10 May, 2026 - 14:05

Ungheria, Peter Magyar giura come primo ministro: si chiudono 16 anni di governo Orbán

Ungheria, Peter Magyar giura come primo ministro: si chiudono 16 anni di governo Orbán

Con il giuramento di Peter Magyar come nuovo primo ministro, l’Ungheria apre una nuova fase politica dopo 16 anni di governo guidato da Viktor Orbán. La netta vittoria elettorale del partito Tisza segna un cambiamento profondo negli equilibri politici del paese e inaugura una stagione di riforme, rilancio dei rapporti con l’Unione Europea e revisione dell’eredità lasciata dal precedente esecutivo.

Ungheria, l’insediamento di Peter Magyar e la fine dell’era Orbán

Peter Magyar ha prestato giuramento, il 9 maggio 2026, come nuovo primo ministro dell’Ungheria. L’entrata in carica di Magyar ha posto fine a 16 anni di governo di Viktor Orbán.

Magyar, leader del partito di centrodestra Tisza, è emerso come una figura centrale dell’opposizione contro Orbán e il suo Fidesz. Nelle elezioni parlamentari del 12 aprile, il partito di Peter Magyar ha ottenuto il 55,26 per cento dei consensi, superando con un grande distacco il Fidesz, che ha ricevuto il 36,72 per cento dei voti.

"Il popolo ungherese ci ha conferito il mandato di porre fine a decenni di incertezza", ha affermato Magyar.

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Ci ha conferito il mandato di aprire un nuovo capitolo nella storia dell'Ungheria. Non solo di cambiare il governo, ma anche di cambiare il sistema. Di ricominciare da capo.

Il Tisza ha quindi 141 dei 199 seggi del parlamento. Con la maggioranza dei due terzi necessaria, Magyar potrà apportare le riforme previste dal suo programma. Fidesz, invece, ne ha 44. Il partito di estrema destra, Mi Hazánk, ha ottenuto 6 seggi.

I rapporti con l’Unione Europea e le sfide economiche

Magyar ha promesso di combattere la corruzione e annullare diverse politiche dell’amministrazione Orbán. Il neo primo ministro mira anche a ricucire i rapporti con l’Unione Europea, deteriorati durante il governo Orbán.

Peter Magyar ha già tenuto un incontro con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, prima di assumere l’incarico. Magyar tornerà presto a Bruxelles come nuovo primo ministro dell’Ungheria.

Il neo premier ungherese mira a sbloccare i fondi europei sospesi durante il governo Orbán a causa delle controversie sullo stato di diritto e della corruzione in Ungheria. Questi fondi sono necessari per rilanciare l’economia ungherese.

Tra le sfide che deve affrontare il nuovo governo c’è infatti anche il rilancio dell’economia e la riduzione del deficit di bilancio.

Ha attirato inoltre l’attenzione il fatto che, il 9 maggio, la bandiera dell’Unione Europea sia stata issata sul palazzo del parlamento a Budapest dopo circa 12 anni.

L’appello ai funzionari del precedente governo

Il nuovo primo ministro ungherese ha anche fatto un appello ai funzionari e ai dirigenti del precedente governo affinché lascino i propri incarichi entro il 31 maggio.

Magyar non ha risparmiato nessuno e ha aggiunto che “il presidente Tamás Sulyok dovrebbe essere il primo a farlo”, chiedendo esplicitamente anche le dimissioni del capo di stato ungherese.

Prima del 2024 Péter Magyar non era una figura politica particolarmente nota al grande pubblico in Ungheria. Era conosciuto soprattutto negli ambienti governativi e istituzionali perché aveva lavorato in enti pubblici ed era legato all’élite di governo vicina a Viktor Orbán.

La sua notorietà è esplosa dopo la rottura con il sistema Orbán nel 2024, in particolare dopo uno scandalo politico che coinvolse l’allora presidente Katalin Novák e l’ex ministra della Giustizia Judit Varga. Da quel momento Magyar ha iniziato a presentarsi come oppositore del governo. Nel giro di pochi mesi è diventato il principale volto dell’opposizione.

L’arrivo al governo di Peter Magyar rappresenta uno dei cambiamenti politici più significativi nella recente storia ungherese. Forte di una larga maggioranza parlamentare, il nuovo premier punta a trasformare il sistema politico, rilanciare l’economia e ristabilire i rapporti con Bruxelles. Restano però numerose sfide interne, dalla gestione dei conti pubblici alla riorganizzazione delle istituzioni dopo il lungo dominio politico di Orbán e del Fidesz.

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