Ai più giovani, il suo nome avrà detto poco. E invece, Roberto Savi, alla fine degli anni Novanta, è stato conosciutissimo da chi seguiva la cronaca nera e giudiziaria.
Ex poliziotto, ha fatto parte della cosiddetta banda della Uno bianca, un gruppo criminale che, tra il 1987 e il 1994, si è reso protagonista di qualcosa come 103 reati lasciando dietro di sé una lunga scia di sangue: 23 morti e 115 feriti.
Tra l'Emilia-Romagna e le Marche, la banda di Savi (o meglio: dei Savi, visto che tra i leader c'erano anche i suoi fratelli Alberto, anche lui poliziotto, e Fabio) ha letteralmente seminato il panico assaltando caselli autostradali, supermercati, banche e uffici postali.
Tra le vittime anche membri delle forze dell'ordine, come i tre carabinieri uccisi il 4 gennaio 1991 e l'esecuzione del brigadiere in pensione Pietro Capolungo.
Dopo che per anni erano state seguite piste false, i componenti della banda sono stati assicurati alla giustizia.
Roberto Savi è in carcere dal 1994 e sconta un ergastolo.
Oggi ha 71 anni ed è di nuovo al centro dell'attenzione mediatica perché l'altro giorno è stato intervistato da Francesca Fagnani per il programma di Rai 2 "Belve crime".
Una sua dichiarazione in particolare ha destato scalpore e rischia di diventare un caso politico: finora, Savi aveva sempre negato che la sua banda fosse al servizio di qualcun altro ma, nel caso dell'assalto all'armeria di via Volturno a Bologna del 2 maggio 1991 in seguito al quale persero la vita la titolare Licia Ansaloni e il carabiniere in pensione Pietro Capolungo, ha sostenuto (non esplicitamente a parole, ma annuendo) che non fu così.
Lui e i suoi complici avevano agito su impulso dei Servizi Segreti.
Sarà vero? Sarà una bufala? C'è chi in Parlamento si è alzato chiedendo al governo se c'è qualcosa da sapere dai "bassifondi della nostra Repubblica".
Difficile dare credito a un criminale incallito che anche nel corso del processo ha dato versioni discordanti dei suoi crimini. Ma tant'è: le dichiarazioni che Roberto Savi ha reso a Francesca Fagnani nel carcere di Bollate sono al vaglio della Procura.
Potrebbero essere state pronunciate per ottenere dei benefici. Del resto, già nel 2006, Roberto Savi ha chiesto la grazia al Presidente della Repubblica, naturalmente invano.
Ma potrebbero anche aver squarciato un velo inquietante.
Per questo, in Parlamento, il segretario del Partito Liberaldemocratico Luigi Marattin ha invitato il governo a riferire:
Ma cosa ha detto di preciso Marattin in Parlamento?
Come dire: Marattin ha ricordato che, dalla strage di piazza Fontana al rapimento Moro, già sono parecchie le pagine della nostra storia avvolte da misteri irrisolti:
Marattin, quindi, ha formalizzato una richiesta di informativa al governo:
Marattin ha posto l'accento sulla gravità delle affermazioni di Roberto Savi soprattutto sull'omicidio Capolungo: