27 Apr, 2026 - 12:50

"Io non voglio chiudere..." perché Salvini teme il blocco del Paese come ai tempi del Covid?

"Io non voglio chiudere..." perché Salvini teme il blocco del Paese come ai tempi del Covid?

Il 1 maggio scade la seconda proroga del taglio delle accise sui carburanti e a Palazzo Chigi sono al lavoro per trovare le risorse per estendere ulteriormente lo sconto su benzina e gasolio, senza il quale i prezzi rischierebbero rialzi record.

Gli autotrasportatori hanno proclamato un fermo nazionale dal 25 al 29 maggio, confermato anche dopo il vertice della scorsa settimana al Ministero dei Trasporti. Preoccupato per le possibili ripercussioni dello sciopero degli autotrasportatori è il vicepremier Matteo Salvini che teme il blocco del Paese come ai tempi del Covid.

Il ministro dei Trasporti è ritornato ad attaccare l'UE e i paletti sui conti pubblici - vedi Patto di Stabilità - che non consentirebbero al governo di adottare misure necessarie per il Paese. 

Cosa succede il 25 maggio? Il Paese rischia il blocco 

L'impatto della crisi iraniana sull'economia nazionale diventa sempre più preoccupante con il passare delle settimane. Il fronte più caldo resta sempre quello energetico con il perdurare del blocco dello Stretto di Hormuz e il secondo decreto sul taglio delle accise in scadenza.

Il governo è a lavoro per un ulteriore rinnovo anche dopo la scadenza del 1 maggio, ma la coperta è corta e recuperare le risorse restando nei paletti del Patto di Stabilità non è semplice. 

Tra le categorie più colpite dagli aumenti del costo di benzina e gasolio sono gli autotrasportatori che hanno annunciato un fermo nazionale di quattro giorni, dal 25 al 29 maggio, che se dovesse essere confermato causerebbe gravissimi disagi nella catena di approvvigionamenti dei beni di consumi che in Italia viaggiano principalmente su gomma. 

La scorsa settimana le principali associazioni dell'autotrasporto hanno incontrato il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, confermando le giornate di blocco dei tir.

Per adesso lo sciopero resta confermato, ma i rappresentanti sindacali del settore hanno accolto positivamente l’apertura del governo, che si è impegnato a intervenire per compensare, almeno in parte, i rincari subiti con misure che favoriscano la liquidità all’intero comparto trasportistico. 

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Il tempo, però, non gioca a favore. Bisogna agire subito: senza misure rapide, molte imprese rischiano di fermare i mezzi nei piazzali perché non hanno i soldi per riempire i serbatoi, ben prima dell’avvio del fermo previsto tra un mese.

A lanciare l'allarme è la Cgia di Mestre.

Salvini attacca Bruxelles: "Non voglio chiudere come ai tempi del Covid"

Particolarmente preoccupato dalle ripercussioni del blocco dei tir è il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, che ha sottolineato la necessità di trovare risorse per andare incontro alle aziende di autotrasporto perché "il taglio delle accise sui bilanci delle aziende di autotrasporto non arriva."

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C'è uno sciopero già oggi convocato per il 25 maggio per una settimana, bloccare l'Italia per una settimana significa il caos. Significa la paralisi, significa tornare ai tempi del Covid e chiudere. E io non voglio chiudere''.

Il riferimento al Covid è simbolico, ma forte. 

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''Io so che non posso bloccare il paese e se si fermano i camionisti si blocca il paese, si svuotano i negozi e non posso non posso permettere che succeda, quindi o l'Europa ci permette di aiutare o aiutiamo fregandocene di quello che ci dice l'Europa. 

Ha detto Salvini.

Cosa succede se i tir si fermano per 4 giorni?

Il rischio di uno stop nazionale dell’autotrasporto riaccende i timori per la tenuta della logistica italiana. Dal 25 al 29 maggio i camionisti minacciano un fermo che potrebbe mettere in crisi l’intero sistema di approvvigionamento.

In un Paese dove la maggior parte delle merci viaggia su gomma, anche pochi giorni di blocco possono avere effetti immediati.

I primi segnali si vedrebbero nei supermercati, con scaffali progressivamente più vuoti e difficoltà nel reperire prodotti freschi. A cascata, l’industria potrebbe rallentare per la mancanza di materie prime e componenti essenziali. Il risultato sarebbe un effetto domino capace di colpire produzione, commercio e distribuzione.

Non meno rilevanti i disagi per i cittadini, tra possibili rincari e carenze temporanee di beni di largo consumo. Il settore energetico resta uno dei nodi centrali della protesta, con l’aumento dei costi del carburante che mette in ginocchio molte imprese di trasporto.

Quattro giorni possono sembrare pochi, ma in un sistema interconnesso come quello attuale bastano a creare un impatto significativo sull’economia e sulla vita quotidiana degli italiani.

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