“Biciclette mai viste e orari falsati: se avessero fatto queste domande, il caso sarebbe chiuso da tempo”. Il Maresciallo Francesco Marchetto rompe il silenzio sul Canale 122: accuse pesanti sulla gestione delle indagini e perquisizioni fantasma.
Non è un mistero, ma una ferita aperta che continua a sanguinare quella del delitto di Garlasco. Durante lo “Speciale Garlasco” a Incidente Probatorio in onda su Canale 122 – Fatti di Nera, il Maresciallo Francesco Marchetto ha rilasciato dichiarazioni destinate a far discutere, puntando il dito contro quelli che definisce "mancati riscontri" fondamentali, mai effettuati in quasi due decenni.
Il Maresciallo Marchetto solleva interrogativi cruciali che, a suo dire, avrebbero potuto cambiare radicalmente il corso delle indagini. Il cuore della polemica riguarda la testimonianza di Stefania Cappa e di sua madre, le cui versioni presenterebbero incongruenze mai verificate dagli inquirenti dell’epoca.
Il giallo della bicicletta nera: "Stefania Cappa dichiarò che la famiglia possedeva una bicicletta nera. È possibile che, dopo averla sentita 4 o 5 volte, nessuno sia andato a visionare il mezzo o abbia redatto un’annotazione di polizia giudiziaria? Sentire una persona all’infinito è inutile se non verifichi l’oggetto del reato."
Il buco temporale di 45 minuti: "La madre di Stefania Cappa dichiara di essere uscita di casa alle 9:15 – dichiara il Maresciallo Marchetto - eppure, un commerciante di Garlasco la vede chiaramente transitare davanti alla sua attività alle 8:30. Perché non è stata richiamata per spiegare questa discrepanza? Erano domande semplici, elementari, che non sono mai state poste."
Marchetto non si ferma alle testimonianze e sposta l'attenzione su Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni. Nonostante la condanna, il Maresciallo evidenzia una lacuna procedurale che definisce inspiegabile: "Perché su tre decreti di perquisizione presso l'abitazione di Stasi, nessuno è mai entrato nel capannone? I decreti parlano chiaro: si può perquisire ogni luogo nella disponibilità dell'indagato. Eppure quel luogo è rimasto un'ombra."
Nel corso della trasmissione, è intervenuto anche l’Avvocato Taormina, richiamando le parole del Colonnello Cassese sulla famosa "impronta 33". Marchetto, pur confermando che "col senno di poi siamo tutti professori", ribadisce che la risoluzione del caso era a portata di mano: "Se avessero fatto quelle domande subito, non saremmo qui dopo 18 anni."
Il Maresciallo conclude con una riflessione amara sulla sentenza Stasi: "È una mia opinione personale, ma quando ho detto che è colpevole, ho anche aggiunto che gli hanno dato poco."
Un intervento che riapre il dibattito su uno dei casi di cronaca nera più mediatici d’Italia: fu davvero fatta ogni ricerca possibile o la verità è rimasta intrappolata tra domande mai fatte e luoghi mai perquisiti?