23 Apr, 2026 - 13:25

La Corte Ue promuove i centri in Albania? Arriva il parere che fa sorridere Meloni (ma c’è un limite decisivo)

La Corte Ue promuove i centri in Albania? Arriva il parere che fa sorridere Meloni (ma c’è un limite decisivo)

Il protocollo tra Italia e Albania sui centri per migranti supera, almeno in linea di principio, l’esame del diritto europeo.

E' quanto si evince dalle conclusioni dell'avvocato generale presso la Corte di Giustizia dell'Unione Europea, Nicholas Emiliou, nell'ambito della controversia sollevata dai ricorsi di due migranti che, nell'ottobre del 2024, erano stati trasferiti nei centri per i rimpatri italiani in Albania. 

In sintesi, l'avvocatura generale della Corte Ue ha stabilito che il protocollo Italia-Albania in materia di migrazioni è "compatibile con la normativa Ue" sulle procedure di rimpatrio e di asilo, "a condizione che i diritti dei migranti siano pienamente tutelati".

Un via libera, dunque, ma non incondizionato poiché la compatibilità dipende dal rispetto delle garanzie fondamentali dei diritti dei migranti in capo al Governo italiano.

La posizione della Corte di Giustizia Ue è sicuramente una buona notizia per Palazzo Chigi che ha fatto del protocollo albanese e dei cpr extraterritoriali uno dei pilastri della sua politica sui migranti.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito le parole dell'avvocato generale Emiliou "una notizia importante" che "conferma la validità della strada che abbiamo indicato e quanto siano costati all’Italia due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate".

In maggioranza si canta vittoria per il parere dell'avvocatura generale in attesa della decisione della Corte di Giustizia Ue.

Migranti, cosa ha detto la Corte Ue sui cpr in Albania?

Le notizie che arrivano dal Lussemburgo rappresentano sicuramente un passo avanti nella battaglia del governo per il funzionamento dei due centri per migranti realizzati in Albania.

Un passo avanti, ma non una vittoria definitiva, poiché quella arrivata oggi - giovedì 23 aprile - non è la decisione definitiva della Corte di Giustizia Ue, bensì il parere dell'avvocatura generale che - seppur non vincolante per i giudici - fornisce una possibile soluzione giuridica per dirimere il quesito alla base del procedimento.

Qui occorre fare un passo indietro.

L'avvocato generale Nicholas Emiliou si è espresso su una richiesta di chiarimenti, avanzata dalla Corte di Cassazione italiana, in merito alla compatibilità della normativa nazionale sui centri in Albania e il diritto Ue.

Era l'autunno del 2024 e la Corte di Appello di Roma aveva accolto i ricorsi di due migranti trasferiti nei cpr albanesi, respingendo i decreti di trattenimento emessi dal Viminale. La tesi di fondo era che l'incompatibilità della normativa nazionale con il diritto Ue. Della questione venne investita la Corte di Cassazione, che girò il quesito alla Corte Ue.

Oggi è arrivato il parere dell'avvocatura generale secondo il quale il diritto dell’Unione non vieta la creazione di centri di trattenimento fuori dal territorio nazionale, aprendo alla legittimità del modello previsto dal Protocollo Albania.

La compatibilità con il diritto europeo, tuttavia, dipende dal pieno rispetto delle garanzie fondamentali: gli Stati restano infatti vincolati agli obblighi previsti dal sistema comune di asilo. In mancanza di tali condizioni, il trattenimento rischia di diventare illegittimo.

Quindi la risposta arrivata dall'Ue, sul quesito di base del procedimento, è che l’accordo tra Italia e Albania può essere compatibile con il diritto UE, ma solo a determinate condizioni molto stringenti.

Meloni ai magistrati: "Due anni persi per letture giudiziarie infondate"

La maggioranza di governo ha salutato come una vittoria il parere dell'avvocatura generale UE che "conferma la validità" del modello Albania e che "dà ragione al governo".

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Una notizia importante, che conferma la validità della strada che abbiamo indicato e quanto siano costati all’Italia due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate, 

scrive sui social Giorgia Meloni, riferendosi al braccio di ferro tra governo e magistratura che di fatto ha portato ad un blocco dell'operatività dei due cpr in Albania, con l'annullamento da parte dei giudici di tutti i trasferimenti disposti dal governo.

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Noi, intanto, andiamo avanti. Perché sul contrasto all’immigrazione illegale servono serietà, coraggio e soluzioni concrete,

si legge ancora nel messaggio della presidente del Consiglio.

Sullo stesso le dichiarazioni degli esponenti di Fratelli d'Italia che proprio nei giorni scorsi si sono recati in Albania per visitare il centro di Gjader.

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Mentre la sinistra e le toghe rosse tifavano per il fallimento dell’accordo Italia-Albania per la gestione dei migranti, l’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea ne sottolinea invece il pieno rispetto del diritto.

Ha dichiarato in una nota il vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Massimo Ruspandini.

Il ministro per gli Affari Europei, Tommaso Foti, osserva:

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“Sul protocollo tra Italia-Albania il parere dell’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea dà ragione al governo Meloni, riconoscendo infatti la compatibilità dell’accordo e dei Cpr realizzati con la normativa europea sul rimpatrio e l’asilo.

Il vicepresidente vicario dei senatori di FdI, Raffele Speranzon, infine dice:

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Dispiace per chi vorrebbe riempire l’Italia d’immigrati, ma con il governo Meloni la difesa dei confini è una priorità”.

E' vero che la Corte Ue ha dato ragione al governo Meloni?

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea non si è ancora pronunciata sul merito della vicenda in sé, finora esiste solo il parere dell’avvocato generale Nicholas Emiliou, che non è vincolante.

Inoltre, quel parere non dà una “ragione piena” al governo italiano. Piuttosto afferma che l’accordo tra Italia e Albania può essere compatibile con il diritto UE, ma solo a determinate condizioni.

Il punto centrale è che i centri in Albania sono ammissibili solo se vengono garantiti integralmente i diritti dei migranti, come assistenza legale, accesso ai giudici, tutele per i vulnerabili e condizioni dignitose.

Quindi, la Corte UE (tramite l’avvocato generale) apre alla possibilità del modello italiano, ma con forti limiti e garanzie che saranno decisive nel giudizio finale europeo.

 

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