23 Apr, 2026 - 15:13

Assolto per l'omicidio del padre, Alex Cotoia ora chiede il risarcimento: "Ingiustamente incarcerato"

Assolto per l'omicidio del padre, Alex Cotoia ora chiede il risarcimento: "Ingiustamente incarcerato"

Aveva appena 18 anni quando, nell'aprile del 2020, impugnò un coltello da cucina e uccise il padre, Giuseppe Pompa, 67 anni, nell’abitazione di famiglia a Collegno, nel Torinese. I giudici che lo hanno assolto in via definitiva hanno stabilito che agì per difendere sé stesso e i familiari dall’ennesima aggressione dell’uomo.

Oggi Alex Cotoia — che nel frattempo ha preso il cognome della madre — ha 24 anni e, con fatica, sta provando a ricostruirsi una vita. Insieme ai suoi legali, Claudio Strata ed Enrico Grosso, ha presentato nei giorni scorsi alla Corte d'Appello di Torino un’istanza per ottenere un risarcimento per l'ingiusta detenzione subìta.

L'iter giudiziario lungo e complesso di Alex 

L'iter processuale che ha riguardato Alex è stato lungo e complesso. Dopo una prima assoluzione in primo grado, nel 2023 il giovane fu riconosciuto colpevole di omicidio volontario e condannato dalla Corte d'Assise d'Appello di Torino a 6 anni, 2 mesi e 20 giorni.

"La Procura aveva chiesto 14 anni - ricorda l'avv. Strata a Tag24 -, ma la Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi, dichiarò illegittima la norma del codice rosso che impediva ai giudici di ritenere prevalenti le circostanze attenuanti come la provocazione nei casi di omicidio aggravati dal vincolo familiare". 

Una decisione che incise sulla determinazione della pena. Nel luglio 2024, intervenne poi la Cassazione, che annullò la condanna disponendo un nuovo giudizio d'Appello. Nel processo bis, celebrato nel 2025, Alex è stato assolto. Lo scorso ottobre, l'assoluzione è diventata irrevocabile. 

I 539 giorni di detenzione e la richiesta di risarcimento 

Alex, quindi, è libero. Ma per 539 giorni ha trascorso la sua vita tra il carcere e gli arresti domiciliari, in attesa della sentenza che alla fine lo ha assolto. Questo il motivo per cui ora, insieme ai suoi legali, ha presentato un'istanza per ottenere un indennizzo per ingiusta detenzione.

"Già il giudice di primo grado aveva compreso che non c'era nessun profilo di pericolosità in capo al ragazzo, tanto meno un rischio di reiterazione del reato", spiega ancora Strata. "Alex non avrebbe potuto riversare questo tipo di comportamento nei confronti di un'altra persona".

"Non era uno che ne combinava tutti i giorni qualcuna, non era un rapinatore incallito, che se rimesso in libertà avrebbe certamente ricominciato a procurarsi somme di denaro derubando persone in giro. Eppure sia il gip Stefano Vitelli che il tribunale della Libertà ravvisarono un pericolo".

"Noi - continua l'avvocato - abbiamo sempre sostenuto che non ci fosse la necessità di una misura cautelare. Quello di cui si era macchiato, l'omicidio del padre, era un fatto irripetibile. Tra l'altro, Alex si era subito mostrato collaborativo, parlando sia con il pm che con il gip. Era stato lui stesso quella sera a chiamare i carabinieri". 

Le dichiarazioni dell'avvocato Claudio Strata

La speranza è, insomma, che Alex possa ora recuperare ciò che ha perso. Anche se il tempo e la libertà negati non potrà mai riaverli indietro. "Abbiamo fatto una quantificazione di massima tenendo conto delle tabelle esistenti (che associano a ogni giorno trascorso in carcere o ai domiciliari una cifra, ndr), chiedendo poi un indennizzo ulteriore per l'impatto che la carcerazione ha avuto sul ragazzo".

Nell'immediatezza dei fatti Alex finì in carcere. Poi gli furono concessi i domiciliari, scontati inizialmente a casa di un compagno di classe - la cui famiglia si era offerta di aiutarlo, insieme ad altre, visto che in quella fase non poteva avere contatti con i suoi familiari - e successivamente dai nonni. I tempi per il risarcimento saranno, probabilmente, lunghi, "per via delle carenze strutturali del sistema giustizia". 

Intanto, Alex, sta provando a ricostruirsi una vita. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, era stato costretto a interrompere i suoi studi, lavorando come portiere in un hotel. "Oggi vive a Treviso con la sua fidanzata - conclude il suo legale - L'industriale Paolo Fassa lo ha assunto come dipendente, colpito dalla sua storia e convinto delle sue capacità". Una possibilità che segna un nuovo inizio. 

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