C’è un aspetto che colpisce da subito ne Il delitto del 3° piano di Rémi Bezançon e non è l’omaggio esplicito al cinema di Hitchcock. Sì, perché la pellicola, seppur citi da subito La finestra sul cortile (1955), sviluppandosi con dinamiche volutamente simili, in verità si rispecchia molto in Misterioso omicidio a Manhattan (1993). Per gli estimatori delle opere di Allen, il richiamo è lampante. Il duo Casta–Lellouche, nei panni di Colette e François, risollevano la loro unione matrimoniale condividendo un’indagine improvvisata, a proposito di un presunto assassinio di cui nessuno ha certezza, proprio come accade a Carol e Larry di Diane Keaton e Woody Allen.
Lo svolgimento narrativo ha troppe analogie per essere un caso e lo stesso regista, durante alcune interviste, ne ha fatto menzione. L’elemento ricorrente del ristorante cinese poi, è un ulteriore indizio che porta dritto dritto verso la filmografia del cineasta newyorkese. Ma ciononostante non si può definire un plagio, piuttosto un rimando intenzionale che riscalda lo spettatore, facendolo sentire da subito in un piacevole clima di familiarità.
Per Rémi Bezançon il successo è arrivato nel 2008, con l’uscita del suo secondo lungometraggio Le Premier Jour du reste de ta vie, accaparrandosi diversi premi e nomination in svariati festival. Le sue sceneggiature e lo stile registico prediligono da sempre una minuziosa attenzione verso l’introspezione dei personaggi, non in maniera corale, ma focalizzandosi sulle singole individualità. Con Il delitto del 3° piano questo particolare non manca, ma Bezançon sembra aver voluto cambiare registro per esplorare un genere nuovo, mai sperimentato prima, addentrandosi nel giallo e nel thriller psicologico, senza abbandonare la sua grande passione per il racconto delle realtà familiari e di coppia.
François (Gilles Lellouche), scrittore di gialli in crisi, vive con la compagna Colette (Laetitia Casta), docente universitaria di storia del cinema, in un palazzo prestigioso di Parigi. Al terzo piano della scala di fronte si trasferiscono Yann Kerbec (Guillaume Gallienne), attore drammatico di scarso successo, e la moglie Nathalie (Jenna Knafo), proprietaria di un teatro. Dopo aver assistito a un’accesa discussione coniugale, osservandola dalla finestra, Colette si convince che Yann ha ucciso la consorte, occultandone anche il cadavere. Costringendo François a partecipare, i due daranno inizio a una bislacca indagine casalinga.
Come ne La finestra sul cortile, il film si sviluppa prevalentemente all’interno di spazi chiusi, dando modo ai protagonisti di viaggiare con la fantasia, lanciandosi in un’avventura ad alta tensione direttamente nell’intimità delle proprie mura domestiche. Il delitto diventa occasione di riscoprirsi innamorati e amanti in quello che invece pareva essere un rapporto esausto.
Certo, Misterioso omicidio a Manhattan, per quanto sia una delle commedie meno impegnate di Allen, vanta la solida comicità dei suoi tipici dialoghi brillanti. La qualità, in questo senso, è imparagonabile. In Il delitto del 3° piano tutto è gradevole e tiene compagnia, ma non può reggere il confronto con uno dei mostri sacri (e purtroppo anche non sacri, viste le accuse subite che ne hanno distrutto la reputazione) dell’umorismo cinico.
Infine, ahimè, verso le battute finali Bezançon è scivolato nel grottesco e nell’assurdo, forse nel tentativo di strappare qualche risata in più. Ma nel complesso l’ho trovata un’opera molto godibile e divertente. 3,5 stelle su 5.