Scordatevi i pirati alla Johnny Depp: nel caso di Israele e della Global Sumud Flotilla non c'entrano nulla. Firmato Vittorio Feltri.
Il direttore, nella sua consueta rubrica sul Giornale, diritto internazionale alla mano, ha detto la sua sul presunto atto di pirateria di cui si sarebbe macchiato il governo Netanyahu e di cui tanto si discute in questi giorni.
Feltri ha sostenuto che "quando le parole vengono utilizzate a casaccio, il dibattito pubblico smette di essere un confronto e diventa una recita".
Per di più: una recita che vede sempre e comunque un protagonista negativo, Israele.
Mai dire "pirateria" a un vecchio lupo di mare (almeno quello delle vicende politiche nazionali e internazionali) come Vittorio Feltri:
Insomma: il governo Netanyahu può stare tranquillo da questo punto di vista: da tutto deve difendersi, tranne che dalle nuove accuse piovutegli addosso dall'equipaggio della Flotilla:
Pane al pane, vino al vino: Feltri ricorda che cos'è la Flotilla: "Non è una spedizione neutrale di benefattori disinteressati. È una iniziativa apertamente politica, che dichiara senza ambiguità il proprio obiettivo: forzare il blocco marittimo imposto da Israele su Gaza":
Feltri, a questo punto, ha fatto presente che Israele era a un bivio: aspettare che le imbarcazioni entrassero nelle proprie acque territoriali oppure dare il via a un'operazione preventiva.
Fatto sta che le polemiche sono esplose proprio per la scelta di Israele di intervenire quando i flotilleros erano ancora in acque internazionali. Ma anche in questo caso, in punta di diritto, a leggere Feltri, Israele non si è messa dalla parte del torto:
Ora, il direttore ha ammesso che si può discutere se queste condizioni siano state rispettate. Ma tant'è: non bisogna cadere nella trappola di addossare a Israele automaticamente tutte le colpe del conflitto in Medio Oriente:
Come detto: scordiamoci Johnny Depp: