11 May, 2026 - 11:29

Garlasco, l'avatar di Sempio e le consulenze: così gli inquirenti riscrivono la dinamica del delitto

Garlasco, l'avatar di Sempio e le consulenze: così gli inquirenti riscrivono la dinamica del delitto

Quasi diciannove anni dopo i fatti, la Procura di Pavia sembra pronta a riscrivere l'omicidio di Chiara Poggi. Al centro dell'inchiesta - ormai chiusa - su Andrea Sempio, amico di lunga data del fratello della vittima, sono finite nuove consulenze tecniche, che includono una ricostruzione in 3D della scena del crimine e l'utilizzo di un avatar digitale dell'indagato. 

L'avatar 3D e la ricostruzione della scena del crimine

La consulenza è stata firmata dall'ingegner Simone Tiddia, che ha realizzato il manichino digitale di Sempio partendo dalle misurazioni antropometriche eseguite dall'anatamopatologa Cristina Cattaneo - incaricata della nuova consulenza medico legale - il 24 ottobre 2025 a Milano.

L'avatar, spiegano La Repubblica, Il Corriere e Il Messaggero, è stato posizionato virtualmente sulla scena del crimine, la villetta di via Pascoli in cui il 13 agosto 2007 fu uccisa Chiara Poggi. L'obiettivo? Verificare la compatibilità tra la struttura fisica del 38enne - che all'epoca aveva 19 anni - e alcune tracce rilevate.

Secondo Tiddia, in particolare, la mano destra di Sempio presenterebbe "profili conformi dal punto di vista strettamente dimensionale" con le proporzioni della traccia palmare "esaltata dai reagenti dattiloscopici" sul muro delle scale che conducono alla cantina di casa Poggi, dove fu trovato il corpo di Chiara.

Non solo. Tale impronta, la famosa "33", sarebbe compatibile con l'eventuale posizione dei piedi di Sempio sul "gradino zero" delle stesse scale. Posizione che combacierebbe con la lettura della Bpa del Ris di Cagliari, secondo cui l'assassino si sarebbe sporto dall'alto per controllare se la vittima fosse morta. 

L'impronta 33 e il nodo dell'identificazione dattiloscopica

Per la Procura, si tratta dell'impronta che "inchioda" Sempio, collocandolo - come farebbe il Dna estratto dai margini ungueali della vittima e attribuito alla sua linea paterna - sulla scena del crimine. Il tutto sulla base di 15 minuzie dattiloscopiche utili all'identificazione, che però, secondo la difesa, non sarebbero sufficienti per un'attribuzione certa.

La stessa impronta - dicono oggi gli inquirenti - potrebbe essere stata prodotta dall'indagato dopo un primo lavaggio in cucina, dove sarebbe stata rilevata una macchia di sangue da gocciolamento sotto il lavandino. In questo contesto si inserisce il ricordo di un investigatore dell'epoca, secondo cui la traccia "sembrava lasciata da una mano bagnata". 

La durata del delitto e le scoperte sull'arma: un martello?

Secondo la nuova ricostruzione investigativa, quel giorno Sempio si sarebbe intrufolato nella villetta per tentare un approccio sessuale nei confronti di Chiara, dopo aver sviluppato una sorta di "ossessione" guardando un video intimo che la ragazza aveva girato con l'allora fidanzato. 

Dopo il rifiuto di lei, l'aggressione a mani nude, i tentativi di difesa e di fuga, la seconda aggressione tra l'ingresso e la scalinata che porta al piano superiore, il trascinamento sulle scale della cantina e gli ultimi colpi. L'arma? Forse "un martello" come quello di cui il padre della giovane denunciò la scomparsa.

Anche se sul punto non ci sono certezze assolute. "Le conclusioni - scriverebbe la Cattaneo nella sua consulenza - riferiscono un esempio del tipo di oggetto e che si tratti di uno strumento comunemente reperibile. Rimane possibile che sia un oggetto con caratteristiche simili in qualche sua parte".

Un'azione omicidiaria più lunga rispetto a quella individuata dalle sentenze che hanno portato alla condanna di Alberto Stasi, che collocavano il delitto tra le 9:12 (ora della disattivazione dell'allarme di casa da parte della giovane) e le 9:35 (ora a partire dalla quale Stasi aveva un alibi). 

La presunta fuga dopo il delitto e l'ipotesi corruzione 

Dopo i fatti, Sempio, sempre secondo gli inquirenti, potrebbe aver lasciato la villetta passando dal retro, per recarsi direttamente verso l'abitazione della nonna, distante circa 400 metri. Qui si sarebbe lavato, prima di tornare a casa, senza mai passare per Vigevano, dove invece si è sempre collocato, presentando a suo supporto uno scontrino del parcheggio di piazza Sant'Ambrogio. 

Più tardi, sarebbe tornato sul posto due volte: da solo e insieme al padre Giuseppe. Tra le ipotesi, quella che all'epoca delle prime indagini che hanno riguardato Andrea, nel 2016, l'uomo - ora indagato a Brescia - possa aver corrotto l'allora procuratore di Pavia Mario Venditti per "un'archiviazione veloce" della posizione del figlio, che continua a proclamarsi innocente. La Procura gli contesta le aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti. 

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