare – se non addirittura contendere – la leadership del campo largo.
I nomi che circolano come possibili federatori sono indicativi: Manfredi, ma anche Silvia Salis. Figure amministrative, non divisive, con un profilo istituzionale. Tutti, però, al momento si sfilano dall’idea di primarie. Segno che la partita è ancora in incubazione.
Chi non si tira indietro è proprio Onorato: se primarie saranno, qualcuno dovrà correrle. Un messaggio neanche troppo in codice alla segreteria dem.


Riformisti in movimento e il fattore sicurezza


Nel frattempo, dentro il Pd, la minoranza riformista prova a rimettere bandierine sui contenuti: immigrazione, sicurezza, temi che storicamente segnano il confine con l’elettorato moderato. Non è solo un esercizio teorico, ma un tentativo di influenzare la linea del partito e di evitare che il centro venga occupato da soggetti esterni.
Perché il vero timore, sussurrato ma concreto, è che il “centro” diventi un soggetto politico autonomo, capace di dialogare con tutti e quindi di pesare più del suo reale consenso.


Venezia e Reggio Calabria, il doppio banco di prova


Tutto questo, però, si misurerà con la realtà delle urne. Venezia è il simbolo: una vittoria del centrosinistra avrebbe un effetto domino sulla leadership di Schlein. Ma attenzione all’altra partita, quella di Reggio Calabria. Qui il centrodestra gioca una carta trasversale, candidando Francesco Cannizzaro con il sostegno anche di Azione.
Se Venezia è l’assalto, Reggio è la possibile compensazione. Un pareggio che lascerebbe tutto com’è, congelando entusiasmi e paure.


Il vero nodo: chi guida il centro?


Alla fine, il punto resta uno: chi tiene insieme il centro? O meglio, esiste davvero qualcuno capace di farlo? Per ora la risposta è no. C’è fermento, c’è movimento, c’è nostalgia di un contenitore politico che non c’è più. Ma manca il collante.
E finché non emergerà un leader – o un progetto credibile – il centro resterà quello che è oggi: una costellazione di ambizioni, più che una galassia politica.
Nel frattempo, Schlein osserva. E aspetta Venezia. Perché a volte, più che mille convegni, è una città a decidere il destino di una leadership.

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