04 May, 2026 - 15:35

Quel 3% che può far "fallire" Schlein: è Calenda il vero rischio per il campo largo

Quel 3% che può far "fallire" Schlein: è Calenda il vero rischio per il campo largo

Anche con il 3%, Carlo Calenda può decidere chi vince le elezioni. E, di conseguenza, può determinare il fallimento del progetto di campo largo costruito da Elly Schlein.

Né con il centrosinistra, né con Giorgia Meloni. Carlo Calenda “balla da solo” e chiude le porte a ogni ipotesi di alleanza o apparentamento. Una scelta che pesa più di quanto potrebbero far supporre i numeri.

Qualche giorno fa, durante la presentazione del libro del leader di Azione, Romano Prodi gli ha ricordato che con percentuali tra il 2,5% e il 3,5% non si governa. 

“Ma con chi lo fai? Da solo?” , gli aveva chiesto. 

Il padre dell’Ulivo ha ragione, quelle percentuali non sono sufficienti per governare, ma in un sistema bipolarista come quello italiano bastano per determinare la vittoria o la sconfitta di una coalizione.

Bastano, ad esempio, a far fallire il progetto progressista di Elly Schlein che – stando ai sondaggi - con l’appoggio di Calenda avrebbe praticamente la vittoria in tasca. Senza, o peggio ancora con una sua alleanza con Meloni, per il centrosinistra non ci sarebbero speranze.

Azione ago della bilancia? Quel 3% che può far perdere Schlein… o Meloni

Altro che alleati litigiosi e divergenze sul programma: chi potrebbe avere davvero il potere di far fallire il progetto del campo largo è Carlo Calenda.

Se l’obiettivo principale della coalizione progressista è sconfiggere Giorgia Meloni alle prossime elezioni nell’autunno del 2027 – ed indubbiamente lo è – allora l’appoggio dell’ex leader del Terzo Polo è determinante.

Attualmente nei sondaggi politici Azione oscilla con percentuali che vanno dal 2,5% al 3,5%. L’ultima Supermedia di YouTrend lo dava al 3,1%, mentre per SkyTG24 si attesta al 3,5%. Numeri contenuti, ma cruciali se inseriti in un quadro di equilibrio tra i due poli.

Lo scarto tra le due coalizioni attualmente oscilla tra l’1,5% e il 5% a seconda degli scenari. Il dato aggregato delle due coalizioni - ovvero, la somma delle percentuali dei partiti (media ponderata dei sondaggi politici al 30 aprile secondo YouTrend) – certifica il campo progressista (Pd, M5S, AVS, IV e +Europa) al 45,6%, un punto abbondante davanti al centrodestra che si ferma al 44,5%.

Un’eventuale alleanza tra il campo progressista e Azione (3,1%) porterebbe il centrosinistra al 48,7%. 
Se Calenda decidesse — ipotesi oggi negata, ma politicamente non impossibile — di allearsi con il centrodestra, gli equilibri cambierebbero in modo netto.

Sommando il 3,1% di Azione, la coalizione guidata da Giorgia Meloni arriverebbe intorno al 47,6%, superando il campo progressista e rendendo molto difficile per Schlein recuperare lo svantaggio.

Calenda decisivo (anche da solo): perché può far saltare il campo largo

In pratica, Carlo Calenda potrebbe far fallire il progetto progressista in due modi: schierandosi con il centrodestra o decidendo di correre da solo. Nel primo caso per Schlein e alleati il margine da colmare sarebbe quasi proibitivo.

L’ipotesi più coerente con le dichiarazioni attuali è però un’altra: Azione che corre in autonomia.
In questo caso, il centrosinistra resterebbe teoricamente in vantaggio, ma con un margine estremamente ridotto. La partita si giocherebbe voto su voto, con un rischio concreto: che Azione sottragga consensi più al campo progressista che al centrodestra.

Questo perché l’elettorato di Calenda si colloca in gran parte nell’area moderata e riformista, cioè nello stesso spazio politico che Schlein prova ad allargare verso il centro.

Lo stesso Calenda ha detto di voler dare “rappresentanza a tanti riformisti che stanno in un'area di centrodestra e centrosinistra".

La mossa di Calenda: restare fuori per essere decisivo?

Ma Calenda cosa dice?

Il leader di Azione ha chiarito di non avere intenzione di stringere alleanze né da una parte, né dall’altra. 

virgolette
No, non siamo nel centrosinistra. Credo che con Meloni siano due facce della stessa sciagura. Decideranno gli italiani, ma credo di dare un'alternativa di voto.

L’ex ministro dello Sviluppo Economico ha chiarito di essere “a lavoro per costruire un’offerta politica indipendente dai due poli, europeista e liberal democratica”.

Calenda, tuttavia, ha anche chiarito i valori per lui “non negoziabili” sulla base dei quali si indirizzerebbe il posizionamento futuro di Azione.

virgolette
Azione ha presentato una serie di punti programmatici chiari (su difesa Ucraina, riarmo per raggiungere l'indipendenza strategica dell'Europa, contrasto a ogni interferenza esterna, politica di investimenti e non di bonus a pioggia, soprattutto su scuola, sanita e sicurezza, ndr): se non ci sono queste condizioni si andrà a costruire quello che serve, cioè un centro liberale ed europeista.”

Ha dichiarato oggi a 'Il caffe della mattina' su Radio24 con Maria Latella, consapevole che Azione sarà determinante in ogni caso per l’esito finale della competizione elettorale.

Il peso reale di Azione: pochi voti, massimo impatto

Il paradosso è tutto qui: Carlo Calenda non ha i numeri per governare, ma può avere quelli per decidere chi governerà.

Se si allea con uno dei due schieramenti, ne rafforza in modo determinante le possibilità di vittoria. Se corre da solo, può comunque influenzare l’esito sottraendo voti decisivi, soprattutto al centrosinistra.

Per Elly Schlein, quindi, il problema non è solo tenere insieme una coalizione eterogenea. È anche fare i conti con un attore esterno che, pur piccolo, può risultare decisivo.

E in una competizione così equilibrata, anche il 3% può fare la differenza tra vincere e perdere.

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