Meglio non rispondere che rendere pan per focaccia. Ne è convinto Vittorio Feltri che oggi, sul Giornale, torna sulle offese contro Giorgia Meloni e l'Italia del propagandista russo Vladimir Soloyev.
Per il direttore, "rispondere a certa gente significherebbe riconoscerle una dignità che non possiede".
Ma non solo: parlando di lui, Feltri si è smarcato anche dal segretario del partito a lui più vicino, Matteo Salvini (Feltri è un consigliere regionale della Lombardia in quota Lega).
Il segretario del Carroccio ieri ha tenuto a specificare che Solovyov parla a titolo personale, è un "soggetto privato" che nulla ha a che vedere con Putin.
Feltri, invece, su di lui scrive questo:
E questo potere politico, ricorda sempre Feltri, "da anni attacca l'Europa, la Nato, l'Occidente, e naturalmente tutti quei governi che, come quello italiano, sostengono l'Ucraina nella sua resistenza all'aggressione russa".
A Salvini fischieranno le orecchie.
Vittorio Feltri non cita mai Matteo Salvini che, ieri, insieme a Roberto Vannacci, si è beccato anche un "traditore della Patria" da parte di Carlo Calenda. Però fa capire che, a differenza sua, pensa che Solovyev non sia un semplice "soggetto privato", bensì una delle voci del regime di Mosca.
A tal proposito, Feltri la mette così:
Beh: questi sono principi che Salvini non ha mai declamato con altrettanta chiarezza.
In ogni caso, per il direttore Feltri, Giorgia Meloni ha fatto bene a non rispondere direttamente al propagandista russo ma a far muovere ufficialmente il suo governo: il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l'ambasciatore russo alla Farnesina per chiedere chiarimenti:
Giorgia Meloni, allora, per Feltri, "ha reagito nel modo migliore possibile: con compostezza, con misura, con quella eleganza che è propria di chi non ha bisogno di abbassarsi al livello dell'avversario per affermare la propria posizione".