I ministri degli Esteri dell'UE hanno respinto la proposta di sospendere l’accordo di associazione con Israele. La decisione riflette le divisioni interne al blocco e la difficoltà di raggiungere un consenso su misure più incisive nel contesto della crisi in Medio Oriente. Pur escludendo, almeno per ora, una revisione dell’intesa, Bruxelles mantiene aperto il confronto su possibili iniziative alternative.
I ministri degli Esteri dell’UE hanno respinto, il 21 aprile 2026, la proposta di Spagna, Irlanda e Slovenia di sospendere l’accordo di associazione tra l’Unione e Israele.
In vista della riunione del Consiglio Affari Esteri del 21 aprile, i ministri degli Esteri di questi tre paesi hanno firmato una lettera indirizzata all’Alto rappresentante per gli affari esteri dell’UE, Kaja Kallas, che riguarda la situazione in Medio Oriente.
"Sono necessarie azioni decise e immediate, e tutte le opzioni devono rimanere sul tavolo. L'Unione europea non può più rimanere a guardare", hanno dichiarato nella lettera.
Per approvare una sospensione totale dell’accordo serve l’unanimità di tutti e 27 gli stati membri del blocco. Per approvare una sospensione parziale, invece, basta una maggioranza qualificata, ovvero almeno il 55 per cento degli stati membri e il 65 per cento della popolazione dell’Unione Europea.
Il risultato era già considerato prevedibile, dato che non ci si aspettava che diversi stati membri più grandi del blocco sostenessero la proposta.
Anche se la sospensione degli scambi commerciali preferenziali con Israele non ha trovato il sostegno dei ministri degli Esteri del blocco, Kallas ha dichiarato che ci saranno nuove discussioni, tra cui l’esame di una proposta avanzata da Francia e Svezia per introdurre dazi doganali sui prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati. Questi ultimi non rientrano, invece, nell’ambito di applicazione dell’accordo di associazione.
"Non possiamo perdere di vista Gaza e la Cisgiordania", ha affermato Kallas durante una conferenza stampa.
L’accordo di associazione tra Unione Europea e Israele rappresenta il quadro principale delle relazioni politiche e commerciali tra le due parti.
L’intesa consente a Israele di beneficiare di un accesso privilegiato al mercato europeo e contiene una clausola sui diritti umani, prevista dall’articolo 2, che stabilisce il rispetto dei principi democratici come elemento essenziale dell’accordo.
Proprio questa disposizione viene indicata come base legale dai paesi che hanno avanzato la proposta.