Il governo Meloni ha deciso di puntare sul nucleare per rispondere (quantomeno nel lungo periodo) al fabbisogno energetico nazionale e come asset strategico contro il caro energia e la crisi dei carburanti legata alla guerra in Iran.
Ieri, i quattro leader di maggioranza, riuniti a Palazzo Chigi per un vertice di governo, hanno convenuto sulla necessità di accelerare l'approvazione della legge delega sul nucleare che prevede il ritorno alla produzione di energia nucleare con la realizzazione di reattori di nuova generazione più sicuri e sostenibili.
Questa mattina, tuttavia, la maggioranza è inciampata sulla nomina di Giorgio Graditi come componente della Consulta dell'ISIN, l'organismo che vigila sulla sicurezza nucleare. Graditi era stato indicato dal governo.
Un inciampo parlamentare apparentemente tecnico che arriva all'indomani della svolta sul nucleare annunciato a Palazzo Chigi. Una circostanza che viene sottolineata da Chiara Braga, capogruppo alla Camera del PD.
Il tema del ritorno al nucleare è ritornato prepotentemente alla ribalta della cronaca politica.
Ieri, nel corso del vertice di maggioranza a Palazzo Chigi, Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi hanno rilanciato la necessità di accelerare il percorso di ritorno all'atomo a cominciare dall'approvazione della legge quadro sul nucleare in discussione in Parlamento.
L'obiettivo dichiarato è l'approvazione entro l'anno con il primo sì nei prossimi tre mesi.
Ha dichiarato oggi il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, a margine dell’Assemblea elettiva annuale della Cia.
La crisi energetica causata dalla crisi iraniana ha reso evidente agli occhi di tutti la fragilità del sistema di approvvigionamento energetico italiano dipendente per un'ampia fetta del suo fabbisogno dalle materie prime importate dall'estero.
La bassa percentuale di energia prodotta con fonti rinnovabili rappresenta un ulteriore limite del cosiddetto 'mix energetico' nazionale che in caso di blocco delle forniture di gas e petrolio - come sta accadendo negli ultimi due mesi - non è sufficiente a coprire le esigenze della nazione.
E' per questo, quindi, che si torna a parlare di nucleare. L’aumento dei prezzi dell’energia, aggravato prima dalla pandemia e poi dalla guerra in Ucraina, e oggi dal blocco dello Stretto di Hormuz, ha spinto il governo a cercare soluzioni che garantiscano maggiore stabilità e indipendenza.
In questo contesto, il nucleare viene presentato come una possibile risposta strutturale: produce molta energia in modo continuo e con basse emissioni di CO₂, quindi si inserisce anche negli obiettivi di transizione ecologica.
Il governo punta su questo tema perché vuole ridurre la dipendenza dall’estero e diversificare il mix energetico nazionale.
Tuttavia, non è una soluzione immediata: la costruzione di nuovi impianti richiede anni, investimenti elevati, tecnologie avanzate e un quadro normativo ancora da definire. Per questo, il nucleare è oggi soprattutto una scelta strategica di lungo periodo, più che una risposta rapida ai problemi attuali.
Questa mattina in Commissione Attività produttive e ambiente della Camera si è votato per la nomina del dottor Giorgio Graditi come componente della Consulta dell'ISIN.
L'ISIN è l'autorità che controlla la sicurezza nucleare e la radioprotezione in Italia e gestisce i rifiuti radioattivi, lo smantellamento dei vecchi impianti e effettua un controllo sulle radiazioni.
Graditi era stato indicato dal governo e per approvare la sua nomina servivano 31 voti, ma la maggioranza si è fermata a 28 facendo saltare la sua elezione.
Il dato da evidenziare è soprattutto politico, poiché dal punto di vista pratico si tratta di una singola nomina che non inciderà sulla stabilità del governo, né andrà a bloccare la politica energetica dell'esecutivo, ma politicamente è rilevante il fatto che il governo sia andato sotto su una sua nomina e su un tema che meno di 24 ore prima era stato indicato come una priorità.
Nel centrosinistra non manca chi legge i fatti di oggi come una prova delle divisioni all'interno della maggioranza anche su temi indicati come strategici ed identitari.
La capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, ha sottolineato il dato politico relativo alla mancata compattezza del centrodestra:
Dice Braga, che poi incalza:
La "sconfitta" arriva mentre Palazzo Chigi rilancia il dossier nucleare, tema tra i più controversi per l'opinione pubblica italiana, che dopo il disastro di Chernobyl nel 1986, approvò con un referendum la chiusura di tutte le centrali nucleari attive sul territorio italiano.
Hanno dichiarato, invece i deputati M5s delle commissioni Attività produttive e Ambiente a Montecitorio, che poi hanno concluso così:
Eppure, tra annunci sul ritorno all’atomo e vertici a Palazzo Chigi, la destra si è fermata davanti al primo passaggio parlamentare legato alla governance della sicurezza nucleare.