Il 24 febbraio 1993 fu condannata in via definitiva per concorso nell'omicidio dell'imprenditore Carlo Mazza, avvenuto nel 1986 per mano dell'allora marito Witold Kielbasinski.
Catturata nel 2000 dopo sette anni di latitanza, ha trascorso in una cella del carcere femminile della Giudecca di Venezia oltre 12 anni di reclusione, seguiti da un periodo di affidamento in prova ai servizi sociali.
Oggi Katharina Miroslawa, ex ballerina, è una donna libera, ma resta nell'immaginario mediatico - che l'ha sempre descritta come "affascinante e pericolosa" - legata all'etichetta di "mantide di Parma".
La storia di Katharina Miroslawa, di origine polacca, si intreccia con quella dell'imprenditore Carlo Mazza negli anni '80, quando la donna, 23 anni, con un lavoro come ballerina nei locali notturni di Parma, incontra l'uomo, di quasi trent'anni più anziano, e - dopo un lungo corteggiamento - inizia a frequentarlo.

Al tempo, la donna è già sposata con Witold Kielbasinski. A legarla a Mazza, secondo quanto ricostruito nelle indagini che avrebbero riguardato la sua morte, avvenuta nel febbraio 1986, non è solo una questione di passione, ma anche (e soprattutto) di denaro.
Al momento del ritrovamento del corpo di Mazza, il 9 febbraio 1986, i sospetti si concentrano proprio sulla ballerina, per via della polizza sulla vita da un miliardo di lire stipulata in suo favore dall'imprenditore. Ben presto, Miroslawa e il marito Witold finiscono a processo: gli inquirenti ritengono che la prima sia stata la mandante dell'omicidio, consumato a colpi di pistola, e il secondo l'esecutore materiale. Il movente? Economico.
In primo grado i giudici li assolvono "per insufficienza di prove". Tuttavia, in Appello, la sentenza viene ribaltata e il quadro accusatorio completamente riletto: vengono tirati in ballo anche il fratello della donna e un conoscente greco, le cui posizioni saranno poi ridimensionate. È solo l'inizio di un lungo iter giudiziario, che passa anche attraverso un Appello bis disposto dalla Cassazione, conclusosi con condanne per tutti gli imputati. Il 24 febbraio 1993 l'ex ballerina viene condannata in via definitiva a 21 anni e 6 mesi di reclusione.
Prima che la pena possa essere eseguita, riesce però a lasciare l'Italia e a rendersi irreperibile. Nel 2000, dopo sette anni di latitanza, viene rintracciata a Vienna e arrestata. Nel 2007, il marito, già condannato definitivamente a 24 anni, ammetterà l'omicidio, cercando di proteggere la donna, sostenendo di aver agito per motivi di gelosia, dopo essere venuto a conoscenza della relazione che la univa all'imprenditore. Versione mai ritenuta credibile dagli inquirenti.
Dal 2000, Miroslawa ha trascorso in carcere circa 12 anni. Poi, grazie ai benefici penitenziari previsti dalla legge, è uscita. Era il 2012 e aveva 50 anni. Da allora, ha sempre continuato a proclamarsi innocente, attribuendo la responsabilità esclusiva dell'accaduto a Witold, dal quale nel frattempo si è separata. Si è risposata e ha avuto dei figli.
Ospite della trasmissione "Belve Crime", condotta dalla giornalista Francesca Fagnani su Rai2, ha dichiarato ora:
Ma è anche tornata su elementi che, a suo dire, durante i processi sarebbero stati poco considerati. Una narrazione che - come all'epoca dei fatti - divide l'opinione pubblica, rendendo il caso di cronaca che l'ha vista protagonista uno dei più discussi della storia d'Italia degli ultimi decenni.