Aveva 25 anni e una vita ancora tutta da vivere quando, lo scorso 22 aprile, è stato trovato morto all'interno della caserma in cui prestava servizio come maresciallo dell'Arma dei carabinieri a La Spezia.
Giovanni Sparago, originario di Curti, in provincia di Caserta, aveva mostrato, secondo i familiari, segnali di disagio legati all'ambiente lavorativo. Da qui la richiesta presentata alla Procura attraverso i propri legali.
Nell'istanza, come confermato a Tag24 dall'avvocato Raffaele Gaetano Crisileo, che li rappresenta, i genitori del 25enne chiedono di essere ascoltati dagli inquirenti e poter fornire elementi ritenuti utili all'attività investigativa, come chat in cui il ragazzo avrebbe parlato con loro, nel tempo, di angherie subite sul luogo di lavoro. Il fascicolo aperto dalla Procura di La Spezia, un atto dovuto, è al momento per istigazione al suicidio a carico di ignoti. Per i familiari, è necessario invece che si proceda "contro persone note".
Secondo quanto emerso finora, lo scorso 22 aprile Giovanni avrebbe preso parte a un briefing operativo insieme ad altri militari. A un certo punto, però, si sarebbe allontanato, raggiungendo un'altra stanza della struttura. Lì avrebbe impugnato la pistola d'ordinanza, sparandosi alla tempia sinistra. Un colpo che non gli ha lasciato scampo.
La Procura di La Spezia dovrà fare luce sull'accaduto, verificando se, come ritengono i familiari del giovane, all'interno della caserma ci fosse un clima ostile.
Nei giorni scorsi, in una lettera aperta inviata alla stampa, il padre Michele aveva scritto:
A detta dei genitori, Giovanni era un ragazzo "solare, con dei progetti": sognava di frequentare l'Accademia Militare e di diventare ufficiale. Si attende ora una risposta da parte della pm.