Dopo sette mesi di polemiche e velenosi scambi di accuse si conclude la vicenda Beatrice Venezi al Teatro La Fenice di Venezia che ha deciso di “annullare tutte le collaborazioni future” con la direttrice d’orchestra lucchese.
La notizia è arrivata nel pomeriggio di ieri – domenica 26 aprile – con un comunicato ufficiale della Fondazione Teatro La Fenice in cui si faceva riferimento alle dichiarazioni rilasciata dal maestro Venezi nei giorni scorsi al quotidiano argentino "La Nacion", giudicate “lesive e offensive” del valore artistico e professionale dell’Orchestra e della Fondazione.
La comunicazione, fatta direttamente dal sovrintendente Nicola Colabianchi, è stata accolta con un applauso nella sala del teatro durante l’esecuzione del “Lohengrin” di Wagner a riprova del controverso rapporto tra le maestranze e la nuova direttrice.
E’ calato il sipario sulla controversa vicenda legata alla nomina della 36enne direttrice d’orchestra di Lucca, Beatrice Venezi a La Fenice: il prossimo 1 ottobre non entrerà in carica come direttrice musicarle stabile del prestigioso teatro lagunare.
La Fondazione Teatro La Fenice, presieduta dal sindaco di Venezia Luigi Brugnano, ha annunciato tramite il soprintendente Nicola Colabianchi la decisione di “annullare tutte le collaborazioni future con la maestra Beatrice Venezi”.
Nella nota si spiega che la decisione sarebbe stata presa a seguito delle “reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche della maestra, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua Orchestra”.
Il riferimento è ad un’intervista rilasciata da Venezi lo scorso 23 aprile al quotidiano argentino “La Naciòn” in cui la direttrice d’orchestra italiana, per giustificare le proteste suscitate dalla sua nomina alla guida del prestigioso teatro veneziano dichiarava:
“Io non ho padrini, questa è la differenza. Non provengo da una famiglia di musicisti. È un’orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio.”
E poi aggiungeva:
“Sono una donna, ho 36 anni, sono la prima direttrice del Teatro La Fenice e voglio portare un cambiamento. Questo è il punto principale. Hanno paura del cambiamento, del rinnovamento. È più facile rimanere ancorati alle vecchie abitudini. Ma è così che muore un teatro”.
Sarebbe stata questa frase a costarle il posto di direttore musicale del Teatro La Fenice.
ha sottolineato il soprintendente Colabianchi.
La Fondazione, aggiunge:
L’intervista al quotidiano argentino, tuttavia, è solo l’ultimo atto di una vicenda durata sette mesi.
Da allora si sono susseguiti scioperi, cortei, volantinaggi, spillette anti-Venezi indossate da orchestrali e pubblico, fino alla richiesta di dimissioni del sovrintendente. Una protesta non diretta alla persona ma contro il curriculum di Venezi, non ritenuta all'altezza del prestigio della Fenice.
Ieri pomeriggio, l’atto finale con la clamorosa revoca dell’incarico che avrebbe avuto una durata quadriennale.
La vicenda è anche politica, poiché la nomina di Venezi è stata letta nel centrosinistra come una scelta politica imposta dall’alto in quanto culturalmente di destra.
Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, in una nota ha preso atto “della decisione di Nicola Colabianchi, assunta in autonomia e indipendenza”, confermando al sovrintendente “la sua più completa fiducia”.
Con l’auspicio, ha aggiunto, “che tale scelta possa sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni d’ogni ordine e grado, nell’interesse del Teatro e della città di Venezia”.
Secondo il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Alfredo Antoniozzi Beatrice Venezi è stata rimossa “per un'opinione legittima che non era affatto lesiva del decoro della Fenice. È stata rimossa perché è culturalmente di destra. Oltre che essere brava".
La deputata di Avs, Elisabetta Piccolotti, invece accusa: