11 May, 2026 - 16:10

Chi deve pagare la tassa etica sul sesso, chi l'ha messa e perché il mondo di OnlyFans è in subbuglio

Chi deve pagare la tassa etica sul sesso, chi l'ha messa e perché il mondo di OnlyFans è in subbuglio

La raccolta firme per rivedere la normativa sulla cosiddetta tassa etica è già partita da qualche giorno.

Chi si ribella a questo balzello ha messo online anche un sito pensato per lo scopo e molti esponenti più o meno noti del mondo dell'hard sono scesi persino in piazza per protestare contro la tassa che, a loro dire, potrebbe mettere in ginocchio nel volgere di pochi mesi l'industria del porno italiano.

Molti creator di OnlyFans hanno fatto sentire la loro voce a Roma davanti alla sede del ministero delle Imprese e del Made in Italy e a Napoli in occasione dell'apertura del Comicon.

Non ci stanno a vedere le loro attività fortemente penalizzate dal fisco.

Ma cosa è successo?

Perché proprio ora il mondo a luci rosse italiano, quello che, soprattutto dalla pandemia ha cominciato a fare affari sul web, è sul piede di guerra contro il governo Meloni?

Tassa etica sul sesso online, il mondo di OnlyFans contro il governo Meloni

Il governo Meloni si trova a fronteggiare la protesta del mondo del porno italiano.

Ma a cosa si fa riferimento quando parliamo di tassa etica?

In pratica, a un'addizionale del 25% che si applica ai redditi derivanti dalla produzione e distribuzione di contenuti pornografici che si somma alla tassazione ordinaria.

Il paradosso è che questa addizionale vale per tutti i creator di contenuti, indistintamente da quanto guadagnano, e poi che non è stata partorita dall'attuale governo.

La tassa etica è vecchia già di oltre vent'anni.

La sua data di nascita, infatti, è da far risalire al 2005, molto prima del boom delle piattaforme di sesso online.

All'epoca, fu un'altra coalizione di centrodestra, quella capitanata da Silvio Berlusconi a mettere a punto la tassa che in origine voleva andare a colpire anche i contenuti del mondo della cartomanzia e dei videogiochi violenti.

Nel tempo, però, la tecnologia si è incaricata di cambiare destinatario della tassa.

Molte case di produzione di contenuti per adulti hanno lasciato l'Italia, ma nel nostro Paese è rimasta la platea dei creator di OnlyFans, tanto per citare una piattaforma, a poter garantire un gettito considerevole.

Come dire: lo Stato si è accorto che la ciccia, ora, sta lì.

Così, alcuni mesi fa, l'Agenzia delle Entrate ha esteso l'imposta ai content creator di OnlyFans, anche a quelli con una Partita Iva a regime forfettario. Ed è per questo che si è scatenato il malcontento generale.

I guadagni con i video sexy

Lo Stato ha voluto colpire i redditi provenienti dalle piattaforme a sfondo sessuale.

Sennonché, tra imposte sul reddito, commissioni da dare alle piattaforme e nuova addizionale, a conti fatti, i guadagni di chi ha reso un lavoro mostrare il proprio corpo in video più o meno piccanti sono fortemente penalizzati, anche del 25%.

Ora: in realtà, secondo alcune stime, l'80% dei creator guadagna già di per sé poco.

E c'è da dire che OnlyFans trattiene già il 20% su ogni transazione, su ogni abbonamento che il creator riesce a generare per il proprio profilo.

Per questo l'interpretazione estensiva della tassa etica data dall'Agenzia delle Entrate metterebbe definitivamente a tappeto chi ha creduto di avere una fonte di guadagno assicurata con un basso investimento.

Le proteste davanti al ministero: "Anche noi siamo made in Italy"

Uno dei volti della protesta è senz'altro quello di Valentina Nappi. Insieme ai Radicali Italiani e a Più Europa, l'ha messa così:

virgolette
La tassa etica è una tassa che vorrebbe abolire il porno italiano tramite uno strumento fiscale. Che significa? Che, anziché bannarlo, rendono nullo quello che guadagni facendo porno indipendentemente dall'entità del tuo giro d'affari: questa è la cosa più grave

Quando la protesta si è spostata sotto al ministero delle imprese e del Made in Italy guidato da Adolfo Urso, il grido di battaglia è stato questo:

virgolette
Anche noi rappresentiamo il made in Italy

In più, in quell'occasione, c'è stata anche Giulia Pastorella, vice presidente di Azione, un altro partito che si batte per la cancellazione della tassa etica:

virgolette
Nessuno, per la professione che ha scelto liberamente di svolgere, può essere discriminato su base morale, tanto più quando tale giudizio proviene da uno Stato che finisce, così facendo, per penalizzare se stesso

hanno affermato Debora Striani e Irene Zambon, coordinatrici della campagna Stop Tassa Etica.

virgolette
La tassa etica penalizza i prodotti pornografici italiani, il nostro made in Italy del settore, e incentiva lo spostamento di capitali verso Paesi in cui i lavoratori non sono oggetto di stigma fiscale. Al di là della mera questione giuridica e tributaria, abolirla significa rimuovere un precedente pericoloso e riaffermare un principio fondamentale: ogni contribuente, ogni cittadino, ha pari dignità di fronte alla legge
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