28 Apr, 2026 - 20:09

Crisi in Medio Oriente, energia più cara nel 2026: la Banca Mondiale avverte sul più grande aumento dei prezzi dal 2022

Crisi in Medio Oriente, energia più cara nel 2026: la Banca Mondiale avverte sul più grande aumento dei prezzi dal 2022

Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente continuano a produrre effetti rilevanti sull’economia globale, in particolare sui mercati energetici. L’ultimo rapporto della Banca Mondiale evidenzia come il conflitto con l’Iran e le interruzioni nei flussi commerciali stiano generando forti pressioni sui prezzi, con possibili ripercussioni su inflazione e crescita economica a livello mondiale.

Prezzi dell’energia in forte aumento nel 2026

Secondo il rapporto pubblicato il 28 aprile 2026, i prezzi dell’energia sono destinati a crescere del 24 per cento nel corso dell’anno. Alla base di questo incremento vi sono la guerra con l’Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz, che stanno causando uno shock significativo alle catene di approvvigionamento globali.

Si tratta del rialzo più marcato dai tempi dell’inizio della guerra tra Russia e Ucraina nel 2022. Il rischio è quello di una consolidazione dei livelli elevati di inflazione e di un rallentamento dello sviluppo economico. Sarebbero colpiti in particolare i paesi emergenti.

Nel complesso, i mercati delle materie prime stanno attraversando una fase di forte volatilità, con un aumento previsto del 16 per cento dei prezzi complessivi, trainato soprattutto da energia e fertilizzanti.

Il ruolo dello Stretto di Hormuz e le interruzioni dell’offerta

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno snodo cruciale per il commercio globale di petrolio. Circa il 20 per cento delle esportazioni mondiali via mare attraversa questa rotta commerciale. Durante il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, il traffico marittimo nell’area ha subito gravi interruzioni. Ciò ha segnato la più significativa crisi delle forniture petrolifere mai registrata.

Secondo il rapporto, gli effetti degli attacchi alle infrastrutture energetiche e delle difficoltà logistiche continueranno a mantenere i prezzi elevati anche nel prossimo futuro. 

Prospettive del petrolio e incognite sull’offerta globale

La Banca Mondiale prevede che il prezzo medio del petrolio Brent si attesterà intorno agli 86 dollari al barile nel 2026, rispetto ai 69 dollari del 2025. Questa stima si basa sull’ipotesi che le interruzioni più gravi si attenuino entro maggio e che i flussi commerciali tornino gradualmente ai livelli precedenti al conflitto entro la fine dell’anno.

Tuttavia, il rapporto della Banca Mondiale delinea uno scenario caratterizzato da forte incertezza e volatilità nei mercati energetici globali. L’istituzione avverte che un eventuale prolungamento o ampliamento della guerra potrebbe aumentare ulteriormente la pressione sui prezzi.

A complicare il quadro si aggiunge la decisione degli Emirati Arabi Uniti di uscire dall’OPEC e dall’OPEC+ a partire dall'1 maggio. Non è immediatamente chiaro il risultato di questa decisione. Un aumento della produzione potrebbe contribuire a calmierare i prezzi o, al contrario, una minore coordinazione tra i principali produttori finirebbe per accentuare l’instabilità del mercato.

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