11 May, 2026 - 10:10

Trump copia "The Boys": dalla statua doro alla reazione di Eric Kripke

Trump copia "The Boys": dalla statua doro alla reazione di Eric Kripke

Prime Video ci aveva abituati a scene assurde, ma stavolta "The Boys" è riuscita a superare perfino se stessa. O forse no: è stata la realtà a fare spoiler. Nella quinta e ultima stagione, Homelander domina la scena con una gigantesca statua dorata che ricorda in modo impressionante quella dedicata a Donald Trump.

Il risultato? Fan sconvolti, social impazziti e una reazione incredula dello showrunner Eric Kripke. La serie più irriverente della TV si ritrova ancora una volta ad anticipare le notizie del mondo reale, in un cortocircuito che rende ogni episodio ancora più disturbante. E mentre i protagonisti si preparano all'ultima resa dei conti, una domanda rimbalza ovunque: "The Boys" è ancora satira o è diventata cronaca?

La statua d'oro di Homelander e il deja vu con Donald Trump?

La quinta stagione di "The Boys", attualmente in onda su Prime Video, sta portando in scena il capitolo finale della guerra tra Homelander e i Boys. Antony Starr torna nei panni del supereroe più terrificante del piccolo schermo, affiancato da Jack Quaid, Karl Urban, Erin Moriarty, Laz Alonso, Chace Crawford, Karen Fukuhara e Jensen Ackles.

Tra sangue, complotti e deliri di onnipotenza, una delle immagini più discusse è quella della colossale statua dorata di Homelander. Un simbolo che ha immediatamente ricordato ai fan le iconografie associate a Donald Trump.

Il parallelo non è casuale: fin dalla prima stagione, Homelander è stato costruito come una caricatura estrema del culto della personalità, del populismo e del nazionalismo americano.

Quando le immagini hanno iniziato a circolare online, Eric Kripke ha condiviso tutto su Instagram con una didascalia tanto semplice quanto esilarante: "Ma davvero, che c***o?". Laz Alonso, interprete di Mother's Milk, ha rincarato la dose con una battuta perfetta: "Qualcuno deve aver fatto trapelare loro le sceneggiature".

Eric Kripke: "The Boys" non riesce più a battere la realtà

Kripke ha poi approfondito la questione in un'intervista a Polygon, confessando di essere ormai esasperato dal fatto che la realtà continui ad anticipare le trovate della serie. Secondo lo showrunner, gli autori cercano di inventare la satira più folle possibile, ma vengono costantemente superati dagli eventi reali.

Non a caso, prima ancora della questione "statua doro", un altro episodio clamoroso aveva già fatto infiammare il web. Quale? La puntata "Every One of You Sons of Bitches", in cui Homelander decide di essere l'unico vero Dio. Appena quarantotto ore prima della messa in onda, Trump aveva pubblicato su Truth Social un'immagine generata con l'intelligenza artificiale che lo ritraeva come Gesù Cristo.

Kripke ha raccontato che, durante le riunioni marketing, temeva che il pubblico giudicasse eccessiva la storyline di Homelander divinizzato. Poi la realtà ha fatto il suo ingresso, dimostrando che nessuna idea era davvero troppo assurda. "È difficile superare la satira di questo mondo", ha ammesso.

Perché la satira di Prime Video oggi sembra un documentario

I parallelismi non finiscono qui. Nella stagione finale, Homelander fa deportare i sostenitori di Starlight in campi di detenzione, un riferimento che molti spettatori hanno collegato alle politiche migratorie adottate da Trump negli Stati Uniti.

La serie continua inoltre a prendere di mira propaganda, fake news, avidità aziendale e radicalizzazione online. Il podcast di The Deep, l'insabbiamento del caso Thomas Godolkin e il crescente fanatismo attorno a Homelander mostrano quanto "The Boys" riesca a leggere il presente con precisione inquietante.

Dopo le polemiche sulla quarta stagione, accusata da alcuni di essere troppo esplicita politicamente, il quinto capitolo sembra aver trovato un equilibrio migliore. Le analogie sono meno didascaliche, ma ancora più efficaci. Il risultato è una stagione che intrattiene e fa riflettere.

Con Rotten Tomatoes in ripresa e un pubblico sempre più coinvolto, "The Boys" conferma di essere molto più di una semplice parodia dei cinecomic Marvel e DC. È uno specchio deformante del nostro tempo. E, a giudicare dagli ultimi episodi, quello specchio fa decisamente paura.

Il cuore di tutto resta Homelander, il villain che più di ogni altro personaggio televisivo degli ultimi anni ha incarnato la trasformazione del leader in divinità pop. Narcisista, violento e assetato di consenso, vuole essere amato anche quando terrorizza il mondo. È questa contraddizione a renderlo così magnetico e, allo stesso tempo, così vicino a certe dinamiche della politica contemporanea.

La forza di "The Boys" sta proprio qui: usare supereroi, esplosioni e humor nerissimo per raccontare il rapporto tossico tra potere e pubblico. Non sorprende quindi che molti spettatori considerino la serie quasi profetica.

Con il finale ormai alle porte, resta da capire se Butcher, Starlight e Hughie riusciranno a fermare Homelander prima che il suo delirio divino diventi definitivo. Una cosa, però, è certa: quando persino Eric Kripke resta senza parole, significa che "The Boys" ha colpito ancora nel segno.

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