L'ultima battaglia che si attesta, a 83 anni, è quella contro il ministro della Cultura Alessandro Giuli che ha deciso di mandare gli ispettori alla Biennale di Venezia in quanto il suo presidente, Pietrangelo Buttafuoco, ha deciso, nonostante il parere avverso del governo e dell'Europa, di ospitare anche gli artisti russi.
Luciano Canfora ha dato un'intervista sul caso al Fatto Quotidiano con la quale mira a far arrivare forte la sua voce.
A Venezia, in occasione della Biennale che sarà inaugurata il prossimo 9 maggio, è in corso una vera e propria lotta intestina alla destra. Pietrangelo Buttafuoco, intellettuale di quell'area politica e voluto dal governo di centrodestra alla guida dell'istituzione culturale lagunare, è in aperta polemica con lo stesso esecutivo perché ha scelto di aprire le porte anche alla Russia.
Per lui, i suoi artisti sono da salvaguardare malgrado il regime di Putin. Non vede il rischio che possano essere strumentalizzati dalla propaganda del regime.
Fatto sta che il governo, nello specifico il ministro della Cultura Alessandro Giuli, è di parere completamente diverso. E, come anticipato dal Corriere della Sera, ha deciso di mandare gli ispettori in laguna per capirne di più.
Proprio questa cosa, però, indigna Luciano Canfora:
Per il professore emerito di Filologia greca e latina presso l'Università di Bari, questo significa che anche l'iniziativa di Giuli non si rivelerà altro che un buco nell'acqua.
Per Luciano Canfora, Pietrangelo Buttafuoco fa benissimo a tutelare gli artisti russi, a tenerli separati dal giudizio politico che si può maturare nei confronti di Putin:
Per il professore, quindi, inutile parlare di "guerra ibrida". I regimi non si impongono (anche) attraverso la cultura, non si "normalizzano", attraverso gli artisti che non ne prendono le distanze e che continuano a lavorare in tutto il mondo.
Del resto, si sa, Canfora, anche sull'invasione russa in Ucraina, ha un giudizio complesso: