Il flusso di petrolio russo verso l’Europa centrale torna al centro dell’attenzione dopo mesi di tensioni politiche e interruzioni tecniche lungo l’oleodotto Druzhba. La ripresa delle forniture verso la Slovacchia segna un passaggio rilevante in una vicenda che ha coinvolto anche Ungheria e Ucraina.
Il ministro dell'Economia della Slovacchia, Denisa Saková, ha annunciato nella mattina del 23 aprile 2026 che il flusso di petrolio russo verso la Slovacchia attraverso l'oleodotto Druzhba è ripreso.
La controversia che riguarda il blocco dei flussi di petrolio tramite questo oleodotto, che attraversa l'Ucraina, ha aumentato negli ultimi mesi le tensioni tra Kiev, Budapest e Bratislava. L’Ungheria ha optato nel mese di febbraio per un veto ad un prestito di 90 miliardi di euro destinato all'Ucraina, nonostante fosse stato inizialmente concordato a dicembre 2025.
Il veto ungherese è stato superato il 22 aprile, dopo la ripresa del flusso di petrolio russo verso il paese. La compagnia energetica ungherese MOL Group ha comunicato di aver ricevuto informazioni da Ukrtransnafta, ovvero l’operatore della parte ucraina dell’oleodotto, che "ha informato il ministero del Petrolio che la ricezione di petrolio greggio dalla Bielorussia attraverso il sistema di oleodotti Druzhba è iniziata in Ucraina” a mezzogiorno della giornata odierna."
Il flusso di petrolio russo verso la Slovacchia e l’Ungheria, che attraversa l’oleodotto Druzhba, si è interrotto alla fine del mese di gennaio. Budapest e Bratislava hanno accusato l'Ucraina di aver deliberatamente bloccato il transito di greggio. Kiev ha affermato che l'interruzione è avvenuta dopo che l’oleodotto era stato danneggiato da un attacco di droni russi e che richiedeva lavori di riparazione.