All’inizio di Euphoria, il rapporto tra Jules e Cal Jacobs (il padre di Nate) è un incubo: un appuntamento in motel, un uomo adulto che la filma di nascosto, e solo dopo la scoperta che è il padre del ragazzo più pericoloso della scuola. Nella testa di chi guarda è un marchio a fuoco: lui è il predatore, lei la ragazza che rischia di essere distrutta da quel video.
Per questo, quando nella stagione 3, e in particolare nell’episodio 3, li rivediamo vicini, la sensazione è straniante: com’è possibile che Jules gli parli, che lo ascolti, quasi che lo vedesse come un essere umano e non solo come il suo carnefice?
(Per parlarne è praticamente impossibile non fare spoiler della terza stagione).
Per capire quanto sia spiazzante questo riavvicinamento bisogna tornare alla prima stagione. Cal frequenta minorenni e persone trans in motel anonimi, registra ogni incontro su una serie di DVD nascosti, e usa il suo potere economico e sociale per tenere tutto sotto controllo. Per Jules, l’appuntamento con lui è all’inizio un incontro come altri, poi diventa un incubo quando scopre il legame con Nate.
Il video finisce nelle mani del figlio, che lo usa per manipolarla, ricattarla, zittirla. Nella dinamica che la serie costruisce, Cal è l’uomo che, con il suo desiderio e la sua telecamera, mette Jules nella posizione perfetta per essere usata e ferita da Nate. È questo che rende disturbante, oggi, vederla stare accanto a lui al matrimonio, lasciarsi guardare, ammiccare, addirittura, senza scappare.
Nella terza stagione, dopo il salto temporale, tutti i personaggi sembrano più stanchi, più adulti, o più segnati di prima. Cal è un uomo invecchiato, che ha perso il controllo della famiglia e di se stesso, dopo esser stato accusato per i suoi gravi reati. Nelle prime puntate della stagione 3 viene esplicitato che il padre di Nate è registrato come sex offender dopo l’arresto alla fine della seconda.
Jules è cresciuta e ha cambiato città e, durante il matrimonio di Nate e Cassie, i due si ritrovano nello stesso spazio per la prima volta dopo anni. La regia insiste sui dettagli: lo sguardo esitante di lui, il modo in cui lei lo osserva, non più terrorizzata ma lucida, addirittura incuriosita, attratta?
Non c’è un grande confronto tra i due, non c’è un “ti perdono” esplicito, ma c’è il gesto che ci lascia inquieti: Jules non lo evita e non lo distrugge, anzi, sceglie di restare lì a sentire cosa ha da dire quest’uomo che un tempo l’ha messa in pericolo (e che continua a fare apprezzamenti nei suoi confronti).
Questa ambivalenza non nasce dal nulla. Eric Dane, che interpreta Cal, nelle interviste ha spiegato come la terza stagione scavi di più nella vergogna e nella solitudine del suo personaggio, provando a mostrarlo anche fuori dalla maschera del mostro.
La serie gioca su questi fili sottili. Di certo non redimere Cal, ma usa il suo crollo per far vedere quanto siano tossiche le regole di genere e di potere che l’hanno formato e che hanno ferito Jules. Hunter Schafer, invece, a Variety, ha parlato del bisogno di non tenere Jules bloccata per sempre nel ruolo di vittima, ma di mostrarla mentre rinegozia il suo rapporto con il trauma: è come se si illudesse di avere lei il controllo.
In questo senso, quella specie di comprensione che vediamo nell’episodio 3 non è una carezza al carnefice, ma un gesto in cui Jules sceglie di decidere lei chi è rispetto a Cal, complice il suo attuale lavoro da sugar baby.
È una scelta narrativa rischiosa, che può risultare disturbante, e che potrebbe aprire ad altre interazioni più cupe tra i due.